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George Russell la pole del Gran Premio d’Austria 2026 di Formula 1 se l’è presa per 22 secondi e con una buona dose di astuzia. Se il crono che gli è valso la partenza al palo al Red Bull Ring non è stato cancellato, è perché nel momento in cui Russell è transitato in curva 9 dopo lo schianto di Max Verstappen sventolava una singola bandiera gialla e non la doppia, che avrebbe comportato la cancellazione del tempo in caso di miglioramento. E a fare la differenza con Andrea Kimi Antonelli in questo caso è stata l’esperienza.
Antonelli ai giornalisti presenti in pista ha spiegato di aver commesso un errore di valutazione, rallentando troppo nella convinzione che ci fosse una doppia bandiera gialla in curva 9. Ha detto di aver avuto difficoltà nel vedere il commissario di pista a causa del sole, ma probabilmente ci sono state anche delle incomprensioni – o meglio, una comunicazione non esattamente efficace – con il suo ingegnere di pista, Peter Bonnington. Il “yellow, yellow” di Bono deve aver confuso Kimi, che aveva anche la doppia bandiera gialla sulla dashboard del volante.
Al netto di queste incomprensioni, vale la pena di chiedersi se la decisione da parte dei commissari sia stata corretta. Con una monoposto a muro, spesso è stata esibita la bandiera rossa, mentre in questo caso si è optato per la doppia gialla. Sono scelte a discrezione del direttore di gara, che questa volta è stato meno conservativo di altre. La domanda più filosofica, però, riguarda la liceità di una pole position colta con la bandiera gialla per una monoposto a muro. Ma se i commissari hanno stabilito che Russell ha rallentato a sufficienza, c’è poco da fare.
Al netto dell’episodio che ha condizionato il finale della qualifica al Red Bull Ring, la lotta sul giro secco ha dimostrato che la Mercedes fa ancora la differenza sulla Ferrari a livello di velocità sul dritto, anche con l’introduzione del propulsore aggiornato grazie all’ADUO. A Maranello erano consapevoli che questa soluzione, pur efficace, non avrebbe potuto spostare troppo. Il discorso potrebbe essere diverso una volta introdotto lo step successivo, tra Zandvoort e Monza. Ma per ora il team ufficiale della Stella a tre punte impera su questo fronte.
È giusto operare un distinguo tra la Mercedes e la McLaren, perché a parità di motore la scuderia di Woking continua ad arrancare. Non è solo questione dell’integrazione della power unit con il telaio, ma anche di altri fattori, come il drag. E in ogni caso la MCL40 continua anche a pagare la mancanza di carico, che rende la vettura molto nervosa, con un posteriore difficile da controllare. È una caratteristica che pesa molto su una pista su cui è importante trovare il giusto ritmo, la giusta fiducia nel mezzo. Gli aggiornamenti arriveranno, ma ci vorrà del tempo. E il tempo è una risorsa molto preziosa in F1.
Tornando alla Ferrari, la SF-26 resta la vettura più efficace in curva. Ma il deficit sul dritto continua a pesare. Resta anche da capire come la Rossa e le sue avversarie gestiranno il potenziale surriscaldamento delle componenti vitali della monoposto, a cominciare dalla power unit. La rarefazione dell’aria, unita al caldo infernale di questi giorni in Stiria, crea un cocktail potenzialmente esplosivo, specialmente all’alba di un nuovo ciclo tecnico, con i motori ancora fragili nella loro infanzia.
Sono questioni che diventano secondarie per Max Verstappen, diventato il casus belli delle polemiche del sabato in Stiria con uno schianto contro le barriere che ha vanificato il potenziale del massiccio pacchetto di aggiornamenti che la Red Bull ha introdotto per il weekend di gara in casa. Per quello che si è visto oggi, dopo un venerdì da incubo, l’upgrade ha sortito i suoi effetti, riportando la Red Bull vicina alle rivali inseguitrici di una Mercedes che oggi ha tirato la stoccata decisiva con il pilota meno incisivo finora in questa stagione.