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Sembrava una qualifica del Gran Premio d’Austria 2026 molto tranquilla. Gli ultimi minuti del Q3 hanno scatenato il puro caos con Max Verstappen che ha perso il controllo della sua Red Bull all’ingresso della curva 9, finendo poi nelle barriere. La direzione gara ha esposto la bandiera gialla mentre George Russell completava il terzo settore. Solo successivamente, per 22 secondi, la doppia è entrata in gioco, confermando così il giro che gli è valso la pole position. Un risultato controverso ma che serviva al britannico per il suo umore dopo un inizio complicato, sempre alle spalle del compagno di squadra Andrea Kimi Antonelli che ha preferito alzare il piede.
Perché in quel motorsport fatto di millesimi e telemetrie esasperate, a volte nemmeno i piloti sanno da dove nasca la magia. "Se avessi la risposta, saremmo in pole ogni settimana", ammette un Russell visibilmente sollevato ma quasi incredulo al termine della qualifica di Spielberg. Il pilota della Mercedes ha vissuto una sessione sulle montagne russe, rischiando persino l'eliminazione in Q2, prima che tutto si allineasse nel secondo tentativo della fase finale. "Giovedì avevo detto che quando la macchina fa 'click' e le gomme entrano nella finestra d'utilizzo perfetta, un'enorme quantità di tempo sul giro viene fuori dal nulla".
Una prestazione nata da piccoli dettagli, modificando leggermente il modo di scaldare le mescole nel giro di lancio e togliendo un pizzico di carica dall’ala anteriore. Interventi minimi che hanno innescato una vera e propria spirale virtuosa: "Quando azzecchi curva 1 e passi forte ma senza far scivolare la vettura, mantieni basse le temperature delle gomme. Così arrivi alla curva successiva con più grip, vai ancora più forte e le gomme restano di nuovo fresche. È una catena positiva. Al contrario, se sbagli la prima curva, entri in un loop negativo". Nel secondo tentativo della Q3, i parziali di George parlavano chiaro: un decimo e mezzo guadagnato in curva 1, un altro decimo e mezzo in curva 3, e ancora un altro decimo e mezzo in curva 4.
Un click mentale arrivato anche grazie a un team radio di Toto Wolff che lo invitava, già dalla Q2, a resettare tutto e a godersi semplicemente la guida. Niente pressioni, niente ossessioni da "overdriving", quel vizio tipico dei piloti che, quando si vedono infliggere due o tre decimi dal compagno di squadra, tendono a spingere oltre il limite fisico della vettura ottenendo l'effetto opposto. "Quando le cose non vanno come vorresti, vuoi sempre fare di più. Dire al tuo cervello di frenare cinque metri prima non è naturale per noi, ma a volte è l'unico modo per andare più forte. Con Toto parliamo ogni giorno. Quei messaggi a metà sessione, che a voi da fuori con l'accento austriaco possono sembrare degli ordini, per me significano molto. Mi ricordano che il mio capo ha il 100% di fiducia in me, mi riportano alle nostre conversazioni private e mi ricordano che non ho dimenticato come si guida".
Il finale del Q3 porta con sé la scia delle polemiche per quella bandiera gialla esposta mentre la Red Bull numero 1 era già a muro. Russell difende la legittimità della sua pole con la freddezza del direttore della GPDA, spiegando la dinamica dal suo abitacolo: "Ho fatto un grande 'lift', ho alzato il piede per cento metri prima della curva, perdendo tantissimo tempo. In quel punto la visuale è ampia, e trattandosi di una singola gialla ero certo che non ci fossero pericoli immediati. Appena ho girato il volante ho visto la bandiera verde davanti a me. La macchina di Max non l'ho proprio vista, la via di fuga è profondissima, pensavo fosse riuscito a ripartire ed è stato solo guardando i replay dopo la sessione che mi sono accorto che era contro le barriere. La singola gialla era la decisione corretta, il buon senso ha prevalso. Con la doppia gialla c'è un pericolo immediato, ma con la singola e un rallentamento del genere non perdi mai il controllo. Max è finito a muro solo perché stava attaccando e ha perso la vettura".
Una pole che per George ha il sapore di una catarsi dopo il severo confronto interno con Andrea Kimi Antonelli. "Questa è l'ottava gara del campionato ed è la mia quarta pole, anche se finora non sono mai riuscito a convertirle in un grande risultato la domenica. In momenti come questo la fiducia si reinstaura. Charles Leclerc lo diceva poco fa: l'anno scorso aveva una fiducia tale nella macchina da poterla spingere al limite in ogni sessione sapendo esattamente cosa avrebbe fatto. Per entrambi quest'anno è stato difficile, ma non abbiamo dimenticato come si guida. Kimi sta facendo un lavoro straordinario ogni giorno, ma ho la certezza assoluta, al 100%, di poterlo battere. Devo solo trovare questo 'click' con continuità, come ho fatto oggi, a Montreal, a Barcellona, in Canada o in Cina. La sfortuna non può durare per tutta la stagione, i risultati arriveranno".
La domenica del Red Bull Ring si preannuncia infuocata, con le due Ferrari pronte a scattare alle sue spalle. "Le rosse sono super veloci e averle entrambe lì vicino sarà una sfida. Abbiamo visto il grande passo di Lewis Hamilton a Barcellona. Sarà difficile per loro sorpassarci nei rettilinei perché abbiamo un vantaggio di velocità di punta, mentre loro vanno più forte nelle curve. Se diversificheranno le strategie per metterci sotto pressione, sarà dura tenere la posizione". Senza dimenticare gli altri rivali: "Kimi sarà velocissimo, le McLaren sono parse molto rapide e poi c'è Max, che anche senza aggiornamenti sulla Red Bull era lì davanti. Abbiamo una fitta battaglia tra le mani, da ogni angolo". Ma per oggi, quel foglio dei tempi che lo vede davanti a tutti è il miglior antidoto contro i dubbi.