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“Che motore”, ha sibilato un pungente George Russell dopo essersi assicurato la vittoria nel Gran Premio d’Australia 2026 di Formula 1, all’alba di un discusso ciclo tecnico. Ma la doppietta colta dalla Stella a tre punte a Melbourne con il valente contributo del nostro Andrea Kimi Antonelli non è solo questione di hardware. La dimostrazione arriva dall’affanno della McLaren, che monta la stessa power unit della Mercedes. La competitività della W17 si gioca sull’efficacia del software nella gestione dell’energia, ma anche sulla solidità del pacchetto a livello telaistico e aerodinamico, evidente dall’ottima gestione delle gomme in gara.
L’efficacia aerodinamica nella nuova era tecnica della F1 non vale solo performance, ma è anche uno strumento indiretto di contenimento dei consumi. Non è un caso che l’aerodinamica attiva non venga considerata dai team dirimente in termini di performance, quanto proprio della gestione dell’energia. La parola chiave è integrazione: il pacchetto deve essere coeso, con un buon dialogo tra tutte le parti in causa. Come siano cambiate le sorti della McLaren lo si vede dal pesante graining accusato dal campione del mondo in gara Lando Norris. Fino a pochi mesi fa la gestione delle gomme era il fiore all’occhiello della McLaren, ora non più.
Come da previsioni, il turbo piccolo della Ferrari, che si traduce in una maggiore reattività, ma in una velocità di punta inferiore, ha costituito un vantaggio notevole in partenza. Charles Leclerc e Lewis Hamilton hanno volato, mentre le Mercedes sono andate in affanno. Ma la prontezza dell turbo XS della Ferrari è risultata determinante anche nelle prime fasi della corsa, a serbatoio pieno. È in questa circostanza che Leclerc, dopo aver preso fieramente la testa della gara, si è speso in una lotta serrata con Russell. Ma la danza di sorpassi e controsorpassi dovuta alla gestione dell’energia – chi passa finisce per essere in grande affanno – risulta artificiale. Non è frutto dei guizzi, dell’istinto del pilota. E in questo delle analogie con la Formula E, effettivamente, ci sono.
Al netto delle perplessità che suscitano i corpo a corpo in questa nuova era tecnica della Formula 1, la Virtual Safety Car causata dal ritiro di Isack Hadjar ha allungato moltissimo il secondo stint della Mercedes, facendo sì che la gestione delle gomme diventasse la priorità rispetto all’espressione della performance. È per questo motivo, con tutta probabilità, che l’effetto della notevolissima gestione dell’energia da parte della Mercedes è risultato decisamente inferiore su una pista che espone crudelmente i limiti del nuovo regolamento tecnico. L’equilibrio tra la gestione delle gomme e quella dell’energia è uno dei fattori di questo ciclo che andremo a comprendere meglio con il tempo.
Antonelli, dal canto suo, è stato autore di una gara solida dopo un sabato da montagne russe. E forse proprio la progressione di Kimi ieri è l’aspetto più spaventoso. Senza aver lavorato sull’assetto, è sceso in pista in qualifica e si è preso la prima fila con una monoposto “grezza”, se così vogliamo definirla. Per il giovane talento della Mercedes c’è stato un brivido in partenza con la batteria a zero, ma è riuscito a uscire dalle sabbie mobili di uno start complicato sfruttando al meglio una vettura con cui può e deve puntare in alto.
Che la Ferrari sia riuscita a contenere il distacco dalla Mercedes su una pista che premia la velocità di punta – e su cui la gestione dell’energia è prioritaria – è un buon segnale. Così come lo sono i guizzi di Lewis Hamilton, decisamente competitivo, ma soprattutto coriaceo oggi. Si è rivista la sua capacità di gestire le gomme in una gara che ha concluso al photofinish con il compagno di squadra. Con una vettura più piccola e più agile, Lewis si trova decisamente a suo agio, a tutto vantaggio della sua performance in pista. Sull’economia della gara della Rossa, comunque, potrebbe aver pesato la scelta di non fermare i piloti in regime di VSC. Forse seguire il suggerimento di Hamilton di diversificare la strategia avrebbe cambiato il volto di questa gara.
Il weekend di gara di Melbourne ha restituito un’immagine dei valori in campo simile a quella che avevamo ipotizzato dopo i test, con la coppia Mercedes-Ferrari davanti al duo Red Bulll-McLaren. Detto dei problemi di integrazione della McLaren campione del mondo costruttori in carica, è difficile offrire una valutazione di una Red Bull che accusa dei problemi tecnici relativi alla power unit con badge Ford. Hadjar oggi non ha potuto capitalizzare la sua straordinaria qualifica di ieri, e Max Verstappen si è visto costretto a recuperare dalle retrovie dopo l’errore di ieri, certo non dipeso da una sua mancanza.
È andata decisamente peggio a Oscar Piastri, finito a muro mentre si stava andando a posizionare in griglia. Le monoposto di questo regolamento tecnico possono far sembrare ingenui i piloti, con il cambio di paradigma nella guida che richiedono. Così come Antonelli ieri, anche Piastri oggi è stato colto di sorpresa dalla coppia immediata data dall’elettrico quando si interviene sul pedale dell’acceleratore. Sono errori di gioventù che andranno a scomparire col tempo. A proposito di giovinezza, tanto di cappello ad Arvid Lindblad, convincente al debutto assoluto in F1. Sono dei professionisti consumati, i talenti che approdano oggi nel Circus. Ma il vero potenziale si vede sulla costanza di rendimento.
Sarà così anche per le scuderie, in un mondiale che per forza di cose vedrà una forte evoluzione delle monoposto, ma anche un progressivo aumento della comprensione di un pacchetto che oggi è ancora tutto da scoprire. Tra sette giorni si correrà in Cina, una pista completamente diversa da quella di Melbourne. Un tracciato che potrà darci una misura diversa delle potenzialità dei due team che sembrano destinati a lottare al vertice. Nella speranza che con il passare dei GP questa Formula 1 cominci a restituire un’immagine meno artificiosa di quella mostrata in Australia.