F1. Troppo veloce per vincere: ecco perché Lando Norris si è dovuto arrendere a Kimi Antonelli a Madrid

F1. Troppo veloce per vincere: ecco perché Lando Norris si è dovuto arrendere a Kimi Antonelli a Madrid
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Lando Norris non ha vinto il Gran Premio di Spagna 2026 di Formula 1 perché si è rivelato troppo veloce. Ecco da dove nasce il paradosso che a Madrid ha consegnato la vittoria ad Andrea Kimi Antonelli
13 settembre 2026

Lando Norris a Madrid è stato troppo veloce per vincere. È questo il paradosso che ha servito sul piatto d’argento ad Andrea Kimi Antonelli il successo nel Gran Premio di Spagna 2026 di Formula 1. Non facciamo un torto a Kimi se facciamo notare che il passo espresso dal campione del mondo in carica nel corso della gara era meritevole di quella vittoria che gli è scivolata dalle mani per colpa della Virtual Safety Car causata da Lance Stroll dopo una quindicina di giri. Norris era passato da pochi secondi dall’ingresso della pitlane quando la neutralizzazione è cominciata, e non ne ha potuto approfittare.

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Quando Lando è rientrato per la sua sosta, il regime di Virtual Safety Car era appena finito, e si è ritrovato in zona podio, ma lontano dalla vittoria. Sulla pista di Madrid sorpassare si è rivelato praticamente impossibile. Non conveniva nemmeno restare nell’aria sporca di chi precedeva, tanto difficile era approfittare della vicinanza per farsi strada. Con il rischio di andare a surriscaldare ulteriormente freni messi in ginocchio in una rovente domenica pomeriggio spagnola, era semplicemente meglio evitare.

Lando, però, era assolutamente il pilota più veloce in pista. Merito del suo senso per queste vetture con una deportanza inferiore rispetto al passato, che è capace di sfruttare al meglio anche e soprattutto quando il grip diventa proibitivo. In molti attribuiscono l’ottima forma di Norris quest’anno alla sicurezza dovuta al titolo mondiale ottenuto nel 2025. Ma la verità è che la sua resilienza emotiva in pista – così l’ha chiamata Andrea Stella, fine osservatore dei suoi piloti – si accompagna anche a un vantaggio tecnico in termini di pilotaggio.

Il Norris che vediamo oggi è nettamente migliore rispetto al pilota che ha vinto il titolo nel 2025. E ad ammettere che si meritasse la vittoria oggi è stato lo stesso Kimi Antonelli. Il leader del mondiale non è il tipo di pilota che ama i successi regalati. Vuole conquistarseli sul campo, con quel piglio volitivo che lo spinge a dare tutto anche nelle tornate finali, quando potrebbe tirare i remi in barca. Ma forse questa è anche la sua unica debolezza rimasta. È questa foga che l’ha spinto nella ghiaia a Monza e che lo fa ancora incappare nei track limits.

Ma è nulla in confronto alle difficoltà di George Russell, che oggi ha subito pure l’onta di essere superato da Antonelli per il numero di vittorie in carriera. Vista la progressione di questa stagione, era solo questione di tempo. Russell non riesce in alcun modo a esprimersi ai livelli di Antonelli, e a volte pare pure mancare di lucidità. Lo si è visto nel momento in cui ha chiesto al suo ingegnere di pista se potesse tagliare il traguardo senza un’altra sosta continuando a sfruttare delle gomme medie che non sarebbero mai durate 40 giri. Avrebbe dovuto cercare di rispondere alla vittoria straripante di Antonelli a Monza, e invece non è nemmeno salito sul podio.

Lo stesso vale anche per Charles Leclerc, costretto ad accontentarsi del quarto posto dopo una gara in cui ha estratto tutto il potenziale delle hard, con uno stint monstre da oltre 40 giri condotto nella speranza che arrivasse una bandiera rossa a liberarlo dal giogo di un pit stop per il cambio mescola obbligatorio. Così non è stato, e Leclerc si è ritrovato alle spalle di un Max Verstappen arrembante a inizio gara con le rosse e rassegnato per il resto di una corsa che è stata una processione senza mordente.

È andata decisamente peggio a Lewis Hamilton, il cui GP è praticamente finito prima di iniziare. Il pedale del freno troppo lungo era il nefasto presagio di un problema che non era risolvibile dal muretto, e che ha reso la sua Ferrari SF-26 ingovernabile. Ha baciato le barriere, prima di doversi arrendere per evitare schianti ben più pesanti di questo. Oggi la SF-26 aveva il passo per un risultato di rilievo, ma per un motivo o per l’altro il potenziale non è stato espresso. E il divario in entrambe le classifiche si amplia ulteriormente, dopo un filotto di gare in cui la Rossa non è riuscita a massimizzare il risultato. È avvilente, per una scuderia che sembrava poter essere la principale rivale di una Mercedes temporaneamente più vulnerabile per via della mancanza di aggiornamenti.

Sono questi i verdetti di una gara noiosa, senza mordente, su una pista francamente rivedibile in termini di layout. I piloti su questo sono concordi e compatti. Individuano in curva 5 il cambio di direzione con il più grande potenziale di miglioramento. E pur con le costrizioni di un polo fieristico, si poteva e si doveva svolgere un lavoro più puntuale per non costringere i piloti a una processione noiosa. Come a Monaco, ma senza il fascino del Principato. È su questo tracciato senza possibilità di sorpasso che Norris, pure con il passo migliore, si è ritrovato bloccato come un leone in gabbia, mentre Antonelli si involava verso il successo. 

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