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Da quando il sipario è calato sull’appuntamento di Silverstone, il nome di Max Verstappen è perennemente sulla bocca di tutto il paddock. A due appuntamenti dalla fine della pausa estiva e con la clausola che lo libererebbe da Red Bull ancora attiva, il suo futuro è più in bilico che mai. A Spa-Francorchamps, fantastico scenario del Gran Premio del Belgio 2026 di Formula 1, è inevitabile che l’argomento del giorno siano le voci di mercato che vedono l’olandese pronto a unirsi alla McLaren.
Con il suo tipico atteggiamento pragmatico, Max Verstappen ha voluto eclissare l’argomento. Lo aveva detto già a Silverstone; l’ha ribadito anche qui in Belgio. A chiara domanda su cosa pensasse delle varie speculazioni, ha risposto: “Nulla”. Un chiaro modo per chiudere l’argomento, ma con un sorriso sul volto. E non sarà una posizione che cambierà a breve perché non ha fissato alcuna data di scadenza per prendere decisioni sul suo futuro, “perché da parte mia non c’è nulla da dire”, ha aggiunto ancora. “Ho detto che non c'è nulla da dire”, ha ribadito ancora quando gli viene chiesto se sia completamente concentrato su quanto sta accadendo all’interno del team in questa prima stagione con il nuovo regolamento tecnico.
La Red Bull, pur avendo il miglior motore endotermico – rivelato dalle indiscrezioni sull’ADUO che sono state comunicate in via ufficiosa solamente ai team –, non riesce a estrarre il massimo del potenziale dalla sua monoposto. La RB22 ha una ristretta finestra d’utilizzo, e anche quando il set-up è messo a punto, ci sono problemi con l’erogazione della potenza e con la scalata, entrambe caratterizzate da un’inconsistenza che sta mettendo Max Verstappen in una situazione complicata. Lui ci sta provando, ma per il momento la luce in fondo al tunnel sembra lontana. E questa negatività circa il futuro delle performance del team si ripercuote giustamente anche sulla sua fiducia nei confronti di Milton Keynes. Da qui le voci di un imminente possibile addio. “No, guardiamo solo al futuro”, risponde ancora Max quando gli viene chiesto se sia preoccupato della situazione in Red Bull.
“Stiamo cercando di risolvere i problemi attuali che abbiamo sulla vettura, ma è una discussione molto aperta. E sì, a volte si è un po' delusi o arrabbiati dopo una gara, ma ad esempio, dopo Silverstone, torni a casa, ti azzeri e mercoledì ero di nuovo in fabbrica per preparare i weekend successivi. È così che ho sempre lavorato in tutti questi anni insieme. Naturalmente, in alcuni anni si è solo un po' più competitivi rispetto ad altri. Ma in termini di approccio e di come lavoriamo come squadra, non cambia nulla”. A pesare sulla Red Bull è la fuga di cervelli da Milton Keynes che prosegue con Michael Manning, ormai ex membro chiave del team di ingegneri dell’olandese che si unirà presto alla Williams. “Le persone vanno e vengono. Penso che a volte faccia parte del processo; a volte vorresti che le persone rimanessero, potenzialmente sì. Ma penso che a volte la vita e lo sport vadano così. E sì, bisogna solo andare avanti, cercare di trovare anche nuovi talenti, il che è una cosa che si fa continuamente. Ed è quello che facciamo”.
L’assenza che più peserà al muretto box di Max è sicuramente quella di Gianpiero Lambiase che a partire dal 2028 vestirà i panni della McLaren. Un addio che potrebbe portare a una clamorosa mossa di mercato con Verstappen in direzione Woking. “Non voglio stare qui a dire sì o no, e questo e quello sul mio futuro. Ho già detto molte volte che se ci fosse qualcosa di nuovo, lo direi io stesso”, ha sottolineato ancora una volta rispondendo alle varie indiscrezioni sul suo futuro. Se non fosse che la domanda che gli è stata posta è “guiderai per la Red Bull nel 2027?”. E questo suo pragmatismo, senza alcuna certezza offerta alla Red Bull dinanzi ai media, inizia a indispettire anche i vertici della squadra che hanno tentato di comprare a suon di milioni la clausola rescissoria che lo liberebbe dal team austriaco qualora non occupasse una tra le prime tre posizioni alla vigilia della pausa estiva. E per il momento Max è addirittura settimo.
La lealtà dimostrata finora nei confronti della Red Bull, infatti, inizia a non bastare al management di Milton Keynes. “È semplicemente un rapporto che costruisci nel corso degli anni, le cose che la squadra fa per te e le cose che tu fai per la squadra. Con la Red Bull è sempre andata benissimo. Naturalmente, da parte mia, è come una seconda famiglia”, ha risposto Max. Ora a fare da ponte tra lui e i piani alti di Red Bull c’è Laurent Mekies, team principal da un anno. “Sta andando davvero bene, vado d'accordo con Laurent. Parliamo molto in pista, ma anche fuori. Penso che il rapporto che ha all'interno della squadra sia fantastico. Per me è tutto molto positivo e penso sia sempre bello poter discutere di molte cose con il proprio team boss. Quindi, da questo punto di vista, sono molto felice. È tutto molto aperto e trasparente”.
Mettendo da parte l’aspetto politico di questa Silly Season pronta ad animare le ultime due settimane prima della pausa estiva, Verstappen ha tratto un primo bilancio di aspettative in vista dell’appuntamento di Spa-Francorchamps, una delle sue piste preferite. “Vediamo domani, a essere onesti. Voglio dire, non so come ci comporteremo. È molto semplice, davvero”. A complicare il bilancio, l’incostanza della RB22, molto competitiva in Austria e deludente a Silverstone. “Ed è per questo che non so bene cosa aspettarmi qui. Quindi è meglio non pensarci troppo e scendere in pista e basta”. Inoltre, dopo gli incidenti del Q3 a Spielberg e quello in casa in Inghilterra, la Red Bull ha deciso – per motivi di sicurezza – di tornare indietro con la vecchia specifica d’ala, accantonando quella che si ribalta che avevano introdotto da Miami in poi. “Penso che ormai sia abbastanza ovvio”, ha aggiunto Max riferendosi al motivo di questo dietrofront. “Torneremo a quella vecchia e poi vedremo quando la nuova o l'ultima versione sarà di nuovo pronta per essere utilizzata da noi”.
Verstappen non ha perso l’occasione di rivolgere parole al miele a Kimi Antonelli, attuale leader della classifica piloti. “Penso che già quando era sui kart si vedesse che era uno dei talenti più brillanti”, ha spiegato. “Poi, ovviamente, si cresce dalle categorie junior a quelle senior. Penso che una cosa molto impressionante, che dico sempre che i piloti dovrebbero fare prima di passare alle auto, sia fare almeno qualche gara nella categoria con il cambio per imparare a usare le marce, a correre e a fare le partenze. Credo che alla sua prima gara si sia piazzato subito tra i grandi nomi del karting. A quell'età così giovane si vede il talento puro. Poi, ovviamente, il percorso è continuato sulle monoposto, facendo anche un salto piuttosto rapido in Formula 1. È normale che al primo anno si commettano certi errori. Penso che li facciamo tutti. Naturalmente, quando guidi per un top team, la cosa viene sempre evidenziata un po' di più, ma per me non c'è mai stato dubbio che l'anno successivo avrebbe fatto un salto in avanti e sarebbe stato molto più costantemente competitivo. È normale nella progressione di un pilota. La stagione da rookie può essere piuttosto dura, ma al momento sta facendo un lavoro straordinario”.
E proprio come Kimi, anche Max ha debuttato molto giovane, a soli 17 anni, con tutti i primi riflettori del caso puntati addosso. “Immagino che nei primi anni, non avendo fatto molta esperienza in monoposto, si commettano alcuni degli errori che normalmente si dovrebbero fare in una categoria inferiore”, ha aggiunto, ricordando gli inizi della sua carriera. “Capire meglio le corse in auto, ciò di cui hai bisogno da una vettura in termini di setup. Probabilmente ho avuto quella curva di apprendimento in Formula 1 nelle mie prime due stagioni, direi una curva di apprendimento importante. Ma una volta che ti viene data l'opportunità, non puoi dire di no. Per me è stata la cosa giusta da fare. Ovviamente, la curva di apprendimento è un po' più ripida nei primi due anni, ma sono stato felice di affrontarla”, ha chiosato l’olandese.