Caos Red Bull-McLaren: Verstappen non è più ascoltato, Waché isola Lambiase e spunta l'incastro perfetto per Fornaroli in F1

Caos Red Bull-McLaren: Verstappen non è più ascoltato, Waché isola Lambiase e spunta l'incastro perfetto per Fornaroli in F1
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Frattura totale a Milton Keynes: Max Verstappen si sente inascoltato, Pierre Waché taglia fuori Gianpiero Lambiase e la McLaren studia il piano perfetto con Leonardo Fornaroli. Cosa sta succedendo in F1?
6 luglio 2026

È bastata la sua presenza nel paddock a far tornare la Red Bull in uno stato confusionale. Sarebbe meglio dire una polveriera a cielo aperto, lo stesso stato in cui Christian Horner l’ha lasciata un anno fa, quando è stato licenziato a sorpresa dalla dirigenza di Milton Keynes. Per il suo appuntamento di casa, il presidente della FIA Mohammed Ben Sulayem e il CEO della F1 Stefano Domenicali hanno voluto invitare l’ex numero uno della Red Bull a Silverstone. Una coincidenza, un’influenza nell’aria del Circus che ha fatto piombare la squadra e Max Verstappen in un profondo stato di crisi. Una crepa che Laurent Mekies farà di tutto per ricucire, ma con il mercato piloti pronto a esplodere e una RB22 “pericolosa”, oltre che poco performante, tutto può accadere.

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Ma riavvolgiamo il nastro per capire cosa c’è dietro al clima teso che si è respirato questo weekend a Silverstone nel box della Red Bull. Il progetto messo a punto per questa nuova era tecnica dal punto di vista motoristico sembra essere nato sotto le migliori stelle. Al debutto assoluto come motorista a Milton Keynes, con il supporto tecnico di Ford, è stata realizzata la miglior unità endotermica della griglia. La conferma è arrivata dai dati dell’ADUO che sono stati diffusi in occasione dell’appuntamento monegasco, in via ufficiosa, ai team. Nessuna comunicazione ufficiale è stata diffusa dalla Federazione, ma da quanto emerso l’ICE della Red Bull è il punto di riferimento del lotto. A questo, però, non si sposa un’architettura perfetta dal punto di vista dell’erogazione della potenza energetica, con la coppia che, spesso e volentieri, non risponde in maniera continuativa alle richieste del pilota alla guida. A ciò si aggiunge un cronico problema che la Red Bull si porta dietro dalla precedente era tecnica.

È da anni che nei team radio Max Verstappen lamenta la scalata della sua vettura. Una noia al cambio che si è ritrovata anche sulla RB22 nonostante il recente cambio regolamentare. A complicare lo scenario si inserisce la ristretta finestra di utilizzo dell’assetto della monoposto, che richiede un eccessivo lavoro di fino da parte del pilota stesso e del simulatore a Milton Keynes. Emblematica la situazione vissuta a Silverstone dove l’olandese, al termine della qualifica, aveva espressamente richiesto al suo box di infrangere il regime di parco chiuso per apportare modifiche al set-up. Questo comportava, ovviamente, partire dalla pit-lane. Una decisione drastica ma necessaria, a detta di Verstappen, perché “non ha senso correre in questo modo”.

Lo scontro sul Parco Chiuso: "Non ha senso correre così"

Tuttavia, al muretto della Red Bull sono stati di tutt’altro avviso, con Mekies che alla bandiera a scacchi ha spiegato: “Anche se sapevamo che non sarebbe stato piacevole affrontare la gara con un bilanciamento così imperfetto, ritenevamo comunque che ci avrebbe portato un risultato migliore rispetto a una partenza dalla corsia dei box con qualcosa di forse più performante”.

Non sono del tutto sicuro che avremmo potuto lottare per il podio prima del guasto se fossimo partiti dalla pit-lane”, ha aggiunto il team principal. Quel podio Verstappen lo aveva comunque arpionato grazie al suo puro talento alla guida. Ma dinanzi a una vettura “di merda, una schifezza” – parole di Max – e ingestibile in pista, anche un pilota di razza come lui ha dovuto alzare la bandiera bianca. Quello che preoccupa l’olandese, però, ora non riguarda solo le prestazioni pure della RB22, ma la sua sicurezza. Dopo l’incidente nel Q3 in Austria per un problema all’ala posteriore – anche lei basata su un concetto ribaltabile, simile alla Ferrari ma con funzionamento diverso – che non si è chiusa del tutto, una dinamica identica si è ripetuta anche a Silverstone. “Perdi un sacco di carico aerodinamico e finisci in testacoda fuori pista. Una volta va bene, ma due volte inizia a diventare pericoloso per me stesso, e ovviamente non voglio questo”, ha dichiarato lapidario al media pen, ai nostri microfoni, Verstappen.

"Una schifezza pericolosa": la furia di Max a Stowe

Che la RB22 fosse una belva indomabile sull'asfalto britannico lo si era capito sin dai primi giri del fine settimana. Problemi cronici di bilanciamento, una reattività imprevedibile in inserimento e quel fastidioso problema in scalata che toglieva fluidità alla guida dell'olandese. Nonostante questo scenario deficitario, Verstappen stava compiendo l'ennesimo capolavoro di gestione e consistenza, arrampicandosi fino alla terza posizione con le unghie e con i denti. Poi, l'improvvisa perdita del retrotreno all'ingresso della Stowe lo ha trasformato in un passeggero impotente. Sotto gli occhi della marea di tifosi della tribuna Lando Norris, l'olandese ha dato sfogo a tutta la sua furia, scagliando il volante fuori dall'abitacolo prima di incamminarsi verso il paddock.

Una reazione viscerale da parte di un pilota che sa che, nonostante le difficoltà tecniche di questa RB22, c’è ancora del potenziale da esprimere, come evidenziato dalla prestazione di Isack Hadjar. Da qui la sua ostinazione nel voler stravolgere tutto dopo le qualifiche. “L'intero fine settimana non sono stato felice del bilanciamento della macchina e accuso una mancanza di velocità di punta dal mio lato del garage. È stato lo stesso in gara. Se fosse dipeso da me, sarei partito dalla corsia dei box”, ha spiegato. Ma la Red Bull non gli ha voluto dare ascolto. Una frattura con il suo box che colpisce anche l’aspetto emotivo di un campione come lui: “Al momento, onestamente, non vedo l'ora di andare a casa e non pensare alla Formula 1”.

Dietro questo clima teso, in realtà, c’è molto più di una RB22 capricciosa e pericolosa. Mekies ha cercato di mascherare cosa veramente stia accadendo dietro le quinte, ma la polveriera Red Bull è pronta a esplodere nuovamente. “Ha ragione a non essere felice. È davvero spiacevole per i piloti essere traditi dalla vettura in curve ad alta velocità per due gare consecutive, sebbene per due motivi diversi. Ed è, su scala decisamente minore, estremamente spiacevole anche per noi come gruppo mandare i nostri piloti nella ghiaia. Quindi ha tutte le ragioni per essere scontento. Non ho dubbi sul fatto che, come squadra, metteremo in atto ciò che è necessario affinché questo non accada di nuovo, anche se questa volta abbiamo fallito. Prendiamo la cosa con la massima serietà possibile. Il minimo che Max possa provare oggi è l’infelicità”, le parole del team principal.

Il fattore Mekies e la clausola rescissoria che Max non vuole togliere

Lo stesso team principal che lo scorso anno è subentrato alla direzione della Red Bull dopo oltre vent'anni di “regno” di Christian Horner. Mekies è stato chiamato a Milton Keynes per riportare la serenità nella squadra e finora sembra aver svolto un ottimo lavoro. Come ha gestito la rimonta dell’olandese lo scorso anno, arrivando a soli due punti dal titolo piloti contro le McLaren, e come ha gestito il reparto tecnico e il progetto del motore con Ford, confermano quanto lo stile olistico del francese suoni una musica perfettamente accordata. E la serenità sul volto di Max Verstappen era visibile a un miglio di distanza. Ma quando un talento puro come l’olandese non viene ascoltato, la sinfonia si blocca improvvisamente. E si torna per l’ennesima volta a punto e a capo.

Siamo giunti quasi al giro di boa di questa stagione, la prima con il nuovo regolamento tecnico, e come ogni anno il mercato piloti riprende vita girando sempre attorno a un singolo nome: quello di Max Verstappen. Il suo contratto scade naturalmente alla fine del 2028. Cosa farà dopo non è ancora chiaro, perché questa nuova Formula 1 non gli va a genio; è chiaro fino a Marte. L’amore per le corse, però, lo tiene comunque ancora in pista. Tra una scorrazzata al Nürburgring con una Mercedes AMG GT3 e una sessione al simulatore, Verstappen continua a tenere duro a bordo delle monoposto. Sicuramente non resterà ancora per molto tempo nel paddock perché è stato chiaro fin dal principio: non vuole passare la sua vita in Formula 1. Nessuna saga alla Fernando Alonso per Max Verstappen. C’è molto altro fuori dal Circus, e lui non vuole farselo scappare, che riguardi le corse o meno.

La sua permanenza in Red Bull, però, potrebbe avere una durata minore rispetto a quanto sancito dal contratto. Perché proprio in quel contratto vi è una clausola che lui stesso si è rifiutato, di recente, di cancellare. Si tratta di un cavillo rescissorio che lo libererebbe dalla Red Bull se dovesse trovarsi, prima della pausa estiva, in una posizione al di sotto della top 3. E lui, al momento, occupa addirittura la settima. Per Mekies l’appuntamento di Spa sarà in salita, e difficilmente i soli punti dell’Ungheria – che dovrebbe essere una pista a favore della RB22 secondo il Team Principal – riusciranno a farlo risalire in ottica mondiale prima delle ferie. La Red Bull ha provato a rimuovere questa clausola – ha rivelato sulle pagine del De Telegraaf Erik van Haren, giornalista olandese molto vicino al clan Verstappen – ma Max avrebbe rifiutato. Il perché? Non si sentirebbe più parte integrante del progetto. Non essere più ascoltato come un tempo e il fatto che a Silverstone la squadra non l’abbia assecondato, infrangendo il parco chiuso per cambiare l’assetto, sono solamente una conferma concreta.

Sospetti nel box: perché Waché non parla più con Lambiase

La frattura tra i vertici di Milton Keynes e l’entourage Verstappen, in realtà, andrebbe avanti già da tempo e con radici ben più profonde. Prima di volare verso Spielberg, Max e il suo manager Vermeulen sono stati avvistati in sede a Milton Keynes “per discutere”, ma secondo Jonathan McEvoy del Daily Mail, l’entourage dell’olandese è impegnato anche su un altro fronte, quello McLaren. Ed è proprio per Woking che passa una parte del futuro del pilota. Gianpiero Lambiase entrerà ufficialmente a far parte della McLaren entro il 2028. Motivo per cui Pierre Waché, il direttore tecnico della Red Bull – come rivela sempre Erik Van Haren – avrebbe smesso di condividere con l’ingegnere di pista del numero #3 informazioni confidenziali della Red Bull, per il timore che possa involontariamente passarle ai rivali. Dunque, un clima di completa diffidenza che sfocia, poi, in una situazione instabile che non giova né al futuro di Max in Red Bull, né alla Red Bull stessa.

L'intreccio McLaren: Zak Brown sogna il super-team con Norris e Verstappen?

Tornando al mercato, Verstappen resta sempre al centro del dibattito del paddock. È risaputo che Toto Wolff farebbe carte false per averlo in Mercedes, ma a Brackley c’è una coppia di piloti giovani, cresciuti nel programma per i nuovi talenti, che promette bene per il futuro. Difficilmente l’austriaco si sbarazzerà di Kimi Antonelli e George Russell. Lo stesso vale per Andrea Stella in McLaren. McEvoy del Daily Mail ha riportato che ci sarebbero delle discussioni in corso tra Vermeulen e Zak Brown. Ma Verstappen, nel media day, ha voluto smorzare ogni possibilità con il solito pragmatismo: “Non ho intenzione di farmi coinvolgere in questo. Ho già detto quello che volevo dire in precedenza. Se c'è qualcosa di nuovo o qualcosa che cambia, lo saprete”, le sue parole alla vigilia di Silverstone. Poi il weekend è naufragato nella frattura con il box. D’altro canto, anche Stella ha voluto mettere le mani avanti: “Cosa direi a Verstappen? Di aspettare che la FIA introduca una terza macchina. Se un quattro volte campione del mondo bussasse davvero alla porta, lo prenderemmo come un segnale forte di grande attrattività e credibilità, come è stato il caso di Gianpiero, ma non adesso che abbiamo Norris e Piastri; siamo felici di questa combinazione”, ha dichiarato al Corriere della Sera.

La McLaren sta attraversando un periodo di difficoltà con una MCL40 in chiaro ritardo di sviluppo rispetto alla concorrenza. Al problema d’integrazione tra la power unit della Mercedes e il telaio messo a punto a Woking, si aggiunge un chiaro deficit di carico aerodinamico. La fonte di questo ritardo è da rintracciare, come ci ha rivelato Stella, proprio nella lotta iridata contro Verstappen lo scorso anno. Ma se da una parte Lando Norris riesce comunque a estrarre tutto il potenziale offerto dalla monoposto, dall’altra c’è un Oscar Piastri che sta faticando di più. Le piste a basso grip sono il suo chiaro punto debole, come emerso nel 2025. Così come è emerso che l’australiano non riesce a gestire le fasi finali di una lotta mondiale. E se la McLaren tornerà ad avere una monoposto da titolo – cosa assolutamente alla portata del team papaya, viste le abilità dimostrate nella precedente era tecnica nel risollevarsi con gli sviluppi – Zak Brown potrebbe volere un pilota della caratura di Max al fianco del campione del mondo in carica Norris.

L'incastro perfetto: il futuro di Fornaroli passa da Max

Scegliere Verstappen, inoltre, risolverebbe anche un altro problema della McLaren. “Noi crediamo nel modello dei piloti costruiti in casa, nel quale due punte sono italiane: Leonardo Fornaroli, che è la nostra riserva, e Matteo De Palo, che corre in F3”, ha dichiarato ancora Stella al CdS. Fornaroli è infatti ora al centro del mercato con il sedile di Esteban Ocon in Haas che potrebbe presto liberarsi. E il team principal orvietano sta spingendo molto per dare al campione in carica di F2, entrato nel programma di sviluppo di Woking lo scorso dicembre, una chance in Formula 1. Correre per la squadra americana – rimasta impressionata dal lavoro svolto da Leonardo nel recente TPC – vorrebbe dire dare a Fornaroli la possibilità di crescere e maturare per arrivare pronto alla grande chiamata in McLaren. Scegliere Verstappen per la line-up di Woking significherebbe prendere un quattro volte campione del mondo, un talento cristallino ma pronto a liberare il sedile nel giro di pochi anni, dando poi il via libera al giovane Fornaroli.

Un incastro perfetto per Zak Brown, che ha dimostrato con l’ingaggio di Piastri nel 2022 dall’Alpine di non aver paura di farsi qualche nemico nel paddock, e nemmeno qualche incontro di troppo con i propri avvocati per portare a Woking il meglio che il mercato offre. Sarà sicuramente una Silly Season accesa quella che ci attende e, tra due settimane a Spa-Francorchamps, il clima si preannuncia più rovente che mai. Ma mentre i team principal affilano le armi e gli avvocati lottano con le clausole, a Milton Keynes il silenzio fa rumore. Perché il rischio più grande per la Red Bull non è tanto perdere la leadership tecnica, quanto scoprire che il suo pilota di punta, stanco di non essere ascoltato e spaventato da una macchina che non sente più sua, ha già spento il simulatore nella sua testa. Se la sinfonia si è davvero interrotta, la Formula 1 si prepara a vivere un terremoto dalle magnitudo mai viste.

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