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In Formula 1, per un pilota, avere un ingegnere di pista all’altezza è fondamentale quanto disporre di una monoposto efficiente. Il legame che si instaura tra i due è la chiave di volta che distingue una semplice vittoria da un’impresa leggendaria. L’ingegnere di pista è l’unica persona al mondo autorizzata a parlare con il pilota durante l'azione: non fornisce solo indicazioni su come gestire la gara o scaldare gli pneumatici, ma rappresenta un vero e proprio pilastro psicologico in cuffia. In questo scenario, il binomio costituito da Gianpiero Lambiase e Max Verstappen incarna perfettamente l’alchimia ideale.
Sin dal debutto dell’olandese in Formula 1 nel 2016, Lambiase è sempre stato la sua ombra. Un rapporto che all’esterno, complici i team radio spesso lapidari di Max, potrebbe apparire conflittuale, ma che in realtà cela un lavoro di squadra simbiotico. Lambiase sa come domare i bollenti spiriti di Verstappen, mantenendone saldi i nervi nei momenti critici. Ora, però, questo duo è destinato a sciogliersi: nel 2028 Gianpiero vestirà i colori della McLaren in qualità di Chief Racing Officer, rispondendo direttamente ad Andrea Stella.
Quella di Lambiase è stata una scelta ponderata a lungo. A consigliarlo è stato lo stesso "clan" Verstappen che, come rivelato da Jos, ha sostenuto fin dal principio l’avanzamento di carriera dell’ingegnere. Già lo scorso anno GP era stato corteggiato da diversi team, tra cui Aston Martin, ma aveva preferito non lasciare il muretto di Milton Keynes. Oggi, davanti a un’opportunità irrinunciabile, Max non ha voluto "tappare le ali" al suo mentore, nonostante il profondo legame.
Senza quella voce amica in cuffia, per Verstappen la situazione si preannuncia estremamente complicata. Basti pensare che nel 2021, mentre lottava per il primo dei suoi quattro titoli mondiali, l’olandese aveva dichiarato che senza Lambiase avrebbe lasciato la Formula 1. “Io e GP lavoriamo insieme ormai da anni - spiegava allora a Racingnews365 - Abbiamo un rapporto onesto. Capisce perfettamente cosa chiedo alla macchina e io so come fornirgli il feedback necessario. Certo, a volte non siamo d’accordo, ma è proprio questo a renderci più forti: l’obiettivo è migliorarsi a vicenda e rendere la vettura più veloce”.
“È fondamentale poter discutere per trovare la soluzione migliore. Siamo onesti l'uno con l'altro, così come lo sono io con Helmut e Christian”. Presto, però, le porte d’uscita della Red Bull si apriranno anche per lui, seguendo gli addii di Horner e Marko avvenuti lo scorso anno. Il castello di Milton Keynes continua a perdere pezzi: dopo Rob Marshall, Jonathan Wheatley, Adrian Newey e Will Courtenay, anche Lambiase si trasferirà a Woking.
Se le precedenti partenze non avevano intaccato la serenità di Max, perdere il proprio ingegnere storico avrà un impatto diverso. Già in passato, durante alcune brevi assenze di Lambiase sostituito da Simon Rennie, si era percepita la differenza. Ricreare quella magia con un altro professionista sembra una missione impossibile. “È l’unico che può dirmi di stare zitto quando sono troppo agitato. Abbiamo bisogno di questa dinamica. Se avessi un ingegnere che mi dicesse sempre ‘Sì Max, hai ragione Max’, non funzionerebbe. Ho bisogno di qualcuno che sappia sfidarmi”, aveva confessato a Ziggo Sport.
“A volte sono furioso alla radio, ma lui sa che non è rivolto a lui. Ci capiamo perfettamente. Se io faccio una cavolata, lui me lo dice. Se la strategia è sbagliata, io lo dico a lui”. Un rapporto basato su un'onestà brutale che appare irripetibile. Le parole pronunciate in passato risuonano oggi come una sentenza: “Lavoro solo con lui. Se smette lui, smetto io”. Che sia l’addio di GP l’ultima goccia capace di far traboccare un vaso già colmo? Tra un regolamento tecnico che non lo entusiasma e la coincidenza del 2028 — anno in cui scadrà il contratto di Max e Lambiase lascerà la Red Bull — il futuro dell'olandese sembra sempre più lontano dai circuiti della F1.