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C'è una data che rischia di entrare nei manuali di storia dell'automotive europeo: 28 febbraio. Da quel giorno, con le prime operazioni militari che hanno infiammato lo Stretto di Hormuz e messo in ginocchio i mercati petroliferi globali, qualcosa si è rotto nel rapporto tra gli automobilisti europei e il serbatoio della loro vettura. Il conflitto in Iran ha fatto schizzare i prezzi di benzina e diesel a livelli mai visti, e la reazione dei consumatori è stata tanto rapida quanto inequivocabile: l'auto elettrica, fino a ieri guardata con scetticismo da buona parte del pubblico, è diventata improvvisamente la risposta più razionale a una bolletta energetica fuori controllo.
Il dato più eloquente arriva da Mobile.de, il più grande marketplace tedesco dell'usato e del nuovo. Il CEO Ajay Bhatia non usa mezzi termini e parla apertamente di un vero e proprio E-Auto-Boom: le richieste di informazioni su vetture a batteria sono cresciute di oltre il 50% a marzo rispetto a febbraio, mentre benzina e diesel hanno conosciuto una flessione netta. Gli ibridi, a metà strada tra i due mondi, si sono fermati a un modesto +4%. In cima alle preferenze dei tedeschi spicca la Volkswagen ID.3, regina indiscussa delle ricerche, spinta anche dagli incentivi governativi da 6.000 euro che Berlino ha rimesso sul tavolo per accelerare la transizione.
La frase di Bhatia è destinata a far discutere a lungo nei corridoi della politica energetica europea: "Ciò che la transizione energetica tedesca non è riuscita a fare, lo ha quasi fatto la realtà economica". Con il gasolio sfiorato i 2,50 euro al litro, il calcolo è diventato impietoso persino per i più affezionati al motore termico.
Se la Germania impressiona, la Francia fa ancora di più. La Centrale, uno dei principali marketplace transalpini, ha registrato un'esplosione del 160% nelle ricerche di veicoli elettrici tra l'inizio di marzo e l'inizio di aprile. Una crescita verticale che Guillaume-Henri Blanchet, vicedirettore generale della piattaforma, attribuisce alla fortissima sensibilità degli automobilisti ai prezzi dell'energia. "La reazione è stata immediata", spiega, sottolineando come parallelamente sia cresciuta anche la caccia all'usato a batteria, da sempre considerato il segmento più ostico da sbloccare.
C'è poi una considerazione di Blanchet che merita di essere sottolineata perché tocca un tasto decisivo. Secondo il manager francese, questa crisi rappresenta "una delle prime volte in cui i consumatori hanno davvero consapevolezza del costo totale di proprietà", ovvero quella somma di acquisto, manutenzione e rifornimento che per anni è stata la grande incompresa del mercato. Ora, di colpo, accettare un prezzo di listino più alto in cambio di costi di esercizio più bassi non sembra più una scommessa, ma una scelta di buon senso.
La scossa attraversa la Manica senza perdere intensità. Carwow, piattaforma che collega acquirenti e concessionari in Regno Unito, Spagna e Germania, segnala incrementi compresi tra il 20 e il 30% nelle richieste di auto elettriche tra febbraio e marzo in tutti e tre i mercati presidiati. Sul fronte britannico, l'elettrico guadagna il 23%, l'ibrido il 19%. "Assistiamo a una migrazione dai motori a combustione da tempo", osserva Iain Read, content director di Carwow, "ma la guerra sta accelerando tutto. I consumatori hanno paura del caro vita e vogliono mantenere le bollette sotto controllo".
I numeri ufficiali confermano il trend: la SMMT britannica ha certificato a marzo 86.120 immatricolazioni di elettriche pure, un record assoluto e una crescita del 24,2% anno su anno. Va detto che si tratta di ordini arrivati mesi prima del conflitto, il che lascia intuire quanto possa essere roboante il dato dei prossimi mesi.
E l'Italia? Il nostro mercato, insieme a Germania e Austria, compare nei report di AutoScout24, che parla di una crescita della domanda elettrica attorno al 40%, mentre benzina e diesel restano fermi o arretrano. Un segnale potente per un paese che finora aveva faticato a trovare il passo giusto sulla mobilità a batteria.
La domanda che tormenta i costruttori, soprattutto quelli che nei mesi scorsi avevano fatto pressione a Bruxelles per ammorbidire gli obiettivi sulle zero emissioni, è sempre la stessa: questa ondata durerà? La risposta di Bhatia è lucida e per certi versi sorprendente. "Secondo me è un picco che si ridimensionerà, ma non tornerà ai livelli precedenti". La domanda di elettriche si assesterà su una nuova normalità più alta, sostenuta dai progressi nelle infrastrutture di ricarica e dal calo dei prezzi di listino delle BEV.
Più cauto Ian Plummer di Autotrader, che ricorda come in passato gli shock petroliferi non abbiano mai prodotto effetti strutturali sulle vendite elettriche. "C'è ancora lavoro da fare per convincere i consumatori che un'elettrica può davvero adattarsi al loro stile di vita", ammonisce. Ma Blanchet, dall'osservatorio francese, sintetizza tutto con un'immagine destinata a restare: "Questa crisi lascerà delle cicatrici sui consumatori". E le cicatrici, si sa, non si dimenticano tanto facilmente. Soprattutto quando a ricordartele, ogni settimana, è il display della pompa di benzina.
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