Auto elettriche, la verità sulle batterie: fino al 2,3% di autonomia persa ogni anno

Auto elettriche, la verità sulle batterie: fino al 2,3% di autonomia persa ogni anno
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Un’analisi su migliaia di veicoli elettrici reali rivela che le batterie perdono in media il 2,3% di capacità ogni anno
14 gennaio 2026

La batteria rappresenta il cuore tecnologico e il principale valore economico di un’auto elettrica. Non sorprende quindi che uno dei timori più diffusi tra gli automobilisti riguardi la perdita di autonomia nel corso degli anni. Una recente analisi condotta da Geotab, società specializzata in telematica e gestione delle flotte, ha preso in esame oltre 22.000 veicoli elettrici appartenenti a più di venti marchi, tracciando un quadro reale e aggiornato dello stato di salute delle batterie dopo anni di utilizzo quotidiano. I risultati mostrano che la degradazione esiste, ma è più lenta e prevedibile di quanto molti temano.

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La perdita di capacità: cosa succede davvero nel tempo

Dall’analisi emerge che la perdita media di capacità delle batterie delle auto elettriche si attesta attorno al 2,3% all’anno. Tradotto in termini concreti, significa che dopo dieci anni una vettura può arrivare ad aver perso circa un quarto dell’autonomia iniziale, mantenendo comunque percorrenze più che adeguate per un uso quotidiano.

Questo dato conferma che i moderni accumulatori agli ioni di litio sono progettati per durare nel tempo e non subiscono crolli improvvisi delle prestazioni, ma un lento e progressivo calo fisiologico. In molti casi reali, inoltre, le perdite risultano inferiori rispetto alle stime teoriche, dimostrando che l’evoluzione dei sistemi di gestione della batteria ha già migliorato sensibilmente la longevità complessiva dei pacchi batterie.

Ricarica rapida e ambiente: perché contano più dei chilometri

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda il ruolo della ricarica. I veicoli che fanno largo uso di colonnine ultrarapide in corrente continua, soprattutto sopra i 100 kW, mostrano una perdita di capacità più marcata, che può arrivare fino al 3% annuo. Al contrario, chi ricarica prevalentemente in corrente alternata con wallbox domestiche o colonnine lente registra un degrado più contenuto, intorno all’1,5% all’anno.

Anche il clima incide sul comportamento delle batterie: nelle regioni caratterizzate da temperature elevate si osserva un lieve aumento della degradazione, dovuto allo stress termico a cui vengono sottoposti gli accumulatori. Questo significa che non sono soltanto i chilometri percorsi a determinare la “salute” della batteria, ma soprattutto le modalità e la frequenza con cui viene ricaricata.

Come preservare l’autonomia nel lungo periodo

I dati confermano che la strategia di ricarica può fare una grande differenza sulla durata della batteria. L’uso quotidiano della ricarica lenta o moderata consente di ridurre lo stress sugli elementi interni e di mantenere più stabile la capacità nel tempo. È consigliabile limitare la ricarica rapida ai lunghi viaggi, evitando di abusarne nella routine quotidiana.

Anche le abitudini di utilizzo incidono: mantenere la batteria entro un intervallo di carica equilibrato, senza portarla costantemente al 100% o lasciarla spesso prossima allo zero, aiuta a rallentare l’invecchiamento chimico delle celle. Test indipendenti condotti su modelli diffusi come la Volkswagen ID.3 dimostrano che, dopo oltre 170.000 chilometri, la perdita di capacità può rimanere sotto il 10%, un dato che ridimensiona i timori più diffusi e rafforza la fiducia nella mobilità elettrica come soluzione sostenibile anche nel lungo periodo.

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