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Basta con le attese infinite alla Motorizzazione per chi vuole modificare la propria auto con componenti già omologati. La proposta di legge AC 2201, presentata dall'onorevole Riccardo Augusto Marchetti della Lega e incardinata lo scorso 28 febbraio in Commissione Trasporti alla Camera, promette di rivoluzionare l'articolo 78 del Codice della Strada, introducendo procedure più snelle e affidando nuove responsabilità alle officine autorizzate.
Oggi, chi installa sul proprio veicolo anche solo un componente aftermarket - dalle sospensioni agli scarichi sportivi, dai fari ai cerchi in lega - deve sottoporre l'auto a visita e prova presso gli uffici della Motorizzazione Civile, con tempi che possono arrivare a superare l'anno. Una procedura che vale anche quando i componenti sono già dotati di omologazione europea, creando un paradosso: un pezzo certificato come sicuro e conforme negli altri Stati membri dell'UE richiede in Italia un iter burocratico lungo e costoso.
"L'obiettivo è molto semplice: sburocratizzare senza deregolamentare", ha spiegato l'on. Marchetti in un'intervista recente a newsauto. "Oggi anche modifiche effettuate con componenti già omologati a livello italiano o europeo possono richiedere mesi. Questo non aumenta la sicurezza, ma crea solo ritardi, costi e spesso irregolarità involontarie".
Il testo introduce quattro nuovi commi all'articolo 78, disegnando un percorso alternativo per i componenti omologati. In particolare, quando si tratta di dispositivi certificati in Italia o in un altro Stato membro dell'Unione europea, non sarà più necessario sottoporre il veicolo alla tradizionale "visita e prova", ma solo a una verifica più semplice della corretta installazione.
La vera novità, però, riguarda chi potrà effettuare questi controlli. La proposta prevede infatti che le verifiche possano essere affidate, previa iscrizione in un registro ad hoc, a officine di autoriparazione specializzate in meccatronica, carrozzeria e gommistica, oltre che a concessionarie che svolgono attività di riparazione e a enti privati autorizzati. Un cambiamento che potrebbe alleggerire notevolmente il carico di lavoro degli uffici della Motorizzazione.
Il settore dell'aftermarket automobilistico - che comprende la produzione e distribuzione di componenti per la modifica dei veicoli - vale miliardi di euro e dà lavoro a migliaia di persone. Ma l'attuale normativa, secondo i sostenitori della proposta, costituisce un freno allo sviluppo di questo comparto, spingendo molti automobilisti a circolare con modifiche non dichiarate pur di evitare le lungaggini burocratiche.
"Facilitare le omologazioni riduce il rischio che molti utenti circolino con modifiche non dichiarate, incentivando invece l'uso di componenti certificati e installati a regola d'arte", si legge nel dossier parlamentare. Un beneficio che si estenderebbe anche al terzo settore, in particolare per i veicoli destinati al trasporto di persone con disabilità, spesso bloccati per mesi in attesa delle autorizzazioni.
La proposta di legge dovrà ora essere esaminata dalla Commissione Trasporti in sede referente, con pareri previsti dalle commissioni Affari costituzionali, Bilancio, Attività produttive e Politiche dell'Unione europea. Il testo include anche una clausola di invarianza finanziaria: le nuove disposizioni dovranno essere attuate senza nuovi oneri per lo Stato, nell'ambito delle risorse già disponibili.
Un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dovrà poi definire i dettagli operativi: dall'istituzione del registro delle officine autorizzate ai requisiti tecnici e professionali necessari, fino alle caratteristiche minime di attrezzature e locali per svolgere le verifiche.
Se la riforma andrà in porto, migliaia di appassionati di auto, professionisti del settore e proprietari di veicoli commerciali potrebbero finalmente dire addio alle lunghe code agli sportelli della Motorizzazione. Un cambiamento atteso da anni, che promette di allineare l'Italia agli standard europei senza rinunciare alla sicurezza.