BYD, Stella Li avverte tutti: "Entro 5 anni sarà una catastrofe". A rischio la sopravvivenza di 100 marchi cinesi

BYD, Stella Li avverte tutti: "Entro 5 anni sarà una catastrofe". A rischio la sopravvivenza di 100 marchi cinesi
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La numero uno di BYD, Stella Li, lancia l’allarme: la guerra dei prezzi e la sovraccapacità produttiva stanno portando il mercato dell’auto elettrica cinese verso una maxi-selezione naturale
13 febbraio 2026

Il più grande mercato del mondo si avvia verso una fase di consolidamento che potrebbe ridisegnarne completamente i confini, lasciando sul campo decine di marchi. A lanciare l’allarme è Stella Li, numero uno di BYD a livello globale, che parla apertamente di una possibile “catastrofe” entro cinque anni, con il fallimento e la scomparsa di circa 100 brand oggi attivi in Cina.

Dopo un decennio di crescita accelerata, sostenuta da incentivi pubblici, investimenti massicci e da una corsa all’elettrico senza precedenti, il settore entra ora in una fase di aggiustamento strutturale. La combinazione di guerra dei prezzi, margini sempre più sottili e sovraccapacità produttiva sta mettendo sotto pressione soprattutto i costruttori più piccoli e meno efficienti. Le fabbriche cinesi possono oggi produrre molti più veicoli di quanti il mercato sia in grado di assorbire, con tassi di utilizzo degli impianti in calo e conti economici sempre più difficili da sostenere.

Negli ultimi anni, per difendere le quote di mercato, i marchi hanno fatto largo uso di sconti aggressivi, promozioni continue e finanziamenti a tasso zero. Una strategia che ha sostenuto i volumi, ma che ha anche innescato una spirale competitiva difficile da mantenere nel medio periodo. A questo si aggiunge un contesto regolatorio più rigido: le autorità cinesi stanno cercando di limitare le pratiche commerciali considerate destabilizzanti, riducendo ulteriormente lo spazio di manovra sul fronte dei prezzi.

Il risultato è uno scenario che punta verso meno attori, maggiore concentrazione e una competizione ancora più selettiva. Non tutte le aziende scompariranno allo stesso modo o negli stessi tempi: alcune potrebbero salvarsi attraverso fusioni, alleanze regionali o una forte specializzazione di prodotto. Inoltre, i governi locali - da anni coinvolti nel sostegno all’industria per ragioni occupazionali ed economiche - potrebbero intervenire per proteggere i gruppi ritenuti strategici, rallentando il processo di “pulizia” del mercato.

Secondo AlixPartners, delle 129 marche che nel 2024 vendevano veicoli elettrici e ibridi plug-in in Cina, solo 15 potrebbero essere finanziariamente solide entro il 2030, arrivando a concentrare fino al 75% del mercato nazionale. Una traiettoria che coincide con l’avvertimento di Stella Li: se la pressione sui prezzi e le attuali condizioni di mercato dovessero proseguire, circa un centinaio di marchi rischierebbe di uscire di scena.

 

Nemmeno i giganti sono del tutto immuni

La stessa BYD ha ammesso un certo deterioramento dei risultati trimestrali, complice il nuovo contesto regolatorio e la riduzione degli incentivi. Per i gruppi con maggiore scala industriale e solidità finanziaria, però, il venir meno di molti concorrenti potrebbe tradursi in un mercato più stabile e meno esposto a una competizione distruttiva sul prezzo.

Per compensare la frenata in patria, molti costruttori cinesi guarderanno sempre più all’estero, in particolare all’Unione Europea e alle Americhe. Ma l’espansione internazionale presenta ostacoli rilevanti: dazi, requisiti tecnici, reti commerciali ancora in costruzione e costi di insediamento più elevati. Allo stesso tempo, la necessità di smaltire l’eccesso di produzione potrebbe accelerare l’arrivo di modelli cinesi molto competitivi nei prezzi sui mercati globali, aumentando la pressione sui costruttori tradizionali.

Per gli automobilisti europei, lo scenario è ambivalente: da un lato, potrebbe significare più scelta e prezzi più accessibili per vetture elettriche sempre più avanzate. Dall’altro, le tensioni commerciali e le possibili misure protezionistiche rischiano di rendere questo equilibrio fragile. Senza contare l’effetto a catena sulle catene di fornitura: la scomparsa di alcuni produttori in Cina potrebbe incidere sulla disponibilità di batterie e componenti elettronici, con ripercussioni su costi e tempi di consegna a livello globale.

 

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