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Il confronto tra industria automobilistica europea e marchi cinesi entra in una nuova fase. Secondo Milan Nedeljkovic, CEO di BMW, alcuni modelli prodotti in Cina arrivano sul mercato europeo a prezzi difficili da spiegare esclusivamente sulla base dei normali costi industriali. Il manager tedesco non chiede però nuove barriere commerciali: al contrario, propone un dialogo con Pechino per arrivare a condizioni di concorrenza considerate più equilibrate.
La crescita dei costruttori cinesi rappresenta una delle principali trasformazioni del mercato automobilistico europeo. Alcuni veicoli vengono commercializzati a livelli di prezzo che, dal suo punto di vista, non risultano facilmente comprensibili in un'ottica puramente industriale. Il vantaggio competitivo delle aziende cinesi è legato anche a economie di scala, integrazione della filiera, produzione delle batterie e a una forte competizione interna. L'analisi dell'IEA rileva che le politiche commerciali dell'UE hanno contribuito a contenere la quota delle auto elettriche importate dalla Cina, ma il tema della competitività resta centrale.
La posizione di BMW è particolarmente interessante perché il gruppo tedesco non considera i dazi una risposta efficace. Nedeljkovic preferisce un confronto politico con la Cina per definire un riferimento comune sui prezzi di mercato e, successivamente, arrivare a accordi volontari basati su condizioni condivise. L'obiettivo è evitare un'ulteriore escalation commerciale che potrebbe aumentare i costi lungo la filiera e, in ultima analisi, ricadere anche sui consumatori. La strategia europea sta già prendendo in considerazione strumenti alternativi: nel febbraio 2026 la Commissione europea ha accettato un impegno sui prezzi presentato da Volkswagen Anhui per l'esportazione della Cupra Tavascan, con un prezzo minimo, limiti ai volumi e investimenti industriali nell'UE.
Il tema è complesso perché la Cina non è soltanto un concorrente, ma anche una parte importante delle catene produttive globali. La stessa BMW produce in Cina alcuni modelli destinati all'esportazione, tra cui le versioni elettriche di MINI Cooper e MINI Aceman, realizzate attraverso la joint venture Spotlight Automotive. Per questo un eventuale inasprimento generalizzato dei dazi sulle auto prodotte in Cina potrebbe avere conseguenze anche sui costruttori europei. Nel frattempo, la presenza dei marchi cinesi continua a crescere: nel primo trimestre 2026 le auto elettriche prodotte in Cina rappresentavano il 17% delle vendite BEV nell'UE, contro il picco del 22% registrato nel 2024.
Il confronto, quindi, non riguarda soltanto auto elettriche cinesi contro produttori europei. In gioco ci sono prezzi, batterie, costi industriali, commercio internazionale e catene di fornitura. La proposta di Nedeljkovic punta a trovare un equilibrio attraverso il dialogo e gli accordi, evitando che la competizione automobilistica si trasformi in una più ampia guerra commerciale.