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Il futuro della mobilità a zero emissioni continua a essere dominato dall’elettrico a batteria, ma l’idrogeno non è sparito dai radar: anzi, sta vivendo un momento di attenzione strategica da parte di due grandi protagonisti tedeschi dell’industria motoristica e tecnologica. Bosch e BMW stanno investendo in progetti concreti per mantenere viva la “dream tech” dell’idrogeno applicata all’automobile e non solo.
Per Bosch l’idrogeno non è solo sperimentazione, ma un pilastro della futura decarbonizzazione globale. L’azienda ha già messo in servizio un camion da 40 tonnellate con modulo fuel-cell FCPM (Fuel Cell Power Module) presso il suo stabilimento di Norimberga, dimostrando che la tecnologia è pronta per applicazioni commerciali pesanti. Questo camion offre circa 500 miglia di autonomia con 70 kg di idrogeno a 700 bar, tempi di rifornimento paragonabili a quelli dei mezzi diesel e un system-output complessivo di 400 kW grazie all’abbinamento tra fuel cell e batterie ad alto voltaggio.
Bosch ha inoltre avviato la produzione su larga scala dei suoi sistemi fuel-cell e sta sviluppando stack di elettrolisi PEM da 2,5 MW per la produzione di idrogeno verde in collaborazione con specialisti del settore. L’azienda partecipa attivamente a eventi e iniziative globali, evidenziando come la tecnologia fuel-cell e la catena completa di idrogeno (produzione, stoccaggio, utilizzo) possano offrire soluzioni pulite anche oltre il mondo automotive, ad esempio nell’energia stazionaria.
BMW sta compiendo passi concreti su più fronti. In Germania, il gruppo ha stretto accordi per collegare lo stabilimento di Lipsia alla rete nazionale di idrogeno tramite un gasdotto dedicato, la prima connessione di questo tipo per un impianto automobilistico nel mondo, con l’avvio previsto per il 2027. Questo permetterà all’azienda di utilizzare il gas verde in processi ad alta intensità energetica, come i forni di essiccazione nelle linee di verniciatura, riducendo la dipendenza da combustibili fossili e accelerando la decarbonizzazione degli impianti produttivi.
In parallelo, BMW sta intensificando gli investimenti nella mobilità a idrogeno anche su strada. La casa bavarese ha già testato una flotta di BMW iX5 Hydrogen, un SUV fuel-cell che combina zero emissioni, autonomia di oltre 500 km e rifornimento in pochi minuti, caratteristiche cruciali per un uso quotidiano competitivo con le auto elettriche a batteria.
Secondo Autocar, BMW punta a lanciare la prima vettura fuel-cell di serie entro il 2028, con l’idrogeno come tecnologia complementare alla gamma elettrica e plug-in. Questo riflette una visione multi-tecnologica in cui batterie e idrogeno coesistono per rispondere a diverse esigenze di mercato, dall’emissione zero all’autonomia estesa e ai tempi di rifornimento rapidi.
La spinta di Bosch e BMW arriva in un momento in cui molte case automobilistiche hanno ridimensionato i propri progetti sull’idrogeno, preferendo concentrarsi su modelli elettrici a batteria più consolidati nella domanda di mercato. Tuttavia, la visione di Bosch e BMW è che l’idrogeno possa giocare un ruolo strategico laddove l’elettrico puro presenta limitazioni: trasporti pesanti, logistica industriale e applicazioni con elevata richiesta energetica o dove il rifornimento rapido e l’autonomia sono critici.
Le sfide non mancano: infrastrutture di rifornimento ancora limitate, costi di produzione dell’idrogeno verde, efficienza complessiva della catena energetica e la necessità di investimenti pubblici e privati coordinati su larga scala. Nonostante ciò, con iniziative come la rete di gasdotti per lo stabilimento BMW o i sistemi fuel-cell per camion Bosch, l’industria mostra che l’idrogeno non è un miraggio tecnologico, ma una strada concreta in fase di implementazione graduale.