Chi controlla i dati raccolti dalle auto elettriche cinesi? L'allarme che scuote le intelligence occidentali

Chi controlla i dati raccolti dalle auto elettriche cinesi? L'allarme che scuote le intelligence occidentali
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Le auto elettriche cinesi raccolgono enormi quantità di dati attraverso sensori, telecamere e software intelligenti. Il controllo di questi dati alimenta le preoccupazioni delle intelligence occidentali, che temono possibili rischi di sorveglianza, accesso remoto e utilizzo strategico delle informazioni da parte di governi stranieri. Così la nuova Guerra Fredda travolge anche l'automotive
20 giugno 2026

Le auto elettriche assomigliano sempre di più a computer su ruote, capaci di raccogliere e trasmettere una quantità enorme di dati in tempo reale. Telecamere, sensori, radar, sistemi GPS, microfoni e software di bordo monitorano continuamente il veicolo e l'ambiente circostante.

Ebbene, questa evoluzione tecnologica ha contribuito al successo delle case automobilistiche cinesi, che negli ultimi anni hanno conquistato quote di mercato sempre maggiori grazie a modelli sempre più avanzati e competitivi. Non solo: brand come BYD, Geely e Xpeng stanno integrando sistemi di intelligenza artificiale, assistenti vocali e funzioni di guida semi-autonoma che richiedono una raccolta costante di informazioni.

Il problema, però, va ben oltre l'innovazione. Sempre più governi occidentali si interrogano su chi controlli realmente questi dati e su quali garanzie esistano per impedirne un utilizzo improprio. La questione è diventata particolarmente rilevante mano a mano che le auto elettriche cinesi accelerano la loro espansione nei mercati internazionali, trasformandosi non solo in prodotti industriali ma anche in potenziali piattaforme digitali capaci di raccogliere informazioni su milioni di utenti.

L'allarme sulle auto cinesi: solo propaganda?

L'allarme è stato rilanciato nelle scorse settimane dal Sydney Morning Herald, che ha analizzato le preoccupazioni di numerosi esperti di sicurezza e di ex funzionari dell'intelligence australiana, stretta alleata dei servizi occidentali. Secondo Simeon Gilding, ex direttore generale dell'Australian Signals Directorate, le moderne auto elettriche generano una mole significativa di dati relativi alla posizione GPS, allo stato del veicolo, alle batterie, ai percorsi effettuati e persino ai dispositivi collegati all'auto.

Il timore è che queste informazioni possano diventare una risorsa strategica qualora fossero accessibili a governi stranieri. Il quotidiano australiano sottolinea come l'80% delle auto elettriche vendute in Australia sia prodotto in Cina e come molti costruttori stiano accelerando l'integrazione di sistemi di intelligenza artificiale sviluppati da aziende tecnologiche cinesi.

BYD e Geely, per esempio, stanno collaborando con DeepSeek per sviluppare nuove funzionalità digitali, mentre altri gruppi lavorano con Huawei e Alibaba. “Non esiste più una distinzione tra azienda tecnologica e casa automobilistica”, ha spiegato Stephen Ma, responsabile di Nissan Motor China. Si tratta di una trasformazione che rende il tema dei dati sempre più centrale anche per le agenzie di intelligence, chiamate a valutare i rischi derivanti da veicoli costantemente connessi alla rete.

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Il dibattito che scuote gli Usa

Le preoccupazioni non riguardano soltanto l'Australia. Negli Stati Uniti il dibattito è ormai arrivato ai massimi livelli istituzionali. Come riportato dal Wall Street Journal, Washington ha introdotto nuove restrizioni sul software e sulle tecnologie cinesi utilizzate nelle auto connesse, ritenendo che i veicoli moderni possano rappresentare un potenziale rischio per la sicurezza nazionale.

In passato l'allora segretaria al Commercio Gina Raimondo aveva definito queste vetture “smartphone su ruote”, sottolineando la capacità di raccogliere dati sensibili e di comunicare costantemente con server esterni. Il timore più estremo, evocato da diversi esperti, è che un accesso remoto ai sistemi possa consentire non solo di acquisire informazioni ma anche di interferire con il funzionamento dei veicoli.

Lo stesso tema è emerso in Cina nel 2021, quando le autorità di Pechino vietarono l'accesso delle Tesla ad alcune installazioni militari per il rischio che le telecamere di bordo raccogliessero dati sensibili. Oggi la sfida riguarda soprattutto la governance delle informazioni. Le intelligence occidentali non sostengono che le auto elettriche cinesi siano strumenti di spionaggio, ma ritengono che l'enorme quantità di dati generata da milioni di veicoli connessi rappresenti una nuova frontiera della sicurezza nazionale.

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