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Kenta Kon è stato nominato a sorpresa nuovo Ceo di Toyota. La scelta segna un passaggio chiave nella storia recente del più grande costruttore di auto al mondo e racconta molto più di un semplice avvicendamento manageriale.
Cinquantasette anni, carriera costruita interamente all’interno del gruppo, Kon rappresenta un profilo diverso rispetto ai suoi predecessori: meno ingegnere, più architetto dell’equilibrio finanziario e strategico. In Toyota è considerato un “insider totale”, cresciuto tra contabilità, pianificazione e governance, ma anche una figura capace di parlare a mondi diversi.
Chi lavora con lui lo descrive (e lo ha descritto) come diretto, accessibile, poco incline alle gerarchie rigide, ma al tempo stesso determinato quando si tratta di decisioni difficili. Siamo dunque di fronte a un manager che ascolta molto e concede poco all’improvvisazione. La sua storia personale incarna il modello Toyota: rigore, gradualità, attenzione al lungo periodo.
Negli ultimi anni Kon ha ampliato il proprio raggio d’azione ben oltre il perimetro dell’auto tradizionale, occupandosi di progetti simbolo come Woven City, la città-laboratorio alle pendici del Fuji, e seguendo da vicino dossier complessi come la riorganizzazione delle attività immobiliari e industriali del gruppo. È in questo mix di continuità culturale e apertura al cambiamento che va letta la sua nomina: Toyota non cambia pelle, ma rafforza il controllo del proprio metabolismo interno in una fase in cui l’industria dell’auto è sottoposta a pressioni senza precedenti.
Dal punto di vista strategico, l’arrivo di Kenta Kon alla guida di Toyota risponde a una domanda precisa: come proteggere la redditività e la capacità di investimento mentre il settore globale dell’auto viene sconvolto da dazi, concorrenza cinese e transizioni tecnologiche costose. Il passaggio di consegne con Koji Sato, che dopo soli tre anni lascia il ruolo operativo per concentrarsi su un nuovo incarico di sistema, ha sorpreso molti osservatori, anche perché Toyota arriva da una fase di risultati solidi.
Ma proprio questa solidità, ha fatto presente Nikkei Asia, consente ora una scelta più raffinata. Kon è del resto un Ceo che parla il linguaggio dei mercati, degli investitori e delle filiere, chiamato a garantire che la trasformazione industriale non eroda la disciplina finanziaria. Non è un caso che Toyota continui a difendere un approccio pragmatico all’elettrico, fondato sugli ibridi, mentre molti concorrenti rallentano dopo investimenti massicci nelle auto a batteria.
In questo contesto, il nuovo Ceo insiste su un punto chiave: creare le condizioni economiche perché gli ingegneri possano innovare senza mettere a rischio la sostenibilità del gruppo. La sua visione è meno spettacolare, ma profondamente industriale: abbassare i punti di pareggio, ridurre sprechi, migliorare la qualità degli investimenti. Un’impostazione che parla direttamente a un’azienda che vende milioni di auto ogni anno e deve difendere margini in mercati sempre più frammentati e politicizzati.
Le sfide che attendono Kenta Kon sono numerose e interconnesse. Sul fronte esterno, ha sottolineato Reuters, Toyota deve affrontare l’avanzata dei produttori cinesi, capaci di muoversi con velocità impressionante su prezzi, software e modelli elettrici, ridefinendo le regole della competizione globale nell’auto.
Sul fronte geopolitico, i dazi e le tensioni commerciali impongono una gestione sempre più sofisticata delle catene di fornitura e delle strategie produttive regionali. Sul fronte tecnologico, la partita non riguarda solo l’elettrico, ma anche il software, i dati, i servizi e le nuove fonti di ricavo oltre la vendita dell’auto.
Qui l’esperienza di Kon in Woven by Toyota diventa centrale: il Ceo conosce bene il potenziale - ancora inespresso - di un gruppo che può contare su oltre 150 milioni di veicoli in circolazione e su una base dati senza eguali nel settore. Allo stesso tempo, ha aggiunto l'Asahi Shimbun, non nasconde che Toyota non è leader in ogni campo e che il vantaggio competitivo va costruito, non dato per scontato.
Il colosso giapponese, insomma, ha scommeso su un Ceo capace di tenere insieme numeri e visione, efficienza e ambizione. Kenta Kon non promette rivoluzioni, ma una trasformazione (e soprattutto gestione) solida.