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Demolizione Ponte Morandi, De Vita: Genova riparte, gestione perfetta [video]

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Il nostro editorialista ingegner Enrico De Vita, commenta l’operazione di abbattimento del Ponte Morandi e le prospettive di realizzazione della nuova struttura, il ponte Piano

La data odierna non segna solo la fine fisica del Ponte Morandi, a Genova. Da questo momento, che segue a meno di anno la tragedia dell’estate 2018 (14 agosto) la città prende davvero il cammino della ricostruzione e quindi ricucitura di una profonda ferita.

L’abbattimento definitivo è avvenuto in modo tanto spettacolare quanto studiato e controllato. Le singole esplosioni erano non solo calibrate al risultato ma anche mirate al rispetto dell’ambiente circostante, con abbondante immissione di acqua tramite pompe per limitare emissioni nocive e fumi (con tonnettale di polveri) come spiega De Vita nella video intervista qui proposta.

Le prospettive per la costruzione del nuovo Ponte Piano sono di quelle rapide, grazie al fronte unito che si è creato anche a livello politico. Proprio il gioco di squadra non sempre diffuso in Italia, ci ricorda il nostro editorialista, ha fatto si che le opere siano già programmate in dettaglio e affidate alle aziende che, dopo la pulizia, nel giro di un anno o forse meno secondo i piani, potranno consegnare il nuovo ponte.

Dopo il trasporto dei materiali, tra cui le culle metalliche (provenienti da Napoli, via mare) il loro posizionamento con tutti i collaudi viari e di servizio l’inaugurazione potrebbe essere entro l’estate 2020. Tra le caratteristiche del nuovo ponte, spiega sempre De Vita, non solo una certa cura estetica ma soprattutto la robustezza. Non è un ponte ricercato e "coraggioso" come altri, si basta su concetti validi e, se proprio è possibile trovarvi un aspetto non esaustivo, è nelle corsie. Sono tre per direzione di marcia, ma quando si pensa a un orizzonte temporale lunghissimo e al collegamento tra Italia e Francia, non sono forse abbastanza. "Mi sarei aspettato almeno quattro corsie per senso di marcia, considerando anche quella di emergenza".

Questo nuovo ponte si affiancherà al progetto della Gronda, secondo passaggio che risulta comunque necessaria e riporta sotto i riflettori il ruolo politico. Non solo nella gestione del momento, ma nell'intesa generale con Autostrade per l’Italia e tutti i concessionari di una rete nazionale in cui permangono difficoltà, strutturali e finanziarie.

"E' un terreno delicato ma importantissimo, il rapporto tra Stato e gestori. Da parte loro occorre migliorare l'atteggiamento verso gli automobilisti, gestendo le risorse; dall'altro controllare senza affondare aziende che possono essere ancora parte utile della nazione".

  • gando12

    Salve, ma scusate come si fa a dire che 3 corsie per senso di marcia sono poche?? sia da un lato che dall'altro il ponte finisce in una galleria lato ponente e ci sono solo 2 corsie per senso, se il ponte ne avesse 3 o 4 sarebbe il classico imbuto e ci sarebbe sempre coda.
    Buona giornata. Gando
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