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FCA-Renault, Carretto: «Spero che Elkann abbia lasciato come dimostrazione di forza...» [Video]

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Dopo appena 10 giorni di fidanzamento il matrimonio tra FCA e Renault salta: John Elkann, infatti, ha scelto di ritirare l'offerta di fusione lanciata a Renault lasciando tutti di stucco, mercati compresi. Di quello che è successo e di cosa succederà abbiamo parlato con la editorialista del Corriere della Sera, Bianca Carretto

La trattativa sulla fusione 50-50 tra FCA e Renault si è risolta in un nulla di fatto: ieri FCA ha ritirato la proposta con effetto immediato. Sull’argomento abbiamo parlato con l’editorialista del Corriere della Sera, Bianca Carretto. «Non so se definire questo esito uno stallo - spiega Carretto -. La mia visione è diversa: per ricominciare a parlarsi una delle due controparti deve cedere sulle posizioni che non hanno trovato accordo. Renault è compartecipata dallo Stato francese; quando si parla con un’azienda che ha uno Stato all’interno chi comanda è lo Stato. Non si tratta di un’azienda privata, lo Stato è il maggior azionista, insieme a Nissan: detengono il 30% delle quote». 

Molto hanno pesato le condizioni dettate dal governo transalpino. «Lo Stato francese ha chiesto delle garanzie legate all’occupazione nel proprio paese, al fatto che la sede operativa di questa nuova società dovesse trovarsi a Parigi. FCA avrebbe dovuto poi dare dai 250 ai 300 milioni. Si tratta di condizioni legate alla Francia. Torino rischiava di diventare una filiale. Io dico che John Elkann ha fatto bene ad uscire dal tavolo. A questo punto tocca a lui prendere una decisione: se rientrare nelle trattative, o aspettare che i francesi concedano aperture su alcuni punti».

«Ci sono poi un sacco di contraddizioni: il governo francese ha fatto un comunicato in cui ha specificato di aver semplicemente chiesto cinque giorni per aspettare che Nissan desse una sua approvazione. Renault invece dice che Nissan aveva già dato il suo consenso. Cosa vuol dire tutto questo? Ci sono dei contrasti anche tra Renault e il governo francese? Io innanzitutto avrei voluto vedere a quel tavolo anche un rappresentante dello Stato italiano. FCA è un’azienda privata, però è un’azienda che è anche degli italiani, che la sostengono da 70 anni. È un patrimonio storico del nostro paese».

«FCA non sono solo i 60.000 dipendenti che operano in Italia e le otto fabbriche attive, è l’indotto che ha lavorato per la Fiat, sono le carrozzerie, la componentistica. Vorrei che questo patrimonio fosse tutelato. Mi piacerebbe che a quel tavolo di lavoro fosse seduto qualcuno che dicesse al governo francese ‘Voi volete la tutela dei dipendenti, noi vogliamo altrettanto’. Io spero che la mossa di Elkann sia stata una dimostrazione di coraggio. La Fiat è nostra, non possiamo regalarla a qualcuno così. Spero che Elkann abbia abbandonato il tavolo per dimostrare la sua forza», ha concluso Carretto.

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