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La Ferrari Luce è finalmente uscita allo scoperto e, come ampiamente prevedibile, ha scatenato un vero e proprio terremoto mediatico e passionale. Se i dati di targa parlano di un capolavoro ingegneristico di rottura, l'impatto emotivo sui fedelissimi del Cavallino è stato a dir poco dirompente.
A far discutere non è solamente l'addio al leggendario rombo termico, sostituito da un "sound" artificiale riprogettato dopo ben quattro anni di intensi studi, ma anche un design che stenta a mettere d'accordo il pubblico. Tra i commenti più taglienti arrivati in queste ore, spicca senza dubbio quello di un piemontese doc che di motori, Formula 1 ed estetica se ne intende parecchio: Flavio Briatore.
L'imprenditore ha deciso di non addentrarsi in complesse o noiose analisi tecniche sulla transizione ecologica di Maranello, preferendo rifugiarsi nella sua proverbiale ironia. In una storia pubblicata sul suo profilo Instagram, Briatore ha liquidato la nuova vettura a zero emissioni del Cavallino con una battuta fulminante: "Tutti mi chiedono della nuova Ferrari, sì l'ho vista la Ferrari Luce e ha un grande vantaggio: questa i cinesi non ce la copiano..."
Una frase che, pregna di sarcasmo e disincanto, colpisce dritto al cuore del nuovo corso stilistico voluto dai vertici dell'azienda. L'insinuazione è chiara e spietata: le forme della vettura sarebbero talmente lontane dai canoni di bellezza tradizionali a cui il marchio ci ha abituato da renderla "immune" persino ai famigerati cloni asiatici.
Inizia così una nuova e complessa era per la Ferrari. Un'era fatta di prestazioni silenziose, power unit elettriche e sfide globali. A giudicare dall'accoglienza scettica di queste prime ore, la vera impresa di Maranello non sarà tanto abbattere i decimi sullo zero-cento, quanto riuscire a convincere i puristi ad accettare una Rossa che ha deciso di stravolgere le proprie radici.