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Negli ultimi otto anni General Motors ha investito circa 35 miliardi di dollari per trasformarsi da storico costruttore di automobili a protagonista della nuova mobilità elettrica. L'obiettivo delineato dall'amministratrice delegata Mary Barra era chiaro: accelerare sulle auto elettriche, sviluppare batterie proprietarie, entrare nei servizi tecnologici e costruire un ecosistema capace di competere con Tesla e con i nuovi colossi della mobilità. Il risultato ottenuto finora è però ben lontano dalle aspettative. Già, perché le vendite di veicoli elettrici continuano a crescere, ma a ritmi inferiori rispetto alle previsioni formulate solo pochi anni fa, mentre alcuni dei progetti più ambiziosi del gruppo hanno incontrato ostacoli significativi. Il caso più evidente chiama in causa Cruise, la divisione dedicata alla guida autonoma, che dopo anni di lauti investimenti ha visto ridimensionare drasticamente le proprie ambizioni a causa di problemi di sicurezza, difficoltà regolatorie e costi crescenti. Anche sul fronte industriale il percorso si è rivelato più complicato del previsto. GM ha dovuto rivedere diversi programmi legati alla produzione di batterie negli Stati Uniti, rallentando alcuni investimenti e adattando la propria strategia a una domanda di auto elettriche meno esplosiva di quanto immaginato durante il boom post pandemia. Il gigante di Detroit si trova in una posizione delicata, costretto in un certo senso a dimostrare che la sua rivoluzione elettrica può ancora generare crescita e redditività.
Come ha spiegato Bloomberg, il confronto con Ford evidenzia tutte le difficoltà di GM nel convincere il mondo della finanza di Wall Street della bontà della propria strategia. Lo scorso maggio, per esempio, il titolo Ford ha registrato il miglior rialzo mensile degli ultimi 17 anni grazie all'entusiasmo degli investitori per il progetto di utilizzare le batterie anche nei sistemi di accumulo energetico destinati ai data center alimentati dall'intelligenza artificiale. General Motors ha provato a seguire la stessa strada annunciando una serie di iniziative dedicate allo storage energetico e alle infrastrutture per l'IA, ma la reazione del mercato è stata decisamente opposta. Dopo la presentazione del piano, le azioni GM hanno infatti perso oltre il 5% in una sola seduta. La differenza è sostanziale. Ford ha messo sul tavolo un investimento da circa 2 miliardi di dollari per riconvertire parte della capacità produttiva sviluppata per le auto elettriche, puntando direttamente sul business dell'accumulo energetico. GM, invece, ha presentato soprattutto un investimento della propria divisione venture capital nella startup Peak Energy Technologies, società specializzata in sistemi di accumulo basati su batterie agli ioni di sodio. Una tecnologia considerata promettente per le applicazioni stazionarie grazie ai costi ridotti delle materie prime, alla maggiore disponibilità del sodio rispetto al litio e a un rischio inferiore di incendi, ma parte di un progetto ancora nelle fasi iniziali, con ricavi limitati e prospettive di crescita che richiederanno tempo per concretizzarsi.
Il problema per GM non è soltanto industriale ma soprattutto a livello di credibilità. Gli investitori chiedono risultati tangibili dopo anni di promesse legate alle auto elettriche, alla guida autonoma e alle nuove tecnologie energetiche. Il motivo? Come detto, molte delle scommesse annunciate dal gruppo non hanno ancora prodotto ritorni significativi. La stessa strategia che punta sulla ricarica bidirezionale, consentendo ai proprietari di auto elettriche GM di restituire energia alla rete durante i picchi di domanda, appare interessante sul piano teorico ma complessa da implementare su larga scala. Richiede infatti l'acquisto di costosi kit dedicati e la collaborazione delle utility energetiche locali. Nel frattempo, il mercato continua a premiare approcci più concreti e immediatamente monetizzabili. Certo, GM mantiene asset importanti, una forte presenza negli Stati Uniti e competenze rilevanti nello sviluppo delle batterie, ma il vantaggio accumulato dai concorrenti e il rallentamento della domanda di veicoli elettrici rendono il percorso molto più accidentato rispetto alle attese. Il rischio è che il colosso Usa resti intrappolato in una lunga fase di transizione. Incapace di replicare nel nuovo mondo dell'elettrico il successo costruito in oltre un secolo di storia automobilistica.