In Cina è scoppiata la “guerra degli showroom”: perché i robot e i giocattoli inguaiano le auto del Dragone

In Cina è scoppiata la “guerra degli showroom”: perché i robot e i giocattoli inguaiano le auto del Dragone
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Nei mall della Cina gli showroom delle auto elettriche arretrano, mentre avanzano robot, giocattoli e brand lifestyle. Per i proprietari degli spazi conta chi porta più traffico, più tempo di permanenza e più ricavi. È così che la nuova economia dell’esperienza finisce per mettere in difficoltà proprio l’industria simbolo del Dragone.
4 aprile 2026

In Cina è in corso una nuova battaglia commerciale che racconta molto bene come sta cambiando l’economia dei consumi urbani: è la “guerra degli showroom”.

Cosa significa? Per alcuni anni, soprattutto nei grandi centri commerciali di Pechino e Shanghai, e delle altre grandi metropoli del Paese, gli spazi migliori al piano terra sono stati occupati dai marchi delle auto elettriche, cinesi e straniere, che li usavano come vetrine di prestigio per intercettare clienti, rafforzare il brand e accompagnare i visitatori verso test drive e acquisti. Oggi però quello schema si sta incrinando. Il rallentamento delle vendite di veicoli elettrici, la maturazione del mercato e la crescente necessità dei proprietari dei mall di privilegiare attività capaci di generare traffico continuo stanno infatti ridisegnando la mappa del retail.

Al posto delle auto stanno arrivando negozi di robot, catene di abbigliamento sportivo e marchi di giocattoli da collezione: categorie molto diverse tra loro, ma unite da una caratteristica decisiva, cioè la capacità di trasformare lo spazio commerciale in esperienza, intrattenimento e richiamo costante per il pubblico. È un cambio di paradigma importante, perché segnala che in Cina la corsa dell’auto elettrica non basta più da sola a monopolizzare l’attenzione dei consumatori e dei locatori.

I robot e i giocattoli pressano le auto cinesi

Secondo quanto raccontato dal South China Morning Post, molti degli showroom di auto elettriche che fino a pochi anni fa occupavano le posizioni più pregiate nei mall di Pechino e Shanghai hanno chiuso, lasciando spazio a una nuova generazione di insegne più redditizie per i proprietari immobiliari. Il quotidiano di Hong Kong ha spiegato che il nuovo appetito per questi spazi viene da marchi legati a trend più freschi, in primis l’hi-tech e il lifestyle.

Tra questi Unitree Robotics per i robot, Pop Mart per i giocattoli e Lululemon per l’abbigliamento sportivo. La logica è chiara: per i gestori dei centri commerciali contano sempre di più i player capaci di garantire visite ripetute, permanenza più lunga e vendite costanti, fattori direttamente collegati all’andamento degli affitti.

Gli analisti di Savills osservano che, con la maturazione del settore EV, molti mall hanno iniziato a privilegiare format più orientati a lifestyle, ristorazione, entertainment ed esperienza, perché producono un flusso di pubblico più regolare rispetto allo showroom automobilistico. Anche S&P Global Ratings sostiene che la qualità del mix di insegne è diventata cruciale per proteggere ricavi e occupazione degli spazi commerciali. In questo quadro, i robot hanno un vantaggio competitivo evidente: attirano curiosità, producono dimostrazioni dal vivo, rendono fotografabile il negozio e generano una viralità che molte concessionarie d’auto oggi faticano a replicare.

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Le auto... non sono più una novità

Sia chiaro: il punto non è che in Cina il settore delle auto è entrato in crisi terminale. Al contrario, il comparto resta centrale nell’industria del Dragone, solo che non ha più lo stesso potere di novità almeno dentro i centri commerciali e i mall. Marchi ormai consolidati hanno meno bisogno di presidiare costosi showroom al piano terra, mentre alcuni gruppi con un ecosistema più ampio, come Xiaomi o Huawei, mantengono una presenza fisica proprio perché possono integrare vetture, elettronica di consumo e casa connessa in una proposta più estesa.

Per gli altri, però, la vetrina automobilistica rischia di diventare meno efficiente del passato. E qui entrano in gioco i nuovi rivali: i robot, che incarnano la prossima promessa tecnologica; i giocattoli da collezione, che intercettano il desiderio di spesa emotiva; e i brand sportivi globali, che beneficiano della ricerca di benessere e status.

La “guerra degli showroom” nasce quindi da una selezione economica molto netta: i mall vogliono categorie che trasformino il traffico in rendita, e oggi molte auto non garantiscono più quel rendimento simbolico e commerciale che avevano nella fase pionieristica dell’elettrico. Per il settore automobilistico cinese è un segnale da non sottovalutare: non basta produrre veicoli competitivi. Bisogna continuare a occupare l’immaginario del consumatore.

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