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Nel panorama dell’automobilismo classico, pochi nomi evocano un fascino così tenebroso e romantico quanto quello della Little Bastard, la Porsche 550 Spyder guidata da James Dean nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte, avvenuta il 30 settembre 1955 a soli 24 anni in un tragico incidente stradale. Più che un semplice veicolo, questa auto è entrata nell’immaginario collettivo come simbolo di ribellione, velocità e destino.
La Little Bastard non era una semplice auto sportiva, ma uno dei modelli più puri di Porsche del suo tempo: una 550 Spyder leggera e potente, con telaio tubolare, motore boxer da circa 110 CV e un comportamento estremamente reattivo per l’epoca. Dean, pilota amatoriale e grande appassionato di corse, l’aveva acquistata appena qualche giorno prima della sua tragica fine per partecipare a una gara su strada vicino a Salinas (California).
Secondo diverse fonti storiche, l’attore si recò a preparare la vettura da Competition Motors con il suo meccanico tedesco Rolf Wütherich, che sarebbe sopravvissuto all’incidente ma con gravi ferite. Durante il tragitto, Dean fu multato per eccesso di velocità, mentre poche ore più tardi la sua Spyder si scontrò frontalmente con una Ford che lo tagliò in una curva sulla Route 466. Dean morì poco dopo il trasporto in ospedale. Il nome “Little Bastard” fu dipinto sulla carrozzeria, secondo alcune fonti da amici o dallo stesso Dean come una sorta di sfida al suo destino, e la vettura venne marchiata con il numero 130 per la gara imminente.
Quello che è realmente accaduto dopo lo schianto ha dato vita a una vera e propria leggenda urbana. Una volta recuperata, la Porsche fu venduta a un noto costruttore e preparatore dell’epoca, George Barris, che, oltre a esporre i resti della vettura in varie occasioni, raccontò di una serie di incidenti sfortunati legati alle parti smontate della Little Bastard. Ad esempio, pezzi recuperati dalla Spyder furono montati su altre vetture e in alcune occasioni furono coinvolti in gravi incidenti, talvolta con esiti tragici.
I racconti di sfortuna si intrecciano con la cultura popolare al punto che oggi si parla di una sorta di «maledizione» dell’auto. Alcune versioni includono incidenti dei trasporti dei resti, ferite di meccanici durante le manovre e persino la sparizione misteriosa dello chassis originale durante un trasporto ferroviario negli anni ’60. La combinazione tra il fascino romantico della figura di James Dean, simbolo immortale di giovinezza, ribellione e velocità, e questi aneddoti ha trasformato Little Bastard in un’icona culturale, ancor più di quanto sia stata la vettura in termini strettamente automobilistici.
Oggi, la Little Bastard è più un fenomeno di culto che una reliquia motoristica. I resti del veicolo, come telaio, motore o trasmissione, sono sparsi o smarriti, e alcuni pezzi pregiati sono stati venduti a collezionisti per somme ingenti o destinati a musei.
La figura di Dean, amplificata dal tragico destino e dal mito della sua Porsche, è stata oggetto di documentari, libri e persino storie di mistero e folklore motoristico. La leggenda di Little Bastard continua ad attrarre appassionati di auto classiche, cinematografia e curiosità culturali, confermando che, anche nel mondo dell’automobile, il confine tra realtà e mito può essere sorprendentemente sottile.