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Le auto a due tempi (II parte). Dalla Trabant alla Vespa 400, l'auto della Piaggio

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Gli anni d’oro delle vetture a due tempi hanno visto realizzazioni di notevole pregio da parte di costruttori europei e giapponesi

Le auto a due tempi (II parte). Dalla Trabant alla Vespa 400, l'auto della Piaggio

Parlare oggi di motori a due tempi per impiego automobilistico può sembrare quasi da visionari, ma in passato la situazione è stata a lungo diversa. Svariati costruttori hanno per decenni prodotto numeri anche imponenti di vetture dotate di motorizzazioni di questo tipo. Viene spontaneo pensare alle umili realizzazioni dell’est europeo (Trabant in testa), ma ci sono state tante altre case a noi più vicine che hanno costruito mezzi di questo genere, talvolta piuttosto evoluti e raffinati per la loro epoca, che andavano ad aggiungersi a modelli più piccoli ed economici. Già all’inizio del XX secolo c’erano stati numerosi progetti (ed erano anche stati rilasciati svariati brevetti) relativi a motori a due tempi destinati ad impiego automobilistico. A un uso agonistico avevano poi pensato molto seriamente negli anni Venti tanto la Fiat quanto l’americana Duesenberg.

DKW: i maestri del due tempi

La casa che ha indissolubilmente legato il suo nome ai motori a due tempi, tanto per auto quanto per moto, è stata la tedesca DKW, il cui contributo all’avanzamento della tecnica nel settore è stato assolutamente eccezionale. Dopo una prima vettura utilitaria apparsa nel 1928, negli anni Trenta questa azienda della Sassonia ha messo in produzione una serie di modelli azionati da bicilindrici con cilindrate di 600 e di 700 cm3 raffreddati ad acqua. Si trattava di piccole e simpatiche vetture a trazione anteriore, che le hanno consentito di diventata una delle più importanti industrie automobilistiche tedesche.

Messerschmitt KR 175
Una curiosa Messerschmitt KR 175

 

Molto interessanti sotto l’aspetto tecnico, anche se prodotti in numeri di gran lunga minori, sono stati i motori a quattro cilindri a V, dotati di due pompe di lavaggio alternative a doppio effetto (che li facevano sembrare dei V6) e di lubrificazione con olio nella coppa, analoga a quella dei quattro tempi! Il modello P 25, prodotto dal 1934 al 1940 in due versioni, aveva una cilindrata di 1100 cm3 e una potenza di 32 cavalli. Sul finire degli anni Trenta la DKW ha realizzato quello che può essere considerato l’antenato di tutta una serie di motori, prodotti anche da altri costruttori; si trattava di un tricilindrico di 900 cm3, destinato alla F9, vettura entrata in produzione solo dopo il termine del secondo conflitto mondiale. Sempre nel periodo prebellico vanno ricordate altre automobili a due tempi, costruite in Germania dalla Goliath (Hansa 400 e 500) e dalla Standard e in Cecoslovacchia dalla Aero e dalla Jawa.

Non può mancare la mitica Isetta

Una volta terminata la guerra l’economia di diverse nazioni era in condizioni disastrose; per assicurare la mobilità a milioni di persone occorrevano mezzi semplici ed economici, ovvero moto, scooter e auto utilitarie, essenziali e con motori di piccola cilindrata. Negli anni Cinquanta hanno avuto una buona diffusione anche le microvetture di schema inconsueto, ridotte davvero ai minimi termini, come la Isetta (prodotta con scarso successo in Italia dalla Iso e in numeri di gran lunga maggiori in Germania, dalla BMW, che la ha dotata di un motore a quattro tempi). Il Messerschmitt KR 175 (poi KR 200), costruito anche in Italia dove veniva chiamato Mivalino, era dotato di due posti in tandem. In entrambi i casi il motore era a due tempi e veniva raffreddato ad aria.

Nel 1957 la Piaggio ha realizzato una piccola vettura dalla estetica molto gradevole che non è stata prodotta in Italia ma in Francia


Tornando alle auto, nel 1946 ha ripreso l’attività la Aero, con la sua Minor, fabbricata all’interno delle officine Skoda, e nel 1948 è stata la volta della IFA, azienda statale della Germania Orientale, con quella che nell’anteguerra era la DKW F8 bicilindrica. Nel 1950 è entrata in produzione di serie la Saab 92, presentata l’anno precedente e dotata essa pure di un motore a due cilindri. La DKW, rinata nella zona occidentale della Germania, dopo avere ripreso la produzione motociclistica è tornata anche alle auto, con la F 89 Meisterklasse del 1950, sviluppo della F8, che veniva azionata da un motore bicilindrico di 700 cm3. Nello stesso anno sono apparse la Goliath GT 700 e la Gutbrod Superior, entrambe con motore bicilindrico raffreddato ad acqua, che nel 1952-53 è stato dotato di iniezione diretta (meccanica, realizzata dalla Bosch), e la Lloyd LP 300, poi evolutasi nella LP 400, che dal 1953 al 1957 è stata costruita in oltre 100.000 esemplari. Si trattava di vetture di tipo molto utilitario e di piccole dimensioni, con potenze assai modeste.

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Il gruppo motore-cambio della Goggomobil era di scuola motociclistica. Dotato di raffreddamento ad aria e di trasmissione primaria a ingranaggi, è stato prodotto in versioni di 250, 300 e 400 cm3


Nel 1953 la DKW ha messo in produzione la Sonderklasse dotata di un motore a tre cilindri di 900 cm3, seguita due anni dopo dalla 3=6, con cilindrata portata a 1000 cm3 e potenza passata da 34 a 38 CV. Nel 1955 la Hans Glas di Dingolfling è entrata nel settore auto con una minivettura denominata Goggomobil, azionata da un motore bicilindrico a due tempi raffreddato ad aria prodotto in versioni di 250, 300 e 400 cm3, con potenze comprese tra 14 e 18 cavalli (e quindi analoghe a quella della Fiat Nuova 500, apparsa nel 1957). Queste piccole auto sono state prodotte per diversi anni, in un totale di circa 280.000 esemplari.

Vespa 400: l'auto della Piaggio

Nello stesso anno la Saab è passata essa pure al tre cilindri, come aveva già fatto la DKW (alla quale i motori della casa svedese si ispiravano), con la 93; con una cilindrata di 750 cm3, la potenza era di 33 cavalli, cresciuti negli anni successivi fino ad arrivare a oltre 40. Nel 1957 la Piaggio ha realizzato una piccola vettura dalla estetica molto gradevole che non è stata prodotta in Italia ma in Francia; si trattava della Vespa 400, dotata di un motore bicilindrico raffreddato ad aria, che è stata costruita fino al 1961, in circa 34.000 unità. Sempre nel 1957 la DKW 3=6 si è evoluta nella Auto Union 1000, vettura con motore tricilindrico da 44 cavalli (50 nella versione “S”), che è stata costruita in 170.000 esemplari ed è rimasta in listino fino al 1963. A titolo di raffronto, prima del 1960 la Fiat 1100 disponeva di 40 cavalli e la Volkswagen 1200 di 30 soltanto.

Iso Isetta
La mitica Isetta montava un motore due tempi

 

La DKW-Auto Union è entrata negli anni Sessanta anche con alcune vetture, dalla estetica moderna e accattivante, dotate di motori con cilindrate di 750, 800 e 900 cm3 e con potenze che andavano da 34 a 40 CV. Si trattava della Junior, della F11 e della F12; quest’ultima ha avuto una certa diffusione anche in Italia ed è stata prodotta fino al 1965 in circa 80.000 unità. Il robusto e semplice tricilindrico a due tempi della casa tedesca, in versione di 1000 cm3, con una potenza di 44 CV è stato impiegato anche su un’auto da fuoristrada, la Munga, realizzata in circa 45000 unità a partire dal 1956. Molto apprezzato, in particolare per impiego militare, era il fatto che il motore aveva solo sette parti mobili (tre pistoni, tre bielle e un albero a gomiti). Non c’era neanche la pompa dell’acqua, dato che il raffreddamento era a termosifone.


Nel 1964 la DKW ha realizzato la F 102, dotata di motore a tre cilindri di 1175 cm3 da 60 cavalli. Costruita fino al 1966, è stata l’autentico canto del cigno della casa tedesca e del motore a due tempi in Germania Occidentale (ma la Munga ha continuato ad essere fabbricata ancora per quasi due anni), con l’unica eccezione delle piccole Goggomobil, che sono rimaste in listino addirittura fino all’inizio del 1969. In Svezia la Saab, che nel 1960 aveva presentato la 96 con motore tricilindrico di 850 cm3, è andata avanti con tale modello fino al 1968, costruendone circa 550.000 unità.

La Trabant, apparsa nel 1957, era dotata di un motore bicilindrico raffreddato ad aria di 600 cm3 e veniva costruita dalla VEB Sachsenring Automobilbau

Trabant: un successo da 3 milioni di esemplari

Le auto a due tempi costruite nella Germania Orientale fanno storia a sé. Sono iniziate come copie delle DKW prebelliche e poi si sono trasformate, più dal punto di vista estetico che per quanto riguarda la tecnica. La Wartburg, il cui motore a tre cilindri era un diretto sviluppo del DKW F9, veniva costruita dalla EMW a Eisenach in uno stabilimento che nell’anteguerra era appartenuto alla BMW; in precedenza era stata fabbricata per alcuni anni a Zwickau dalla IFA. La cilindrata è cresciuta a 992 cm3 nel 1962 e l’estetica è stata riveduta a più riprese. La produzione di questo modello a due tempi è terminata nel 1988 e il marchio è scomparso di scena nel 1991. La Trabant, apparsa nel 1957, era dotata di un motore bicilindrico raffreddato ad aria di 600 cm3 e veniva costruita dalla VEB Sachsenring Automobilbau. Al modello P 50 ha fatto seguito, nel 1962, il P 60, che si è evoluto due anni dopo nel 601 e che è stato prodotto fino al 1989. La potenza è salita dai 18 cavalli iniziali a 23 nel 1962.

1957 Suzuki Suzulight 01
La Suzuki Suzulight SF

 

Essenziali e anche troppo spartane, le Trabant sono state costruite in oltre tre milioni di esemplari. Nella seconda metà degli anni Cinquanta in Giappone hanno iniziato ad apparire le cosiddette Kei-cars, minivetture ultraeconomiche e di struttura semplicissima. Ad azionarle provvedevano quasi sempre motori bicilindrici a due tempi, raffreddati ad aria o ad acqua, che avevano nella maggior parte dei casi una cilindrata di 360 cm3. Meritano di essere ricordate la Suzuki Suzulight SF e la Subaru 360 (comparsa nel 1958). Nel decennio successivo, che ha visto tra l’altro la nascita della Mitsubishi Minica e della Daihatsu Fellow, queste miniauto hanno avuto una notevole diffusione in patria.

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