Londra contro i costruttori: causa da oltre un miliardo di sterline per le emissioni diesel

Londra contro i costruttori: causa da oltre un miliardo di sterline per le emissioni diesel
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Transport for London ha avviato una maxi-causa presso l'Alta Corte britannica contro diversi giganti dell'automotive. L'accusa è di aver manipolato i dati sulle emissioni dei motori diesel, causando all'ente pubblico un mancato incasso miliardario legato ai pedaggi della zona a basse emissioni.
30 luglio 2026

Transport for London (TfL), l'autorità pubblica responsabile della viabilità londinese, ha citato in giudizio presso l'Alta Corte britannica diversi grandi costruttori, tra cui Stellantis, BMW, Jaguar Land Rover e Nissan. L'obiettivo dell'azione legale, riportata inizialmente dal Financial Times, è ottenere un risarcimento di oltre un miliardo di sterline (circa 1,2 miliardi di euro) per recuperare i mancati incassi della Ultra Low Emission Zone (Ulez), la Ztl ambientale della City.

Al centro della controversia legale vi è l'utilizzo di presunti "dispositivi di manipolazione" illegali da parte delle Case automobilistiche. Il TfL accusa i produttori di aver impiegato software di gestione del motore in grado di riconoscere quando il veicolo veniva sottoposto ai test di omologazione, modificandone il funzionamento per ridurre temporaneamente le emissioni di ossidi di azoto (NOx).

Nelle normali condizioni di guida quotidiana, il sistema avrebbe disattivato parte dei controlli, permettendo all'auto di rilasciare sostanze tossiche a livelli nettamente superiori ai limiti di legge. Inoltre, durante una recente udienza preliminare, il TfL ha formalizzato accuse molto pesanti nei confronti delle aziende, ipotizzando i reati di frode (in caso di dichiarazioni volutamente false) o, in subordine, di negligenza.

 

Il nodo dei pedaggi Ulez e il database Dvla

Per comprendere il danno economico lamentato da Londra, occorre analizzare il funzionamento della Ulez. L'area a basse emissioni è stata introdotta nel 2019 e, nel corso del 2023, è stata estesa a tutta la Greater London, arrivando fino ai confini dell'autostrada M25. Le vetture considerate inquinanti e non esentate devono pagare un ticket giornaliero di 12,5 sterline (pari a circa 15 euro).

L'autorità londinese classificava le vetture soggette al pedaggio affidandosi agli archivi della Driver and Vehicle Licensing Agency (Dvla), un database alimentato direttamente dalle informazioni ufficiali fornite dai costruttori. Secondo il TfL, se le Case avessero dichiarato le reali emissioni dei propulsori, i proprietari di quelle vetture sarebbero stati obbligati a pagare regolarmente il pedaggio.

Pertanto, le false dichiarazioni avrebbero generato un duplice danno: un enorme buco economico per le casse pubbliche e un grave ostacolo al raggiungimento degli obiettivi di qualità dell'aria, con potenziali conseguenze negative sulla salute pubblica.

 

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La risposta dei costruttori e le prossime tappe

La vicenda si inserisce in un contesto legale già molto complesso: nel Regno Unito, circa 1,6 milioni di automobilisti accusano diversi costruttori di aver installato software per alterare i test sulle emissioni inquinanti. Ciononostante, lo scorso luglio 2026, un tribunale britannico ha emesso una sentenza largamente favorevole ai produttori, pur lasciando aperta la porta a possibili ricorsi in appello per alcune contestazioni.

Sul fronte della causa miliardaria avviata dal TfL, i costruttori affilano le armi per la difesa. James Cutress, legale che rappresenta Stellantis, ha definito le accuse "estremamente gravi" e portatrici di "potenziali conseguenze molto ampie". La difesa sostiene tuttavia che l'autorità londinese non abbia ancora fornito dettagli sufficienti per consentire al gruppo di predisporre una strategia difensiva adeguata. Nonostante il TfL avesse chiesto ulteriore tempo per raccogliere documentazione, i giudici dell'Alta Corte hanno imposto un calendario stringente: l'atto introduttivo del giudizio dovrà essere depositato entro ottobre 2026.

Tra i possibili scenari legali in via di sviluppo, i costruttori potrebbero difendersi sostenendo che il fatto che il TfL si sia affidato ai dati della Dvla (un'agenzia governativa facente capo al Dipartimento dei Trasporti) escluda una responsabilità finanziaria diretta nei confronti dell'autorità locale. Inoltre, potrebbe essere aspramente contestata anche la tempistica con cui il TfL ha avanzato queste richieste.

 

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