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Negli ultimi anni, il mondo delle auto elettriche (EV) ha puntato gran parte dell’innovazione su batterie più efficienti e autonomia maggiore. Tuttavia, una nuova tendenza sta emergendo: la corsa agli rpm estremi nei motori elettrici.
Mentre i motori a combustione tradizionali si fermano spesso sotto i 10.000 giri/min, i motori EV possono raggiungere velocità di rotazione molto superiori grazie alla loro struttura semplice e leggera. Nel 2025, più marchi, soprattutto cinesi, hanno annunciato motori che superano i 30.000 rpm, portando vantaggi concreti ma anche nuove sfide ingegneristiche.
I motori elettrici tradizionali nelle moderne auto elettriche girano già tra i 15.000 e i 20.000 rpm, molto più in alto degli internal combustion engines anche più performanti. Secondo il report di IDTechEx, portare un motore da 10.000 rpm a 20.000 rpm può aumentare la power density del 69%, mentre toccare 30.000 rpm porta ulteriori vantaggi fino al 41% rispetto a un motore più lento.
Questa “power density” indica la quantità di potenza erogata per unità di massa o volume del motore: più è alta, più efficiente e più compatto può essere il sistema propulsivo. Per i veicoli elettrici ciò significa potenziare prestazioni, ridurre peso e liberare spazio utile per batterie più grandi o bagagliaio più capiente.
Tra le aziende che stanno spingendo questa frontiera troviamo principalmente realtà cinesi: BYD ha presentato un motore da 30.511 rpm e 580 kW per modulo, potenziando prestazioni anche nelle berline di fascia media come Han L e SUV come Tang L. Questo rappresenta un salto notevole rispetto ai 27.200 rpm dei motori Xiaomi montati sulla SU7 Ultra o i circa 20.000 rpm tipici di alcune Tesla Plaid. Anche GAC Motor ha iniziato la produzione di un nuovo motore capace di 30.000 rpm, promettendo non solo prestazioni ma anche un range aumentato fino a circa 50 km grazie alla maggiore efficienza del gruppo motore/inverter.
All’estero, realtà come E‑Cite Motors negli Stati Uniti sviluppano motori con picchi di 26.000 rpm e coppie fino a 4.000 Nm per sportscar elettriche, evidenziando che questa spinta verso altissimi regimi non è solo una esclusiva cinese ma una tendenza globale nell’e‑mobility.
Nonostante gli indubbi vantaggi, raggiungere regimi così elevati non è banale. Perdite parasitiche maggiori, stress meccanici più intensi, problemi di raffreddamento e la necessità di rapporti di trasmissione multipli sono tra le principali criticità che i progettisti devono affrontare.
Il problema nasce dal fatto che all’aumentare della velocità di rotazione aumentano anche le forze centrifughe sul motore e le perdite nei circuiti elettrici, con un conseguente aumento di calore da smaltire. Tecnologie come raffreddamento diretto a liquido, materiali avanzati per i rotori e cuscinetti speciali sono tra le soluzioni su cui si lavora per rendere queste velocità sostenibili su larga scala.
Questa corsa agli rpm potrebbe avere impatti importanti sul mercato automobilistico mondiale, soprattutto se i produttori occidentali risponderanno alla competizione tecnologica lanciata dall’Asia. Marchi europei e americani sono già attivi sul fronte della densità di potenza, con startup come DeepDrive che sviluppano motori più efficienti e meno costosi, mentre altre compagnie puntano su design innovativi come i motori axial flux di alto rendimento.
Se questi trend si confermeranno, potremmo assistere a una nuova generazione di EV con motori più compatti, potenti e leggeri che ridefiniranno le prestazioni, l’efficienza e anche l’esperienza di guida rispetto alle attuali piattaforme elettriche. In un mercato in rapida evoluzione, la “guerra degli rpm” potrebbe diventare un nuovo elemento di differenziazione tra i player globali.