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È una scena classica, quasi un simbolo degli esodi estivi sulle autostrade italiane. Fa caldo, il viaggio verso il mare o la montagna è lungo, e il passeggero sul sedile anteriore decide di mettersi comodo: reclina leggermente lo schienale, si toglie le scarpe e appoggia i piedi sul cruscotto. Un'immagine di puro relax che, purtroppo, nasconde uno dei pericoli più gravi e sottovalutati della sicurezza stradale.
Quella che sembra una postura innocua può infatti trasformare un banale tamponamento in una tragedia, a causa di due fattori che spesso i non addetti ai lavori ignorano: la potenza esplosiva dell'airbag e le rigide normative del Codice della Strada.
Per comprendere il reale pericolo di viaggiare con i piedi sulla plancia, bisogna analizzare come è progettato un sistema di sicurezza moderno. L'airbag lato passeggero è alloggiato esattamente sotto il pannello del cruscotto su cui vengono appoggiati i talloni. In caso di impatto, anche a velocità cittadine (basta un urto a 40 o 50 km/h), i sensori innescano una carica pirotecnica che fa gonfiare il cuscino salvavita in una frazione di secondo.
La velocità di dispiegamento di un airbag supera i 300 km/h e, se al momento dell'impatto le gambe si trovano sopra il vano di fuoriuscita, l'esplosione le trasforma letteralmente in proiettili rivolti contro lo stesso passeggero. La forza d'urto spara le ginocchia direttamente contro il volto, il petto o le orbite oculari della persona. Le conseguenze mediche documentate dai soccorritori in questi scenari sono gravissime: traumi cranici severi, fratture multiple alle ossa facciali e, quasi sempre, la dislocazione o la frantumazione del bacino e dei femori.
Oltre all'esplosione dell'airbag, viaggiare con i piedi sollevati e il sedile eccessivamente reclinato annulla completamente l'efficacia della cintura di sicurezza.
I sistemi di ritenuta sono ingegnerizzati per bloccare il corpo umano trattenendolo nei suoi punti strutturalmente più resistenti: la clavicola e le ossa del bacino. Assumendo una posizione semi-sdraiata, la fascia inferiore della cintura si sposta dal bacino ai tessuti molli dell'addome, mentre quella diagonale si allontana dalla spalla per finire vicino al collo. In caso di frenata d'emergenza, si innesca il cosiddetto "submarining" (effetto sottomarino): il corpo del passeggero scivola in avanti sotto la cintura, subendo gravissime lesioni agli organi interni addominali e rischiando il soffocamento o gravi traumi cervicali.
Oltre ai rischi per l'incolumità fisica, questa abitudine si scontra frontalmente con la legge. Infatti, il Codice della Strada italiano non ammette deroghe sulla postura da tenere all'interno dell'abitacolo.
Nello specifico, l'articolo 169 impone che tutti i passeggeri debbano prendere posto in modo da non limitare la libertà di movimento del conducente e da non ostacolargli la visibilità (e un paio di gambe sollevate possono ostruire la visuale verso lo specchietto retrovisore destro o il finestrino laterale). Ancora più stringente è l'articolo 172, che regola l'uso delle cinture di sicurezza: la legge impone di utilizzarle in modo corretto. Allacciare la cintura mantenendo una posizione sdraiata e con i piedi sul cruscotto equivale, per le Forze dell'Ordine, a un utilizzo anomalo e inefficace del dispositivo.
Le sanzioni per il mancato o scorretto utilizzo della cintura di sicurezza vanno da 83 a 332 euro. Ma il salasso economico maggiore potrebbe arrivare in fase di risarcimento: in caso di incidente, se i periti assicurativi dovessero accertare che i danni fisici riportati dal passeggero sono stati aggravati dalla sua postura scorretta (i piedi sul cruscotto), la compagnia assicurativa può invocare il concorso di colpa. Questo significa che il passeggero si vedrebbe negare una parte consistente (o addirittura la totalità) del risarcimento economico per le lesioni subite.