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Ponte Morandi: il progetto alternativo che piace a Beppe Grillo [Video]

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E' dell'architetto Stefano Giavazzi e prevede giardini, spazi pubblici e privati per imprese e un impianto fotovoltaico che può alimentare le abitazioni di 6.000 famiglie

Sulla ricostruzione del Ponte Morandi crollato il 14 agosto la tensione è piuttosto alta. Sinora l'unico progetto noto al grande pubblico è stato quello dell'architetto Renzo Piano, ma si fa strada un progetto alternativo venuto alla ribalta nelle ultime ore: si tratta di quello dell'architetto Stefano Giavazzi, che ha acquisto notorietà perché è stato rilanciato da Beppe Grillo sul suo blog.

«Proporre concretamente un semplice, e non banale, sistema di riqualificazione dell'area, di messa in sicurezza immediata senza demolire, con estrema flessibilità strutturale e dispositiva, oggi e nel futuro, mediante una "macchina dell'abitare" che produce energia...», lo descrive Giavazzi nel video pubblicato su YouTube che illustra il suo Ponte Morandi alternativo.

L'idea sarebbe quella di installare sulle strutture rimaste in piedi del ponte sul Polcevera una struttura in acciaio in grado di sostenere la carreggiata e dei moduli prefabbricati per ospitare attività commerciali e per il tempo libero. Il tutto alimentato da 10.000 metri quadri di pannelli solari in grado di fornire 16 megawatt di potenza, energia sufficiente per 6.000 famiglie.

«Guardate questo video, è l’ipotesi del progetto del nuovo ponte di Genova. A dir poco geniale!». Così l'ha giudicato nel suo blog Beppe Grillo, che pure è notoriamente un amico di lunga data di Piano.

Di parere contrario invece il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti: «Il progetto di Renzo Piano mi sembra largamente condiviso e molto bello, penso che debba andare avanti quello, se oltre a decidere chi deve costruire il ponte ci mettiamo a discutere da dove iniziamo, se si demolisce in un modo o in un altro, penso che i genovesi vedranno il ponte fra una decina di anni».

  • mario.bianchi1055, Verbania (VB)

    Alle origini del plagio.
    (Genova non è la Rio immaginata da Le Corbusier nel 1929)

    Fondamentale nel primo anno dell’esame di storia dell’Urbanistica in tutte le università del mondo sono gli studi di Le Corbusier per Rio nel 1929, dove cercò di delineare un nuovo (oggi obsoleto) concetto che doveva regolare il rapporto tra architettura e mondo tecnico, diverso dalle sue precedenti proposizioni. A quel tempo, lanciò l'idea di un "edificio autostradale", una mega-struttura che fa parte del paesaggio della città ordinando e organizzando i suoi spazi, senza distruggere il tessuto urbano preesistente e sfruttando le condizioni topografiche del luogo. Questa "figura" e questo concetto culminano nel rafforzare la domanda dell'intervento su larga scala introdotto ad Agache, che permeerà l'intera opera di Reidy.

    Nel 1929, mentre il Piano Agache era ancora in fase di concepimento, Le Corbusier era in visita a Rio e ne approfittò per fare schizzi di alcune idee urbane per la città. Le sue proposte mostravano alcune differenze essenziali in termini di immagini di città e apparivano due modelli di progettazione urbana in conflitto basati su movimenti teorici divergenti. Mentre il piano generale di Agache sembrava essere più preoccupato per gli spazi vuoti definiti dagli edifici piuttosto che dagli edifici stessi, i suggerimenti controversi di Corbusier enfatizzavano l'oggetto architettonico.

    Una delle proposte urbane di Corbusier per Rio era un massiccio e tortuoso edificio residenziale e terziario sormontato da una sorta di tetto autostradale.

    Sebbene la proposta di Corbusier non sia mai stata costruita, i suoi principi di progettazione hanno guidato la maggior parte dei progetti urbani e architettonici realizzati a Rio, dagli anni '30 agli anni '60.

    L'urbanistica modernista (quella del Movimento Moderno e della Carta d’Atene) venne così fondata ed ottenne il consenso tra i progettisti di allora e di qualche nostalgico oggi.

    Rio si trasformò in un enorme cantiere con sviluppi privati ​​e pubblici emergenti in tutta la città. La crescita è stata così rapida che la pianificazione è stata lasciata indietro. La popolazione della città passò da circa 1,8 milioni di abitanti nel 1940 a 2,4 milioni nel 1950 e raggiunse 3,3 milioni nel 1960, mentre il Grande Rio, costituito dalle aree metropolitane della città, si espanse da 2,2 milioni di persone a 4,9 milioni nello stesso periodo.

    A quel tempo, la città di Rio aveva iniziato a mostrare i primi segni di una crescita dinamica urbana incontrollata. Mentre le aree centrali della città stavano affrontando un deterioramento fisico a causa della continua rimozione spontanea della popolazione, i quartieri periferici stavano crescendo attraverso un'espansione urbana sfrenata. Aree ragionevolmente ben fornite, in termini di infrastrutture, venivano abbandonate dalle persone mentre altre parti della città, che mancavano di servizi di base, venivano occupate.
  • Luigi G., Bastia Umbra (PG)

    In questo paese ormai si è perso il senso della concretezza: SERVE UN PONTE...UN NORMALISSIMO PONTE. SE INTERVIENE IL GENIO MILITARE IN UN MESE E' FATTO. PUNTO. E devono fare alla svelta. Basta con queste pseudoinnovazioni che non stanno nè in cielo nè in terra. CON-CRE-TEZ-ZA. E quelli che sostengono che le cose fatte di corsa non vanno mai bene dico: La gatta frettolosa. forse...e ripeto...forse fa i figli ciechi...ma la gatta scema...di sicuro...e ripeto...di sicuro...li fa scemi.
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