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Il dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina torna ad accendersi. Dopo l'inchiesta aperta dalla Procura di Roma su un presunto tentativo di influenzare il parere della Corte dei Conti relativo al progetto, i comitati contrari all'opera hanno intensificato la propria mobilitazione. La raccolta firme promossa dal Comitato No Ponte Capo Peloro ha già superato quota 2.000 adesioni e punta ora a coinvolgere associazioni e cittadini in tutta Italia, chiedendo le dimissioni dell'intero Consiglio di amministrazione della Stretto di Messina Spa.
L'iniziativa, nata a Messina nelle settimane successive all'emergere dell'inchiesta giudiziaria, è stata formalmente trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla Procura di Roma e ai soci della società concessionaria dell'opera, tra cui Ministero dell'Economia, ANAS, RFI, Regione Sicilia e Regione Calabria. I promotori sostengono che la vicenda giudiziaria abbia minato la fiducia nella governance della società incaricata del progetto e chiedono un cambio ai vertici. Parallelamente, la raccolta firme continua anche online e i comitati hanno annunciato l'intenzione di coinvolgere numerose realtà associative sparse sul territorio nazionale, ampliando così la protesta ben oltre lo Stretto.
Tra le richieste avanzate dai comitati non c'è soltanto quella delle dimissioni dei vertici societari. I rappresentanti del movimento chiedono anche maggiore trasparenza sull'iter tecnico del progetto. In particolare, sostengono di non conoscere ancora gli esiti di alcuni test ritenuti fondamentali, come quelli sulla resistenza a fatica dei cavi commissionati alla società giapponese IHI Corporation, oltre agli approfondimenti sulle faglie e sulle altre criticità tecniche evidenziate da alcuni esperti negli ultimi mesi. Nel frattempo, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha trasmesso ai richiedenti parte della documentazione tecnica, composta da circa 500 pagine, che sarà oggetto delle valutazioni dell'organismo chiamato a esprimere il proprio parere sul progetto.
La vicenda conferma come il Ponte sullo Stretto continui a rappresentare uno dei temi infrastrutturali più divisivi del Paese. Da un lato il Governo considera l'opera strategica per collegare stabilmente Sicilia e Calabria e prosegue l'iter autorizzativo; dall'altro, i movimenti contrari insistono sulle criticità ambientali, economiche e tecniche, oltre che sulle ricadute dell'inchiesta giudiziaria ancora in corso. Le prossime settimane saranno quindi decisive sia sotto il profilo amministrativo, con il prosieguo delle valutazioni tecniche, sia sul fronte politico e giudiziario, mentre il confronto tra sostenitori e oppositori della grande opera appare destinato a intensificarsi ulteriormente.