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Targa Florio Classica 2015. Occasione mancata

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La Targa Florio Classica 2015 assume le sembianze di una gara di regolarità. Pochi equipaggi e ancor meno pubblico. Un'occasione persa, a un anno dal centenario. Per fortuna c'era e ci sarà, un marchio prestigioso come Volvo a crederci... Vittoria di Moceri-Bonetti su Fiat 508C.

Targa Florio Classica 2015. Occasione mancata

«La velocità è Dio e il tempo è il demonio» disse un giorno David Hancock, il capo della divisione computer portatili di una nota società operante nel settore elettronico. Vero, tutto vero, quantomeno al giorno d’oggi. Viviamo in un’epoca nella quale la vita accelera sfumando cose, persone e tempo.

 

Quel tempo che dovrebbe accompagnare vita, passioni, sogni. È sempre troppo tardi e non è mai troppo presto. Rallentare, o peggio ancora, fermarsi, non è tollerato. Tutto si misura con la velocità. Successo, soldi, portatili, smartphone, scambi, transizioni, menti, uomini.

 

Sei veloce? Allora sei bravo. Tanto che forse, anche Filippo Tommaso Marinetti, sommo rappresentante dei Futuristi (massimi cultori della velocità) davanti a tanta veloce, schizzofrenica follia,  sgranerebbe gli occhi.

 

Ma poi, ecco che il tempo sembra trovare un ostacolo in un gruppo di uomini e donne, di automobili e di appassionati, capaci di rallentare la velocità per governarla a proprio piacimento. Sono gli equipaggi delle gare di regolarità. Ed ecco che anche la gara di automobili più antica al mondo, la Targa Florio, quest'anno ha cercato di assumere le sembianze (nda termine non romanzato ne tanto meno casuale) di una gara di regolarità classica.

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Il circuito delle Madonie malconcio ha imposto un nuovo percorso. Tutti gli equipaggi sulla "via del Sale" a Marsala

 

Tre giorni di competizione lungo la Sicilia nord-occidentale, alla scoperta di percorsi e territori tutti nuovi. Nuovi per tutti, soprattutto per chi, come Ninni Vaccarella, ha corso la "vera Targa". Sì perché, come vi spiegheremo, il tracciato storico non è più percorribile. E allora, benvenuti alla Targa Florio Classica 2015. Quattrocento novanta chilometri. Trentasei equipaggi e una sola Casa presente con tre equipaggi ufficiali, Volvo.

Povero Vincenzo Florio...

Correvano, in tutti i sensi, i primi anni del Novecento. Alcuni avanguardisti coprivano di colore le tele che si trovavano di fronte dicendo addio alla prospettiva per tendere al “molteplice punto di vista”. Altri, come un tale Vincenzo Florio, in quel di Palermo, desideravano una velocità più meccanicamente “terrena”, dove le macchie di colore lasciavano il posto a quelle d'olio.

 

Piloti di aerei, moto, auto. I primi anni del Novecento furono un tripudio di concerti meccanici. In molti inventarono qualcosa. Vincenzo, dal canto suo, la cui vita ruotò sempre attorno a quattro parole chiave (RAPIDITÀ, ARTE, TECNICA, LIBERTÀ), ideò la Targa Florio, una gara di velocità  lungo un percorso tortuoso, il circuito delle Madonie, lungo ben 148 km, che i piloti dovevano percorrere tre volte. Da lì in poi questa incredibile gara è cresciuta, accogliendo piloti del calibro di Tazio Nuvolari, Clemente Biondetti, Arturo Merzario, Achille Varzi, Jim Redman e il mitico Ninni Vaccarella, che ancora oggi presenzia a tutto quanto porti il nome del cavalier Florio.

 

Ed è proprio il minuto professore palermitano che, a bordo di una Alfa Romeo 4C anche quest'anno ha seguito questa gara. Oggi verrebbe da dire che questa competizione, ideata da quel ricco giovanotto appassionato di motori, nel corso degli anni ne ha viste di tutti i colori  ed è anche cambiata profondamente nella sua formula, passando dalla velocità, al rally, alla regolarità e all'epoca. Oggi è alla ricerca disperata di un'identità. Parafrasando però un altro che la sapeva lunga, ovvero Lorendo de' Medici, del “doman non v'è certezza” e come diventerà la Targa Florio Classica nel 2017 nessuno può realmente saperlo.

Rapidità, arte, tecnica e libertà. Vincenzo Florio sognava tutto questo

 

Una cosa però è certa: il tracciato non sarà quello mitico delle Madonie, come non lo è stato quest'anno, semplicemente perché di quelle strada pochi tratti sono ormai percorribili, circa il 50%. Se poi a questo uniamo che di mezzo ci si è messo anche il crollo di un viadotto autostradale, capirete bene che per rievocare, nel vero senso della parola, la gara più antica al mondo, servirebbe una vera manna dal cielo, e nei paraggi l'unica manna è quella dei dolci della nota pasticceria Fiasconaro.   Ma si sa che la speranza è sempre l'ultima a morire e augurandosi di trovare la formula giusta, l'AC di Palermo in collaborazione con l'Automobile Club d'Italia e ACI Storico, ha dato vita a questa edizione 2016. Tre giorni di gara con la cerimonia di partenza giovedì sera in Piazza Verdi davanti al  bellissimo Teatro Massimo.

 

Alle tappe sono state aggiunte 14 prove cronometrate, la prima delle quali nei viali della città universitaria, nei pressi del “museo dei motori e dei meccanismi” (nda un'apertura al pubblico sarebbe stata gradita).

 

Addio al “vero” circuito delle Madonie dicevamo, per far posto alla “via del sale” così da passare per Erice e sfiorare le Saline di Marsala da dove, tra l'altro, avrebbe dovuto partire una “crono”, poi annullata per un disguido dei cronometristi. L'ultima frazione di gara si è allungata fino ad attraversare alcune località del grande e medio circuito delle Madonie, con un veloce passaggio “sfilata”a Floriopoli, dove sorgono le rovine dei box e delle tribune. E così, tra mille paesaggi mozzafiato, celestiali rumori meccanici, visi coperti da foulard anneriti, reclami, sbalorditive carrozzerie, estenuanti prove cronometrate, problemi meccanici, sapori d'altri tempi, la carovana della Targa Florio Classica, partita da Palermo ha concluso il suo peregrinare nella piccola Castelbuono (PA).

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Ferma al controllo orario la magnifica Bugatti T51 di Peinetti Sergio e Hubert Rosseau

 

L'edizione 2015 ha visto il successo degli equipaggi di Campobello di Mazara, formato da Giovanni Moceri e Danilo Bonetti (Fiat 508 C/1938), Mario Passannate-Annamaria Pisciotta(Fiat 1100 103 del 1955), e Francesco e Giuseppe Di Pietra con un'altra 508 C ma del 1939. alle loro spalle Angelo Accardo-Linda Messina (Fiat 1100/1957), e i tre equipaggi ufficiali Volvo. In ordine: Nino Margiotta con Bruno Perno, Leonardo Fabbri con Vincenzo Bertieri e Massimo Zanas con Barbara Bertini.A corredo della Targa Florio Classica, per dovere di cronaca, c'era anche il Ferrari Tribute che ha visto la vittoria dell’equipaggio laziale composto da Gino Verghini-Lamberto Fuso su 512/ TR del 1992.

Floriopoli... paesaggio spettrale

Un clima spettrale avvolge tutto, se non fosse per un piccolo e interessante museo, il Floriopoli Musuem, sbocciato grazie alla forza “intellettuale”, morale e fisica di alcuni appassionati come Nuccio Salemi, anche curatore del museo storico del motorismo siciliano e della Targa Florio di Termini Imerese. La speranza di Nuccio e di molti altri è che anche i box e le tribune vengano riattate. Vi starete domandando perché nessuno vi ha messo mano? Carenza di fondi? Anche, ma il vero “guazzabuglio” sta nel fatto che le strutture appartengono alla Provincia, peccato che la provincia sia stata commissariata e non esista più. Quindi per lungo tempo tutto è rimasto in un limbo. Per fortuna ora Floriopoli è stata data in gestione all'AC Palermo. 

VOLVO ama il classic

Ci vuole orecchio, per fare certe cose....avrebbe detto il buon Enzo Jannacci. Perchè? Prendete una casa automobilistica come Volvo che dalla lontana Svezia “poco ci azzecca” con la Sicilia e che fino a ora non aveva mai legato il proprio nome alla Targa Florio.

 

Come Florio sognava un futuro con auto più sicure e strade migliori cosi Volvo...

Immaginiamo poi che la sede italiana, Volvo Cars Italia, abbia una P1800, una 544 Sport e una Amazon 122 che non aspettino altro che togliersi un po' di polvere di dosso.

Portarle alla Targa Florio, terreno incontrastato di Jaguar, Porsche, Alfa Romeo, Bugatti e Lancia dando un senso alla cosa, cercando un trait d'union tra il Marchio e la gara senza peraltro avere la tipica ansia da prestazione, non è cosa semplice e farebbe impensierire chiunque. Ma come diceva un nostro amico meccanico, al fianco di una grande auto c'è sempre un grande uomo ed è stato così che qualcuno in Volvo, che "di orecchio ne ha da vendere" (l'interessato capirà), quel filo conduttore lo ha trovato, orchestrando tutto in maniera geniale.

 

La risposta, del resto era nascosta tra le righe della storia di Vincenzo Florio: bastava soffermarsi a leggerle con calma. Il giovane aristocratico palermitano, nel dare vita alla sua gara, aveva due grandi obiettivi: spingere le Case a costruire auto più sicure da condurre su strade sempre migliori. Come Volvo, del resto! «Ecco il trait d'union» urlò quel "qualcuno", passeggiando per i corridoi di Volvo Italia. Questo collegamento andava però trasmesso anche al grande pubblico. Ed ecco che il nostro prode decise di far rappresentare il momento dell'ideazione della corsa in un unico atto teatrale nella sala Onu del Tatro Massimo, a pochi minuti dal via della corsa, da due impareggiabili attori, Domenico Bravo e Roberto Burgio. Il più era fatto. Ora non rimaneva che dare un senso alla partecipazione e capire quanti equipaggi iscrivere. Visto che alla sede italiana della casa di Göteborg amano fare le cose in maniera precisa e perfetta, tre non poteva che essere il numero ideale...

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La Targa Florio è una delle tante iniziative "vintage" che permettono al marchio Volvo, così lungimirante e moderno, di allungare un ponte importante verso il passato dell'automobile

 

Tre vetture con tre equipaggi. A capitanare la squadra, il talentuoso Antonino Margiotta a fianco dell'esperto Bruno Perno, a bordo della bellissima 544 Sport del 1965. Poi Massimo Zanasi con Barbara Bertini sulla P 1800 del 1961 e per finire Leonardo Fabbri e Vincenzo Bertieri con un'auto sempre del '61, la Amazon 122. Bene, entrino i piloti e che la corsa abbia inizio...

Targa Florio Classic 2015

Prendete poco pubblico, shakeratelo con qualche problema organizzativo e tecnico, date una spolverata con un numero di partecipanti davvero esiguo e l'edizione 2015 della Targa Florio Classica è servita. Nessuna vena polemica, ma una valutazione costruttiva, pervasa dall'amarezza che si prova per una grande occasione mancata, una possibilità persa. Per fortuna poi che le bellezze artistiche e quelle meccaniche come la Fiat 8V, Fiat 1100 Ala d'oro, Jaguar E-Type Coupè, Bugatti T51 e la buona compagnia di piloti e amici, hanno spazzato via tutto il resto. 

 

Il nostro tifo era per la Volvo quanto meno perché ha avuto la forza e il coraggio di sfidarsi sul “suolo nemico”, investendo e credendo in questo progetto, dove Case più legate alla Targa Florio non hanno saputo o voluto farlo.  Sì perchè i marchi automobilistici potrebbero portare nuova linfa e dare nuovo vigore e lustro, creando un volano di impareggiabile potenza così da invogliare e incentivare anche i piloti privati che, peraltro, a nostro parere, dovrebbero pagare una quota d'iscrizione inferiore.

 

Purtroppo i privati e le Case si sono un po' distaccate anche per colpa anche delle gestioni precedenti perché nel corso degli ultimi anni, la Targa Florio ha dovuto anche subire abusi senza senso. Abusi come quelli commessi dagli organizzatori di tutte le gare, garette e garine regionali. Ovvero, ogni tipo di gara si permetteva di aggiungere il suffisso “Targa Florio” senza per altro avere spesso nulla a che fare. Questo ha fatto sì che la sua identità andasse via via sfumando. Ora l'AC Palermo cerca di traghettarne la storia fino alla sua centesima edizione che verrà celebrata l'anno prossimo.

Un brindisi alla passione

I piloti hanno mantenuto le paure e il talento del passato. Le auto, invece, il loro fascino e le loro pesanti meccaniche. Solo le strade sono cambiate, quelle sì. Hanno guadagnato l’asfalto perché una volta si correva sulla terra, ma l'impraticabilità, per certi versi, è rimasta quella.

 

L'anno prossimo la Targa Florio classica giungerà alla centesima edizione. Speriamo in bene...

Alla Targa Florio Classica, il tempo sembra essersi davvero fermato e non certo per le automobili che vi partecipano. Il ricordo va ai Primi del novecento perché nonostante le potenzialità di una Regione (a statuto speciale), gran parte del percorso della Targa Florio non è praticabile con un'auto.

 

Storia d’altri tempi verrebbe da dire. Sempre la stessa storia, verrebbe da urlare. Ma poi il pensiero corre ai vecchi amici ritrovati, a quelli nuovi, ai sorrisoni di Margiotta, alle bellezze meccaniche e a quelle territoriali, alle risate davanti a un bicchiere di Carricante e Nerello Mascalese e allora ci viene da alzare un po’ le spalle…Al diavolo Hancock, Marinetti e chi non sa vincere con onore...

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"Oo professore"... Ninni Vaccarella, anche conosciuto come preside volante, ha seguito tutta la gara alla guida di una Alfa Romeo 4c

 

Alziamo invece il bicchiere per chi ci crede, sempre e comunque e per chi ha ancora, nonostante gli enti, le amministrazioni, i detrattori e i politicanti, il sacro fuoco della più pura passione. Quello, per intenderci, di Vincenzo Florio. Quello contaminante di Nuccio Salemi, il curatore del Floriopoli Museum. Quello sano di Ninnì. Speriamo che succeda un miracolo e che sindaci, assessori, presidenti, “onorevoli” facciano qualcosa di reale, tangibile, magari sostenuti da Case automobilistiche lungimiranti come Volvo … La Targa Florio merita molto, troppo di più. La speranza?

 

Credere nelle coincidenze: in pochi lo sanno, ma alla prima edizione del 1906, per via di uno sciopero dei portuali di Genova e Marsiglia, riuscirono a prendere il via solo dieci vetture. Vediamola così, ora partiamo “avvantaggiati”, perché di equipaggi all'edizione 2015 ce n'erano  36. Da appassionati ce lo auguriamo di tutto cuore... 

 

Maurizio Vettor

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