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Dopo il passo falso di gennaio, il mercato dell'auto usata italiano riprende fiato. I dati UNRAE diffusi il 21 aprile fotografano un febbraio 2026 che si chiude con 493.963 passaggi di proprietà, per una crescita dello 0,7% sullo stesso mese del 2025. Un risultato che sulla carta rassicura, ma che merita di essere letto con attenzione perché nasconde una dinamica interna tutt'altro che lineare.
A spingere verso l'alto il totale sono infatti le minivolture, ovvero quei passaggi tecnici effettuati dagli operatori del settore quando ritirano una vettura prima di rivenderla al cliente finale. Questa componente cresce del 3,9%, facendo da cuscinetto al dato meno brillante dei trasferimenti netti, cioè quelli che finiscono direttamente nelle garage degli automobilisti. Questi ultimi, che rappresentano il vero termometro della domanda di chi vuole mettersi al volante di una seconda mano, calano dell'1,9%.
Allargando lo sguardo al bimestre gennaio-febbraio, la fotografia si fa ancora più chiara: 938.116 trasferimenti complessivi, in flessione del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 2,3% rispetto ai numeri pre-pandemia del 2019. Segno che, tra incertezze economiche e attese sul fronte dei nuovi incentivi, gli italiani continuano a prendere tempo.
Il dato più interessante arriva però dal capitolo alimentazioni, dove si sta consumando una rivoluzione silenziosa. Per la prima volta da molti mesi, il motore a benzina si riprende la poltrona di market leader con una quota del 39,2% sui trasferimenti netti di febbraio, stesso identico valore nel cumulato del bimestre.
A pagare il prezzo di questa risalita è il diesel, che perde ben 4,4 punti percentuali rispetto a febbraio 2025 e scivola in seconda posizione al 38,4%. Un crollo che riflette non solo la progressiva uscita di scena delle motorizzazioni a gasolio sul fronte delle nuove immatricolazioni, ma sopratutto il costo attuale e anche la diffidenza crescente verso le limitazioni nelle ZTL delle grandi città e l'incognita regolatoria sugli Euro 7.
La vera storia però la stanno scrivendo le ibride HEV, che conquistano il 12% del mercato dell'usato con una crescita di 2,6 punti rispetto all'anno scorso. Un balzo che conferma come l'ibrido full tradizionale stia ormai diventando la scelta naturale di chi cerca efficienza senza la paura dell'autonomia. Completano il quadro il GPL al 5,4%, il metano all'1,9%, le elettriche pure all'1,2% e le plug-in all'1,7%, queste ultime in crescita di mezzo punto.
Sul fronte dei contraenti, l'usato italiano mantiene la sua identità più genuina. Oltre la metà dei trasferimenti netti, esattamente il 56%, avviene ancora tra privati o aziende senza intermediazione professionale. Un dato che racconta quanto il passaparola, i portali di annunci e il classico "ce l'ha mio cognato" continuino a dominare un mercato che resiste alla piena professionalizzazione.
I passaggi da operatore a cliente finale si fermano al 39%, perdendo quattro decimi di punto, mentre le auto-immatricolazioni crescono al 4,1%. Quest'ultimo dato merita attenzione: sono le famose "chilometri zero" che i concessionari immatricolano per poi rivendere come usato fresco, una leva commerciale sempre più utilizzata per smaltire stock e raggiungere obiettivi.
La mappa italiana dei trasferimenti conferma le gerarchie consolidate ma con qualche movimento interessante. La Lombardia guida saldamente la classifica con il 16,4% del mercato nazionale, guadagnando quattro decimi di punto. Segue il Lazio al 9,8% (in calo di 0,3 punti), poi la Campania al 9,1%, la Sicilia all'8,1% e il Veneto all'8%. Chiudono la top ten Piemonte (7,8%), Emilia Romagna (7,5%), Puglia (6,9%) e Toscana (5,9%).
Un dato che racconta molto dello stato di salute economica del Paese: le regioni del Nord continuano a macinare passaggi grazie a un tessuto economico più dinamico, mentre il Sud mostra resilienza soprattutto nelle aree metropolitane.
Il capitolo anzianità rivela probabilmente la verità più scomoda del nostro parco circolante. A febbraio 2026 il 48,1% dei trasferimenti netti ha riguardato vetture con più di dieci anni di età, con un incremento di 0,8 punti rispetto a un anno fa. Se sommiamo la fascia da 6 a 10 anni, ferma al 17,4%, arriviamo al dato impressionante di due trasferimenti su tre riguardanti auto che hanno già superato abbondantemente la loro prima metà di vita utile.
Le vetture giovani, quelle fino a quattro anni, rappresentano appena il 24,6% del mercato, pur guadagnando un punto rispetto al 2025. Una piccola nota positiva arriva dalle auto con meno di un anno, che salgono all'8,1% nel mese (+1,4 punti), trainate proprio dalle già citate auto-immatricolazioni e dalle riconsegne del noleggio.
Il quadro finale è chiaro: il mercato dell'usato in Italia si muove, ma si muove su un parco circolante che invecchia più rapidamente di quanto si riesca a rinnovarlo. Fino a quando questa forbice non verrà colmata, il dibattito su transizione ecologica, sicurezza stradale e qualità dell'aria continuerà a scontrarsi con la realtà di un'Italia che compra soprattutto auto già vissute.
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