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Venezia inondata, ma non solo: nel 2100 potrebbe sparire un’area grande quanto la Liguria

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Da Nord a Sud, tutte le zone a rischio sommersione per l’effetto dell’innalzamento del livello del mare, una minaccia che tra pochi decenni potrebbe far scomparire buona parte delle coste italiane

Nelle ore in cui Venezia si trova ad affrontare la più grande marea dal 1966, si riaccende il dibattito sull’innalzamento del livello dei mari, un fenomeno in atto in tutto il globo ma particolarmente pericoloso in Italia, vista la conformazione del nostro Paese.

All’inizio di quest’anno a lanciare l’allarme era stata l’Enea, l’agenzia nazionale di ricerca sullo sviluppo sostenibile: secondo i suoi specialisti tra 80 anni potrebbe sparire, inghiottita dalle acque, un’area grande come la Liguria: 5.451 km2 di coste da nord a sud che verrebbero sommerse e con esse tanti porti, snodi essenziali del nostro sistema di trasporti e più in generale per la nostra economia.

Secondo l’Enea, nel 2100 saranno a rischio inondazione oltre a Venezia e alla sua suggestiva Laguna, anche la vasta area nord adriatica tra Trieste, Venezia e Ravenna, la foce del Pescara, del Sangro e del Tronto in Abruzzo, l’area di Lesina (Foggia) e di Taranto in Puglia, La Spezia in Liguria, tratti della Versilia, Cecina, Follonica, Piombino, Marina di Campo sull’Isola d’Elba e le aree di Grosseto e di Albinia in Toscana, la piana Pontina, di Fondi e la foce del Tevere nel Lazio, la piana del Volturno e del Sele in Campania, l’area di Cagliari, Oristano, Fertilia, Orosei, Colostrai (Muravera) e di Nodigheddu, Pilo, Platamona e Valledoria (Sassari), di Porto Pollo e di Lido del Sole (Olbia) in Sardegna, il Metaponto in Basilicata, Granelli (Siracusa), Noto (Siracusa), Pantano Logarini (Ragusa) e le aree di Trapani e Marsala in Sicilia, Gioia Tauro (Reggio Calabria) e Santa Eufemia (Catanzaro) in Calabria.

Ciò perché il livello del mare che circonda l’Italia tra qualche decennio potrebbe innalzarsi di 1 metro circa per effetto del riscaldamento globale e di un altro metro in occasione di eventi atmosferici come onde e vento forte che si sommano al ciclo naturale delle maree.

Ancona, Augusta, Bari, Brindisi, Cagliari, Catania, Civitavecchia, Genova, Gioia Tauro, La Spezia, Livorno, Massa, Messina, Napoli, Olbia, Palermo, Salerno, Savona, Taranto, Trieste e, naturalmente, Venezia, sarebbero i porti che potrebbero essere in tutto o in parte sommersi dai 2 metri in più rispetto al livello del mare attuale che le proiezioni prevedono.

Per quanto riguarda Venezia, una soluzione venne individuata nel 2003 con l’avvio del progetto MO.S.E., una serie di paratie mobili ancorate al fondo della laguna e cave all’interno, in modo che l’acqua possa entrare per fare da zavorra quando si vogliono abbassare ed essere svuotate parzialmente per innalzarle per far fronte all’acqua alta, la più grande minaccia per la città lagunare.

Un’opera che, però, è il caso di dirlo, finora si è dimostrata fare acqua da tutte le parti: dopo 16 anni non è ancora in funzione, tra errori di progettazione e inchieste giudiziarie per tangenti che hanno coinvolto centinaia di persone. La data di completamento doveva essere il 2011 per una spesa totale di 1,63 miliardi di euro, ma la scadenza è stata rimandata al 2021, mentre i costi di realizzazione sono lievitati a ben 5,5 miliardi di euro. Cinque miliardi e mezzo per nulla, viene da dire di fronte alla devastazione della città di San Marco, delle gondole e delle calli.

«Mose rischia di essere uno dei più grandi e clamorosi fallimenti della storia delle infrastrutture in Italia. Nel nostro Paese - spiega il presidente di Federlogistica-Conftrasporto Luigi Merlo - sono a rischio 5500 chilometri quadrati, fra porti, ferrovie, strade. Rotterdam ha realizzato Maeslantkering e la Resilience strategy, Singapore ipotizza investimenti per 100 miliardi di dollari per proteggersi dall’innalzamento del mare sopraelevando le strade di 4 metri e l’aeroporto di 5 metri, In Giappone hanno predisposto un piano per evitare che il 60% delle spiagge sparisca . Il Comune di New York ha istituito l’ufficio Recovery and Resilience a dirette dipendenze del Sindaco. Le città californiane da tempo studiano il fenomeno. In Italia, una penisola fondata sull’economia del Mare si ragiona sempre in termini di emergenza e senza avere impostato la minima programmazione e un piano per adeguare le infrastrutture».

A Venezia si è precipitato il premier Giuseppe Conte, che ha annunciato, come per Genova, una legge straordinaria per far fronte al disastro e la nomina di un commissario. «E’ un'opera (il MO.S.E., ndr) su cui ormai sono stati spesi tantissimi soldi ed è in dirittura finale, ora va completata e poi manutenuta», ha assicurato Conte.

Sarà così? Spera di sì Venezia, ma si dovrebbe iniziare a porsi il problema anche per le aree a rischio sommersione indicate dall’Enea, prima che sia troppo tardi. Come è successo a Venezia.

  • Vadoapiedi

    Ma se il Mose fosse stato in funzione avrebbe retto o creato uno sfacelo peggiore,data la scarsa altezza delle paratie?dubbi leciti...
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