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C'è una cifra che, più di ogni altra, racconta il 2025 del Gruppo Volkswagen: 8,9 miliardi di euro di utile operativo, contro i 19,1 miliardi dell'anno precedente. Un calo del 53% che non lascia spazio a interpretazioni, nonostante il gruppo tedesco abbia fatto registrare ricavi sostanzialmente stabili, 321,9 miliardi di euro, con una flessione di appena lo 0,8%, grazie alla vendita di circa 9 milioni di veicoli in tutto il mondo. Anche l'utile netto segna una battuta d'arresto significativa: 6,9 miliardi di euro, il 44,3% in meno rispetto al 2024. Il margine operativo si ferma al 2,8%, dimezzato rispetto al 5,9% di dodici mesi prima.
Sono questi i dati con cui Oliver Blume, CEO del gruppo, e Arno Antlitz, CFO, si sono presentati alla conferenza sui risultati finanziari del 2025, tenuta alla Borsa di Francoforte.
Il management ha indicato con precisione le ragioni della frenata. La prima e più pesante è quella dei dazi statunitensi imposti dall'amministrazione Trump: effetti diretti sulle esportazioni, effetti indiretti sull'intera filiera, costi imprevisti che hanno eroso i margini in maniera sistematica. La seconda riguarda la Cina, dove la concorrenza dei marchi locali, ormai consolidata e tecnologicamente agguerrita, ha ulteriormente ridotto la quota di mercato del gruppo tedesco in quello che era, fino a pochi anni fa, il principale motore di crescita. A pesare sul bilancio, infine, ci sono i costi di ristrutturazione di Porsche, la controllata che nel 2025 ha visto le vendite calare e l'utile operativo quasi azzerarsi, costretta a rivedere in profondità le proprie strategie di prodotto.
Sul fronte geografico, il gruppo ha saputo compensare solo in parte: le vendite sono cresciute del 5% in Europa e del 10% in Sudamerica, ma il calo registrato in Nord America e in Cina ha vanificato parte di questi progressi.
È proprio nell'annuncio che accompagna i numeri del 2025 che si concentra la parte più dirompente della conferenza. Oliver Blume ha confermato l'intenzione di procedere con il taglio di circa 50.000 posti di lavoro in Germania entro il 2030, pari al 7,4% della forza lavoro totale del gruppo. Una cifra che gli analisti definiscono "drastica", soprattutto perché supera le stime circolate durante le trattative con i sindacati.
Non si tratta di una decisione improvvisa. Nel 2025, grazie agli accordi di contrattazione collettiva e alle prime misure di ridimensionamento, Volkswagen ha già ottenuto risparmi per circa 1 miliardo di euro. L'obiettivo dichiarato è raggiungere risparmi netti annuali superiori ai 6 miliardi di euro su scala di gruppo entro il 2030. Un piano ambizioso, che il management presenta come inevitabile di fronte a un contesto competitivo profondamente mutato.
Nonostante il momento difficile, il gruppo guarda avanti con una road map concreta. Entro il 2027 sono previsti il lancio di oltre 30 nuovi modelli distribuiti tra i vari marchi dell'ecosistema Volkswagen. Per il 2026, le previsioni indicano una crescita del fatturato compresa tra lo 0 e il +3%, un margine operativo lordo tra il 4,0 e il 5,5% e un flusso di cassa netto tra i 3 e i 6 miliardi di euro, segnali di una stabilizzazione attesa, ma ancora tutta da costruire.
Blume e Antlitz hanno sottolineato come il lavoro degli ultimi tre anni abbia "riallineato il gruppo" nelle sue attività core. Ma le parole d'ordine per il futuro prossimo restano due: riduzione dei costi e adattamento. In un mercato globale dove i vecchi equilibri non esistono più, Volkswagen sembra aver scelto la strada del rigore finanziario, accettando, almeno per ora, di pagarne il costo in termini di occupazione.