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CIR 2015. Michele Tassone: «Sogno di diventare forte come Andreucci»

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Rally e Giovani, un’equazione difficile. Molte buone intenzioni, molte chiacchiere e non molte risposte tangibili. Michele Tassone e Peugeot Sport Junior Team sono una di queste | P. Batini

CIR 2015. Michele Tassone: «Sogno di diventare forte come Andreucci»

Genitori ed eccezioni a parte, la parola “Giovani” ha sempre riempito la bocca, perché in buona sostanza l’interesse e l’impegno per le generazioni a venire sono sempre stati un’ideale bandiera promozionale per quelle più vicine all’obsolescenza. E poi perché “giovani” è sinonimo di futuro, di promessa, di guardare avanti. Ma se si guarda, invece, al concreto, oggi a far fatica, e a pagare per gli errori commessi dagli “anziani”, sono per lo più e proprio i Giovani. Sono loro le vittime innocenti di un bug che non è solo sociale e legato al contesto generale, ma che forse si deve al fatto che, evidentemente, più spesso di quanto si pensi la promessa di impegno non è stata mantenuta.


E se i giovani subiscono più di altri la crisi dei nostri tempi “globali”, nel parallelo con il mondo dello sport non sono troppo diversi i fattori limitanti. Nello Sport, però, pensare ai Giovani è vitale perché, propaganda a parte, senza giovani lo sport è destinato a soccombere in tempi brevi. Per questo l’entusiasmo dei giovani è il motore delle discipline sportive, in una “gara” contro l’esperienza degli anziani che li vedrà fisiologicamente, presto o tardi, primeggiare.


Al di là delle congetture pseudo filosofiche, nel mondo dei Rally effettivamente si cerca di fare concretamente qualcosa, almeno per “smuovere” le acque, ed ecco un altro esempio concreto, quello di Peugeot Sport Italia che, con il Progetto Junior Team, continua il lavoro iniziato lo scorso anno con Stefano Albertini, questa volta affidando la 208 R2 ufficiale del Team a Michele Tassone, 24enne piemontese che, come il “collega” bresciano lo scorso anno, avrà il non comune privilegio di disputare un’intera e completa stagione di gare, ovvero l’opportunità impagabile di accedere alla “filiera” dell’esperienza dalla porta principale, quella che porta direttamente all’“Officina dei Campioni”.

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Michele Tassone al volante della 208 R2 durante il Rally di Sanremo

 

Michele, per favore, spigaci come è andata
«Molto semplicemente, ho trovato il contatto di Carlo Leoni, gli ho mandato il mio curriculum vitae e mi sono fatto avanti chiedendo di far parte del loro Progetto Junior Team. Loro mi hanno dato ascolto, ne abbiamo parlato all’inizio telefonicamente, quindi ci siamo incontrati e, rapidamente, ci siamo accordati. Siamo arrivati alla presentazione dei programmi sportivi di Peugeot Italia senza ancora un accordo formale, ma già… d’accordo».

 

La scelta del navigatore è tua, del Team o congiunta?
«Mi hanno subito messo alla prova, lasciandomi libero di scegliere il mio navigatore, e io ho scelto Daniele Michi, con il quale mi ero già trovato bene lo scorso anno».

 

Il Programma…
«Presto detto anche questo. Il Campionato Italiano Rally Junior, ovvero tutte le sei gare che lo compongono. Tre di queste le abbiamo già disputate, restano ora il Targa Florio, San Marino e Roma Capitale. È un accordo di un’intera stagione, con le gare e tutte le attività della Squadra ufficiale Peugeot Sport Italia».

La mia aspirazione è quella di diventare “davvero” Pilota Ufficiale. Peugeot mi considera tale, ma dobbiamo riconoscere che è un privilegio

 

Giovani: quello che si fa e quello che si dice. Cosa ne pensi?
«Faccio parte anche del Progetto di ACI Sport, ma Peugeot quest’anno sta facendo davvero molto per me. Mi ha inserito nel suo Team ufficiale, e ha creduto in me sin dall’inizio. Altri non lo avevano fatto, o avevano promesso ma poi non hanno mantenuto. Per me è bellissimo!»

 

Parliamo di aspirazioni?
«La mia aspirazione è quella di diventare “davvero” Pilota Ufficiale. Peugeot mi considera tale, ma dobbiamo riconoscere che è un privilegio che mi concede dandomi fiducia e un’opportunità. Vorrei un giorno poterli ricambiare, magari diventando un Pilota forte come Paolo Andreucci. È chiaro che ci metto e ci metterò tutto l’impegno possibile».

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Michele Tassone è il pilota entrato a far parte del Peugeot Sport Junior Team

 

Che ambiente hai trovato?
«Ho trovato un ambiente super competitivo e molto professionale. Ma allo stesso tempo ho trovato una famiglia, nel senso che si è creato subito un rapporto molto bello, sereno, una grande unione finalizzata ad uno scopo comune, vincere.»

 

C’è “pressione”?
«Cerco di non farla vedere, ma un po’ di pressione c’è, soprattutto durante i giorni di gara. Bisogna pensare che in un Team come quello di Peugeot Sport Italia si lotta per vincere e si ha a che fare anche con televisioni, giornalisti, pubblico. Sono tutte cose che, se non ci si è abituati, mettono pressione. Si tratta, tuttavia, di una “pressione” tutta mia, il Team me ne mette, mi sollecitano continuamente a non pensare ad altro che alla gara, al concreto insomma. Direi che la pressione è dentro di me. Sono io che mi spingo talvolta a sentirmi sotto pressione, ad avere paura per una sconfitta anche se so che nello Sport bisogna imparare ad accettarle, e a trarne tutto il beneficio costruttivo e di esperienza. Altrimenti, come si fa a crescere?»

Io da Paolo ho sempre cercato di prendere tutto quello che vedevo e che mi era possibile

 

La gara più bella gara di quest’anno?

«Agonisticamente e per il risultato direi il Sanremo, dominato in testa dall’inizio alla fine, ma l’Adriatico è stato molto emozionante, perché abbiamo lottato fino all’ultima Prova Speciale per la vittoria».

 

Quali elementi ti fanno pensare a questa esperienza in termini di crescita?
«Direi che è il contesto generale. Appartenere a un Team Ufficiale, essere a tutte le Gare di un Campionato dovendo pensare solo a correre e a migliorarmi. Partecipare a tutte le attività della Squadra, gli importantissimi test compresi, mi fa capire chiaramente che il mio bagaglio di esperienza, tecnica e dal punto di vista della persona, sta facendo passi da gigante».

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Il maestro naturale di Tassone non può essere che Paolo Andreucci

 

Avversari?
«Testa, naturalmente, che è secondo nella classifica provvisoria dello Junior alle mie spalle, ma anche Damiano De Tommaso, che ha avuto un sacco di guai ma che va molto forte.

 

La più “classica” e scontata delle domande. Il rapporto con un Campione del calibro di Paolo Andreucci e il “travaso” di esperienza. Come avviene?
«Io da Paolo ho sempre cercato di prendere tutto quello che vedevo e che mi era possibile, la professionalità e la bravura prima di tutto. Adesso che siamo nella stessa Squadra Paolo mi da un sacco di consigli, continuamente, e io li divoro avidamente».

 

Fate dei briefing apposta?
«Non necessariamente. Non c’è una regola. Briefing sì, ma i suoi consigli arrivano in ogni momento, in qualsiasi circostanza. Gli faccio un sacco di domande, alle quali lui risponde sempre, e da lui i suggerimenti possono arrivare in qualsiasi momento, molti durante i test, o sotto la tenda del Team, ma anche dopo le ricognizioni o durante la gara».

 

Targa Florio. Che pensieri ti suscita?
«È un rally “mitico”, l’ho disputato negli ultimi due anni e mi è piaciuto molto. Sono strade particolari, molto belle, ma soprattutto è bellissimo il contesto generale, la grande passione della gente in Sicilia, le emozioni che un Rally come questo riesce a suscitare. Sarebbe il caso di ottenere un buon risultato!»

 

Qualcosa da aggiungere prima di chiudere?
«No grazie, mi pare di aver detto abbastanza, e i ringraziamenti a Peugeot ci sono tutti!»

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