“Mi hanno licenziato due volte, ero esausto, avevo perso qualcosa”: Daniel Ricciardo rompe il silenzio sulla fine del suo sogno in F1

“Mi hanno licenziato due volte, ero esausto, avevo perso qualcosa”: Daniel Ricciardo rompe il silenzio sulla fine del suo sogno in F1
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Daniel Ricciardo apre il cassetto dei ricordi più dolorosi: dal "trauma" di Singapore 2024 alla confessione sull'energia esaurita. Ecco perché l'australiano oggi è grato a chi lo ha appiedato
8 aprile 2026

La Formula 1 è ancora ferma ai box. Una pausa forzata, dettata dalla crisi in Medio Oriente che ha portato alla cancellazione delle tappe in Bahrain e Jeddah, costringendo il Circus a un lungo stop. Dovremo attendere i primi di maggio per risentire le power unit delle monoposto in azione a Miami, quarto appuntamento stagionale. A seguire la gara da casa — o forse dal paddock, ma in altre vesti — ci sarà Daniel Ricciardo. L’australiano ha salutato la griglia ormai quasi due anni fa, dopo quella bandiera a scacchi di Singapore 2024 che sancì la fine della sua corsa. Oggi, nel ruolo di ambassador Ford, l’australiano è tornato a parlare di quel "traumatico" addio.

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Sembra ieri, eppure sono già passati due anni da quel giorno: l’ultima domenica di Daniel Ricciardo in Formula 1. Era il weekend di Marina Bay quando, pur senza l’ufficialità immediata, l’australiano lasciò il paddock per l’ultima volta da pilota titolare. Un sorriso amaro, il volto segnato dall’umidità asfissiante e un macigno nel petto. Aveva avuto la sua seconda chance, ma anche quella parabola si era conclusa. Non avrebbe più corso, e non solo per la decisione di Red Bull e Racing Bulls: sapeva, nel profondo, che tornare in pista non avrebbe più avuto senso.

In realtà, Ricciardo aveva già assaporato la fine nel 2022, quando la McLaren annunciò Oscar Piastri al suo posto. Daniel concluse quel mondiale — a bordo di una monoposto non ancora competitiva come quelle che sarebbero seguite — consapevole che dopo Abu Dhabi le luci si sarebbero spente. Poi, l’inaspettata chiamata a metà 2023: il team di Faenza scelse di appiedare Nyck de Vries, richiamando proprio quel "figliol prodigo" che a Milton Keynes era diventato un vincente prima di fuggire, consapevole che Max Verstappen sarebbe diventato il sole attorno a cui tutto il progetto avrebbe ruotato.

Con la Racing Bulls sembrava aver ritrovato il ritmo, fino all'infortunio al polso a Zandvoort che lo costrinse a cedere il sedile a Liam Lawson, lo stesso giovane talento che nel 2024 lo avrebbe sostituito definitivamente. Una storia ciclica e dolorosa, che il vecchio numero 3 — cifra oggi ereditata da Verstappen — ha deciso di chiudere in un cassetto insieme ai ricordi, belli e brutti, di una vita nel Circus.

“Alla fine mi hanno licenziato, questa era la realtà dei fatti”, ha dichiarato Ricciardo al podcast Drive, riferendosi a Singapore 2024. “E credo che, a conti fatti, io sia stato licenziato due volte negli ultimi due anni”. Una confessione cruda, seguita da un’ammissione fatta a Jim Farley, CEO di Ford: “Quella situazione mi aveva prosciugato. Ci ho messo tutta l’anima ed ero esausto”. Nonostante il benservito, Ricciardo ha sorpreso tutti ringraziando la famiglia Red Bull — all'epoca guidata ancora dal duo Marko-Horner: “Sono grato che abbiano preso la decisione al posto mio. Altrimenti sarebbe stato difficile dire ‘Ok, è finita’. In quel caso ho capito che avevo chiuso con le corse: sapevo che era diventato difficile performare ai livelli che mi appartenevano. Per qualche motivo avevo perso qualcosa, ed è giusto ammetterlo”.

“Ci sono persone che ti amano e che continueranno a dirti che sei fantastico, ma per quanto tu voglia loro bene, devi chiudere la porta e prendere la decisione da solo, essendo onesto con te stesso”, ha proseguito Daniel. “Se fossi arrivato alla fine della scorsa stagione, avrei comunque avuto questo dialogo interiore. Sapevo che stava diventando sempre più dura scavare in profondità per ottenere un risultato di cui essere orgoglioso. Vuoi sempre credere che tutti si prendano cura di te, ma nessuno sa davvero cosa significhi essere te e trovarsi nella tua situazione”. Una situazione che Ricciardo ha scelto di elaborare lontano dai riflettori: “Dopo il ritiro, mi sono concesso molto tempo per riflettere e fare finalmente i conti con la mia carriera”.

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