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In Formula 1, gli errori sono parte del gioco. Ma se tradizionalmente era la componente umana a tradire in questo senso, oggi ci pensa pure la sofisticazione tecnologica. Basta guardare al “problema frustrante” occorso a George Russell durante il Gran Premio del Giappone 2026. Il responsabile delle operazioni in pista della Mercedes, Andrew Shovlin, ha svelato un retroscena legato alla lotta di Russell con Charles Leclerc in quel di Suzuka.
“Un bug nel codice del software, dovuto all’aver premuto un bottone e cambiato marcia nello stesso momento, ha fatto sì che la power unit andasse in super clipping e ricaricasse la batteria. Questo ha permesso a Charles di passare”, rivela Shovlin. Qualcuno sui social ci ha scherzato su, dicendo che la power unit Mercedes aveva fatto uno screenshot con una combinazione di tasti tutta sua. Al netto dell’ironia, questi bug nel sistema rendono labile il confine tra errore umano e sbaglio del software.
Spesso nelle prime gare stagionali 2026 abbiamo sentito i piloti parlare di “problemi” nell’erogazione dell’energia. Ma si tratta di mancanze del software o è questione di una gestione inefficace da parte dei piloti? Una cosa non esclude l’altra. Anzi, possiamo dire che vanno a braccetto. Ormai è chiaro che l’algoritmo che regola il modo in cui l’energia viene erogata nel corso del giro in base ai precedenti è talmente sensibile da sballarsi anche a fronte di un input leggermente diverso da parte del pilota.
Alzare il piede dall’acceleratore anche solo del 2% rispetto al giro precedente può portare a un’erogazione di potenza completamente diversa nei tratti successivi della pista. Figuriamoci cosa può succedere nel momento in cui un pilota va a intervenire in maniera più decisa, modificando l’approccio a una determinata curva. O peggio, se arriva un errore le cui conseguenze diventano molto più grandi di quanto non lo sarebbero state nella precedente era tecnica.
Non solo: il pilota è chiamato a un’attenzione maniacale nella gestione dell’energia a livello tattico in tutte le fasi della corsa. E i delta prestazionali elevatissimi tra chi è in fase di ricarica e chi è invece in erogazione, magari pure con l’overtake boost attivo, sono talmente elevati da rendere i sorpassi delle vere e proprie manovre evasive, o degli atti sostanzialmente involontari. Se a questo aggiungiamo che premere due tasti contemporaneamente può portare il software ad andare in tilt, il caos è servito.
Sono le conseguenze dell’eccessiva sofisticazione tecnologica dovuta al vero tallone d’Achille dell’attuale regolamento tecnico della F1, la ripartizione 50-50 a livello di potenza tra endotermico ed elettrico. Partono tutte da lì, le ramificazioni di quello che non va nella Formula 1 di oggi. Mentre i motori restano spenti, a fare rumore sono le discussioni in corso dietro alle quinte per avere dei miglioramenti immediati, non solo nella resa in pista delle normative, ma anche e soprattutto a livello di sicurezza. E Miami in questo senso potrebbe davvero rappresentare un nuovo inizio, anche se non tutto è risolvibile mettendo una toppa al buco.