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Il verdetto delle Qualifiche Sprint del Gran Premio del Canada sul tracciato di Montreal restituisce una Ferrari costretta a inseguire, intrappolata tra le pieghe di una terza fila tutta colorata di rosso che sa di parziale delusione. Mentre le Mercedes blindano la scena artigliando la prima fila con George Russell e Kimi Antonelli, e le McLaren si posizionano come prima minaccia alle loro spalle, in casa Maranello il sesto tempo di Charles Leclerc, immediatamente dietro al compagno di squadra Lewis Hamilton, porta con sé un retrogusto amaro. Non è solo una questione di millesimi o di una mescola Soft che ha faticato a entrare nella giusta finestra di utilizzo, ma di un feeling con la vettura che è mancato proprio nei punti nevralgici del tracciato intitolato a Gilles Villeneuve.
Una sessione sincopata, allungata dalle bandiere rosse, in cui il monegasco non è mai riuscito a trovare la quadra perfetta per sferrare l'attacco decisivo. A fine giornata, le parole del numero 16 della Rossa tolgono ogni dubbio sulle ragioni di questa qualifica opaca. Non si tratta di mancanza di carico o di un bilanciamento errato nei tratti guidati, ma di una vera e propria scommessa a ogni staccata, un esercizio di pura sopravvivenza agonistica che mal si sposa con le pretese di chi vuole lottare per il vertice. “Dobbiamo risolvere i problemi con i freni, altrimenti sarà un weekend molto lungo perché affronto le curve sperando di non andare dritto. A parte le sensazioni in frenata, la macchina va abbastanza bene. Hamilton? È stato molto veloce finora in questo weekend. Io devo lavorare sui freni e spero di ribaltare la situazione domani”, ha commentato il monegasco al termine della sessione.
Il ritratto dipinto da Leclerc è quello di una SF-26 che avrebbe il potenziale per dire la sua, ma che resta monca della fiducia necessaria per aggredire i cordoli e le violentissime frenate dell'isola artificiale di Notre-Dame. Guidare a Montreal con lo spettro del "lungo" dietro l'angolo, dove i muretti sono vicini e non perdonano la minima esitazione, trasforma i 100 km della gara Sprint in una salita ripidissima. Non è la situazione ideale, considerato anche il deficit di potenza della power unit che, su una pista stop-and-go come quella canadese, non può far altro che emergere prepotentemente, danneggiando le performance generali della monoposto.