F1. "Verstappen? Meglio averlo amico. E a Bono insegno le parolacce": Antonelli si racconta tra i segreti Mercedes e la carica per Monza

F1. "Verstappen? Meglio averlo amico. E a Bono insegno le parolacce": Antonelli si racconta tra i segreti Mercedes e la carica per Monza
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In occasione dell'evento IWC a Milano, Kimi Antonelli si racconta a 360°: il rapporto con Verstappen, i segreti via radio con Bono e la sfida del GP di Monza
2 settembre 2026

C’è un sottile e affascinante filo rosso che lega la precisione microscopica dell’alta orologeria alla ricerca spasmodica del millesimo in Formula 1. Lo sa bene Andrea Kimi Antonelli, protagonista a Milano dell’evento firmato IWC Schaffhausenstorico partner del team Mercedes – alla vigilia dell'appuntamento più atteso dell’anno: il Gran Premio d'Italia a Monza. Tra la folla, l'entusiasmo degli ospiti selezionati e il microfono affidato alla voce iconica di Linus, noi di Automoto.it eravamo lì a raccogliere le confessioni, i sorrisi e le battute di un ragazzo che sta imparando a maneggiare la pressione dei grandi mantenendo intatta la spontaneità dei suoi anni.

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A colpirti di Kimi è prima di tutto la naturalezza. Al collo porta un regalo speciale, un amuleto a cui non rinuncerebbe mai, una collanina con una coda di balena acquistata in Sardegna: “È un regalo di mia madre di qualche anno fa. C’è un video sul kart dove mi arrivava quasi al gomito… Sono una persona scaramantica e lo considero un portafortuna: finché non si rompe, lo tengo”. Dal recente tour nella manifattura svizzera di Schaffhausen, l'analogia con il paddock gli è venuta spontanea: “È stato bellissimo scoprire questo mondo e vedere il montaggio di un orologio. Ha molti aspetti che assomigliano alla F1: la precisione, il livello di dettaglio, il rispetto dei tempi e persino i macchinari che usano”.

Ma dal microscopio dell'orologiaio al volante della Stella il passo è breve. E quando il discorso scivola sulla sensibilità di guida, Antonelli tira fuori un concetto caro ai piloti della vecchia scuola come Niki Lauda: la capacità di ‘sentire’ il telaio. “Nella Formula 1 ci sono infiniti componenti e quelli li lasciamo agli ingegneri. Ma le basi è giusto saperle: ti aiuta quando devi spiegare le tue sensazioni. La differenza tra un grande pilota e uno normale è quella di avere il ‘sedere parlante. Alla fine è vero, è quello che ti fa sentire la macchina”.

Sensibilità, ma anche tanta grinta e testa dura. Quando Linus gli chiede della gestione di gara e dei messaggi radio che invitano a rallentare – come capitato anche tra i muretti di Monaco – Kimi risponde con il pragmatismo di chi vive di pura adrenalina: “A me piace mantenere l’intensità. Appena abbasso un po’ la guardia, è più facile che faccia un errore. A Monaco, quando mi dicevano di andare piano, ho fatto un secondo in meno! È il mio modo per mantenere la concentrazione”.

Un approccio aggressivo ma genuino, che gli sta valendo il rispetto di tutto il paddock. Compreso quello del ‘cannibale’ Max Verstappen. Tra i due c'è una stima palpabile: “Abbiamo un bellissimo rapporto. Non so esattamente perché mi abbia preso così bene, ma non mi lamento: è sempre meglio averlo dalla tua parte! Max è una bravissima persona fuori dalla pista. Abbiamo in comune la passione per le GT, infatti un obiettivo sarebbe fare una gara insieme, magari una 24 Ore. Max è fortissimo, completo, ed è peggio averlo sia davanti che dietro: passarlo è una bella gatta da pelare e averlo negli specchietti non ti fa stare tranquillo. È come nei film di paura: credi di averlo battuto e invece ritorna sempre”.

Non manca il lato umano, fatto di radici profonde, affetti e piccoli aneddoti di box. Come il rapporto speciale con Peter ‘Bono’ Bonnington, storico ingegnere di pista di Lewis Hamilton e oggi al suo fianco: “All’inizio, da italiano, io cercavo più il contatto, il cinque, l'abbraccio. Gli inglesi sono più freddi e vedevi che Bono si irrigidiva! Adesso si è completamente ‘sbloccato’. Abbiamo anche un linguaggio in codice... gli ho insegnato un bel po' di parolacce in italiano!”. O come le divertenti dinamiche familiari, tra la sorellina Maggie (“Ha sfruttato la mia immagine per vendere le cartoline autografate facendo le offerte prendi 2 paghi 1, dovrò chiederle la percentuale!”) e papà Marco (“Per permettersi di correre da giovane faceva il DJ la notte e il giorno dopo andava in pista. In vacanza l'ho ingaggiato per suonare in barca, per me lui e mia madre sono fondamentali”). Un affetto profondo lo lega anche a Toto Wolff: “Ha creduto in me fin dal 2018, sono cresciuto con lui. Capisce benissimo il lato umano e quello del pilota, avendolo fatto anche lui”.

Ora però c'è Monza. Una pista che per Kimi evoca il debutto dolceamaro nelle FP1 con la Mercedes nel 2024 e un annuncio che gli ha cambiato la vita: “L'incidente di due anni fa al debutto nelle libere fu una giornata difficilissima. Subito dopo dovevo fare le qualifiche in F2 e sinceramente non volevo neanche scendere in pista. Ma quell'errore mi ha insegnato tantissimo, mi ha fatto crescere come persona e come pilota”.

Nel weekend brianzolo, Antonelli dovrà affrontare una gara in salita a causa della penalità per il cambio di power unit che lo costringerà a scattare dal fondo della griglia. Ma la grinta è quella dei giorni migliori: “Dispiace scontrarla nella gara di casa, ma se guardi il campionato, Monza è la pista migliore dove scontarla. Ci sono i lunghi rettilinei e ti dà tante opportunità per recuperare. Partiremo da dietro, ma si potrà fare una bellissima gara. Ci sono stati casi di piloti arrivati a podio o a vincere risalendo dal fondo... Noi non ci pensiamo, pensiamo solo a dare il massimo e poi si vedrà”.

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