A Monza non si frena più come prima: così le F1 2026 cambiano l'arte della staccata nel Tempio della Velocità

A Monza non si frena più come prima: così le F1 2026 cambiano l'arte della staccata nel Tempio della Velocità
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Meno violente ma più lunghe: le simulazioni Brembo rivelano come le nuove regole 2026 e la gestione dell'energia stiano per riscrivere i punti di staccata e lo stile di guida a Monza
2 settembre 2026

La Formula 1 fa tappa al Tempio della Velocità per il tredicesimo appuntamento stagionale. Tuttavia, questo sarà un Gran Premio d’Italia diverso dal solito, perché in pista a Monza debutterà una nuova era tecnica. Se lo scorso anno Max Verstappen ha siglato il record assoluto di velocità di punta sul giro, per il 2026 la situazione è ben diversa. Lo stesso vale per lo stile di guida dei piloti sul tracciato brianzolo, chiamato ad adattarsi alle nuove esigenze tecniche e ai dettami della gestione dell’energia.

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Infatti, le nuove monoposto obbligano i piloti a rileggere persino uno dei gesti più caratteristici dell’iconico tracciato di Monza: la staccata. Le simulazioni svolte da Brembo per il Gran Premio d’Italia 2026 hanno evidenziato che ci troveremo dinanzi a frenate meno violente rispetto all’edizione precedente, ma più lunghe in termini di spazio e tempo. Un cambiamento che non rende automaticamente più semplice il lavoro del pilota: sposta invece i riferimenti e allunga una fase nella quale precisione, stabilità e gestione dell’auto restano decisive.

Cinque frenate in meno di 8,5 second

Il circuito brianzolo, lungo 5.793 metri, riceve da Brembo un indice di difficoltà pari a 3 su una scala da 1 a 5. È quindi considerato mediamente impegnativo per i freni, nonostante la sua fama di Tempio della Velocità. Il motivo risiede nella particolare distribuzione delle sollecitazioni: in ogni giro ci sono soltanto cinque frenate, per un tempo complessivo inferiore a otto secondi e mezzo. Quattro staccate rientrano nella categoria Hard, anche se in due casi la riduzione di velocità rimane sotto i 100 km/h; la quinta è classificata come Light.

Da 318 a 87 km/h alla prima staccata

Il punto più severo per l’impianto frenante è la prima curva dopo il traguardo. Secondo le simulazioni, le vetture di Formula 1 arrivano a 318 km/h e rallentano fino a 87 km/h: una variazione di 231 km/h completata in 3,22 secondi e nello spazio di 153 metri. Sul pedale il pilota esercita un carico di 111 kg, mentre la decelerazione raggiunge i 3,8 g e la potenza frenante tocca i 1.637 kW. Sono numeri che mostrano quanto la prima staccata resti critica, pur in un quadro di sollecitazioni inferiori rispetto al 2025.

Alla Roggia servono 14 metri in più

Il confronto più indicativo riguarda la curva 4, ovvero la Variante della Roggia. Nel Gran Premio d’Italia dello scorso anno i piloti affrontavano la frenata con una decelerazione di 4,5 g e un carico sul pedale di 159 kg. Per il 2026, invece, Brembo prevede rispettivamente 3,7 g e 108 kg. Allo stesso tempo, lo spazio di frenata sale da 107 a 121 metri, mentre il tempo passa da 2,02 a 2,29 secondi, nonostante una riduzione di velocità inferiore. In altre parole, la staccata perde parte della sua intensità istantanea ma occupa una porzione maggiore della pista; tutto questo per andare incontro alle esigenze di gestione dell’energia, tra super-clipping e lift and coast.

Il nuovo equilibrio tecnico della F1 2026

Il dato della Roggia è una conseguenza concreta delle caratteristiche delle monoposto della nuova era. Il nuovo quadro tecnico non si misura soltanto attraverso velocità massime e tempi sul giro: cambia anche il modo in cui i piloti devono costruire l’ingresso in curva. A Monza, dove le frenate separano lunghi tratti percorsi ad alta velocità, riferimenti più lontani e decelerazioni differenti possono incidere sulla preparazione del sorpasso, sulla difesa della posizione e sulla capacità di evitare bloccaggi nelle fasi più concitate.

Pinze su misura per ogni monoposto

Dietro questi valori c’è un lavoro di personalizzazione da parte dei team che riguarda anche le pinze in alluminio. Brembo realizza soluzioni specifiche per ciascuna monoposto, concordando con le squadre le caratteristiche di rigidità e ventilazione: alcune adottano alette sul corpo esterno, altre pin più stretti e profondi, altre ancora una copertura nella parte superiore. È l’evoluzione di una tecnologia che a Monza ha un legame storico: nel 1988 debuttò la pinza ricavata da un unico blocco di alluminio, poi utilizzata dalle vetture vincitrici di tre edizioni consecutive del GP d’Italia, dal 1988 al 1990, con tre piloti differenti.

Monza celebra il 110° GP d’Italia

L'appuntamento del 2026 coincide con il 110° Gran Premio disputato in Italia. Prima di questa edizione, 75 gare si sono svolte a Monza, 32 a Imola, una al Mugello e una a Pescara. L’impianto costruito nel 1922 per volontà dell’Automobile Club Milano continua così a raccontare l’evoluzione della Formula 1 attraverso uno dei suoi elementi più estremi: non soltanto la velocità, ma il modo sempre diverso di cancellarla prima di una curva.

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