F1. “Inguidabile, ma le regole vanno cambiate”: Binotto vuota il sacco sul motore Audi e attacca il sistema ADUO

F1. “Inguidabile, ma le regole vanno cambiate”: Binotto vuota il sacco sul motore Audi e attacca il sistema ADUO
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Mattia Binotto vuota il sacco sulle prime difficoltà della power unit Audi: "All'inizio il motore era un animale inguidabile". Poi l'affondo politico sul regolamento 2026: "Il metodo di calcolo dell'ADUO va cambiato, meglio legarlo alla classifica"
18 giugno 2026

La Formula 1 si prende una settimana di respiro, smonta le sue imponenti hospitality dopo il weekend di Barcellona e si prepara alla doppietta Austria-Silverstone. È il momento di tirare le somme di questo inizio di stagione europea, ma nel paddock l'aria è pesante, densa di calcoli e sussurri. L'argomento che fa bruciare i motori sussurrati dietro le quinte ha un nome ben preciso: ADUO (Aerodynamic and Power Unit Development Optimization). 

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I dati della Federazione sono in elaborazione dal Canada, ma la matassa è politica e complessa. A Monaco i team hanno visto le prime bozze, e i valori hanno ridefinito i confini delle certezze: la Red Bull, con la sua prima Power Unit fatta in casa a Milton Keynes insieme a Ford, è il benchmark. Il motore endotermico da battere. Una doccia fredda per Laurent Mekies, rimasto a bocca asciutta davanti ai primi verdetti ufficiosi, rallentati nei canali ufficiali solo dalle richieste di ricontrollo della stessa Red Bull.

In questo scenario di attesa e tensione, c’è chi guarda al medio-lungo termine con la lucidità tipica degli ingegneri. Mattia Binotto, al timone del progetto Audi, non si nasconde. Sa perfettamente che la casa dei quattro anelli beneficerà delle concessioni dell'ADUO, ma spegne subito i facili entusiasmi di chi si aspetta miracoli. "Per Audi sarà un beneficio significativo, ed è esattamente ciò che ci aspettavamo", ammette Binotto senza giri di parole. "Fin dall’inizio della stagione sapevamo che la maggior parte del nostro distacco dai top team era sul fronte della power unit. Non è una sorpresa. Ci sarà da lavorare duro. Abbiamo dei piani, ma i benefici non si vedranno nel breve periodo. Spesso la gente crede che una volta ottenuto l'ADUO, la gara successiva si possano portare in pista 10 kilowatt in più. Non funzionerà così. Nel nostro caso, puntiamo a un grande sviluppo, ma più a medio e lungo termine".

L'ADUO per Audi si traduce in ossigeno puro: più budget cap, più ore di banco prova, più libertà di manovra. Ma la Formula 1 del 2026 è una creatura complessa, e il tempo è la variabile più difficile da dominare. "Il nostro è un viaggio lungo, abbiamo fissato un obiettivo per il 2030", ricorda Binotto, sottolineando come lo sviluppo di un motore richieda tempi decisamente più dilatati rispetto a una nuova ala o a un fondo modificato. Un percorso iniziato presto, forse prima di tutti, proprio su quel tracciato di Barcellona che ha ospitato l'ultima gara, la prima vinta in rosso da Lewis Hamilton. "Abbiamo fatto lo shakedown della vettura qui il 9 gennaio", racconta l'ingegnere italo-svizzero, riavvolgendo il nastro dei ricordi e delle emozioni di quel debutto invernale. "Siamo scesi in pista molto prima degli altri perché, essendo un team completamente nuovo e un costruttore di power unit debuttante, sapevamo che la curva di apprendimento a livello operativo sarebbe stata enorme".

I primi chilometri sono stati uno shock, un corpo a corpo brutale tra i piloti e una power unit ancora un "animale" da domare. "Se guardo all'inizio della stagione, la cosa su cui siamo migliorati di più è la gestione in pista, l'affidabilità, il funzionamento delle sessioni. Ma se penso a quando i piloti sono saliti in macchina la prima volta... la sorpresa più grande è stata la guidabilità. L'auto era difficilissima da guidare. Il motore era letteralmente inguidabile, così come il cambio. Oggi, dopo pochi mesi, è proprio lì che abbiamo fatto i passi in avanti più importanti, grazie alle calibrazioni del software per rendere questi 'animali' così complessi il più fluidi possibile".

Ora, con i dati ADUO che congelano i valori dei motori elettrici misurando i delta di potenza pura in kilowatt, Audi sa dove colpire. Le concessioni si concentreranno sull'efficienza della camera di combustione, anche se Binotto sa che la performance totale è un mosaico fatto di batterie, inverter e dimensionamento del turbo. Resta però il dubbio politico, il veleno che scorre nel paddock dopo le indiscrezioni di Monaco sul primato della Red Bull e non della Mercedes, che ha vinto sei delle gare finora disputate. Questo sistema di compensazione, nato per aiutare chi è rimasto indietro, sta davvero funzionando o rischia di alterare la lotta al vertice? Binotto riflette, propone una visione: "Il principio dell'ADUO si basa sui kilowatt di differenza. È l'approccio giusto? Potremmo discuterne. Forse per il futuro dovremmo stabilire un sistema diverso, simile a quello del telaio, basato sulla classifica del campionato precedente. Se l'obiettivo è la convergenza delle prestazioni per avere una griglia più compatta, basarsi sulla classifica sarebbe la via più lineare, creando un quadro unico tra telaio e motore. I team migliori non avrebbero vantaggi, i più lenti avrebbero più opportunità. Ma oggi le regole sono scritte così, e dobbiamo avere piena fiducia nella FIA".

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