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La lunga attesa è finita. Dopo il silenzio forzato imposto dalla cancellazione dei round in Bahrain e Arabia Saudita, la Formula 1 riaccende i motori e lo fa in uno scenario che sembra scritto dal miglior sceneggiatore di Hollywood. Il Gran Premio di Miami non è solo il quarto appuntamento di un mondiale 2026 finora frammentato, ma rappresenta il vero "homecoming" per la Cadillac. Davanti al pubblico di casa, il team americano debutta con una livrea celebrativa.
Foto copertina: ANSA
Graeme Lowdon, team principal della scuderia, non nasconde l'emozione mista alla consapevolezza di chi sta costruendo un impero partendo da un foglio bianco. "Mi ha colpito pensare l'altro giorno che la Ferrari ha corso 1.100 Gran Premi e persino la Haas ne ha superati 200", riflette Lowdon alla vigilia del weekend ai nostri microfoni. "Per noi questa è solo la gara numero quattro. Portare un pacchetto di aggiornamenti così sostanzioso in questa fase è un segnale incoraggiante della forza della nostra struttura".
Il debutto americano coincide infatti con il primo grande step evolutivo della monoposto, oltre all'introduzione dei correttivi al regolamento tecnico. Un pacchetto che Lowdon definisce "considerevole" e che tocca quasi ogni area nevralgica: dal fondo, cuore pulsante dell'aerodinamica moderna, ai cestelli dei freni anteriori e posteriori, fino all'ala anteriore. Non si tratta solo di performance pura, ma di un mix tra efficienza aerodinamica e una necessaria cura dimagrante per risparmiare peso.
Tuttavia, la sfida è resa più complessa dal format della Sprint Race. Con una sola sessione di prove libere a disposizione, seppur leggermente allungata, validare una tale mole di novità è un esercizio di equilibrismo tecnico. "Non è l'ideale avere aggiornamenti così pesanti in un weekend Sprint perché il tempo per analizzarli è pochissimo - ammette Lowdon - ma dovremmo averne a sufficienza. Vedremo domani il verdetto del cronometro rispetto al delta dei nostri avversari".
La pausa di cinque settimane, causata dalle tensioni in Medio Oriente, è stata per la Cadillac un'arma a doppio taglio. Da un lato ha permesso di lavorare con calma sui banchi prova, effettuando test K&C e rig (acronimo di kinematic and compliant) multiconnessi che solitamente il calendario serrato impedisce; dall'altro, ha rischiato di spezzare quel ritmo operativo che la squadra stava costruendo gara dopo gara. Lowdon parla di "memoria muscolare" del team: "Tra Melbourne, Shanghai e Suzuka avevamo fatto un salto operativo enorme, superando una squadra e accorciando le distanze su un'altra solo grazie all'esecuzione dei processi. In questa sosta abbiamo cercato di non perdere l'abitudine simulando ogni singola procedura".
Mentre in pista si attende il responso dei dati, fuori dai box il calore del pubblico di Miami è già palpabile. Per Cadillac, il sostegno dei fan non è solo un contorno, ma una validazione del progetto. "L'anno scorso a Austin, camminando per strada con il logo Cadillac sulla camicia, la gente ci fermava dicendo che non vedeva l'ora di vederci correre. Sentire che ci sono fan che si stanno avvicinando alla Formula 1 proprio grazie a questo marchio è una sensazione fantastica. Sentiamo di portare qualcosa di diverso in questo sport".
Il progetto continua a espandersi anche sul fronte umano e infrastrutturale. Lowdon ha confermato che Zhou Guanyu, terzo pilota, avrà presto l'occasione di testare la vettura reale nei test Pirelli dopo Barcellona, dopo aver macinato chilometri al simulatore. Nel frattempo, il reclutamento non si ferma: con 143.000 candidature ricevute, la scuderia sta selezionando i migliori talenti per popolare la nuova sede di Indianapolis. "Vogliamo essere il team in cui tutti vogliono entrare e da cui nessuno vuole andarsene", conclude Lowdon.