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Si è giocato tutto sulla vertiginosa pendenza di curva 3 il doppio zero della Ferrari nel Gran Premio d’Olanda 2025 di Formula 1. È bastato che Lewis Hamilton mettesse le ruote su una parte del cordolo con una vernice resa più scivolosa dalle leggere gocce di pioggia che stavano cadendo sulla pista di Zandvoort perché il sette volte campione del mondo andasse a vanificare quanto di buono avrebbe potuto cogliere in un weekend di gara in cui sembrava aver trovato un miglior feeling con la SF-25. L’ha definita nervosa pur riconoscendone i miglioramenti, aprendosi alla stampa dopo aver infranto le sue speranze contro il guard-rail.
Dopo la gara il team principal della Ferrari, Fred Vasseur, ha sottolineato come prima dell’incidente Hamilton stesse mostrando dei segnali incoraggianti, specie se paragonati alla disastrosa prestazione in Ungheria. Ma dei timidi sentori di progresso non sono abbastanza per un sette volte campione del mondo di Formula 1. E se certi errori in condizioni miste – o quasi - possono capitare anche al pilota più navigato, lo sbaglio di Hamilton arriva nel contesto di una stagione decisamente sotto le aspettative che avevano suscitato le nozze tra il talento più prolifico di tutti i tempi e la Rossa. Oltretutto, ad Hamilton è stata comminata una sanzione di cinque posizioni in griglia a Monza per il mancato rispetto della doppia bandiera gialla nelle procedure pre-gara.
Non c’è invece nulla da recriminare sulla condotta di gara di Charles Leclerc, coriaceo e per questo convincente nel suo duello senza esclusione di colpi con George Russell. La manovra di Leclerc in curva 10, con tutte le ruote nella ghiaia, aveva un sapore d’altri tempi. Con buona pace della reazione di Russell, che nel contatto ad alta tensione con Leclerc ha rimediato dei danni notevoli alla sua Mercedes W16. D'altronde, i commissari non hanno ritenuto opportuno sanzionare il monegasco. Avremmo comunque qualcosa da ridire sulla tendenza dei commissari a posticipare dopo la conclusione della gara decisioni che potrebbero benissimo essere prese senza sentire le parti in causa, ma in questo caso cambia poco.
La gara di Leclerc era destinata a naufragare comunque, e in maniera molto più macroscopica di una potenziale penalità. A mettere il punto sulla corsa di Leclerc ha pensato un eccesso di aggressività di Andrea Kimi Antonelli, che nel tentativo di passare ad ogni costo Charles gli ha speronato l’ala posteriore, innescando una carambola che ha castrato il muso della SF-25 del monegasco e le sue speranze di cogliere punti importanti. A far convergere pericolosamente le traiettorie di Antonelli e Leclerc aveva pensato la scelta della Ferrari di far rientrare quest’ultimo per montare un treno di rosse. Charles non era d’accordo, ma era destinato a non poterle sfruttare comunque.
Antonelli dopo la gara si è presentato davanti ai giornalisti con un inevitabile fare contrito, fermandosi per un attimo a riflettere rivedendosi passare davanti le immagini del suo macroscopico errore, cui ha fatto seguito pure una penalità di cinque secondi per eccesso di velocità in pitlane. Commettere sbagli fa parte della curva di apprendimento di un rookie. Ma viene da pensare che forse sarebbe stato opportuno consentire a Kimi di vivere i suoi alti e bassi senza essere esposto brutalmente in quanto pilota di un top team. Soprattutto se si valuta il percorso di crescita senza sovraesposizione del ragazzo che a oggi è il miglior rookie dell’anno.
Il podio di Isack Hadjar può sembrare frutto della buona sorte, ma è arrivato per merito. Se Hadjar si è ritrovato nelle condizioni per poter approfittare del ko tecnico di Lando Norris è perché si è reso protagonista di una qualifica perfetta su una pista nervosa, su cui trovare il ritmo giusto non è semplice. Arrivato in F1 senza l’imprimatur del potenziale campione, Hadjar sta dimostrando che la condotta dei rookie si può misurare solo sulla distanza. I giovani talenti di oggi, capaci di comportarsi come professionisti consumati anche se acerbi anagraficamente, sono in grado di adattarsi subito alla F1. Ma solo chi è costante lascia davvero il segno.
Chi l’avrebbe detto, vedendolo piangere calde lacrime dopo l’errore al debutto in Australia, che Hadjar meno di sei mesi dopo si sarebbe preso il suo primo podio in carriera. È un talento da seguire, Isack, determinato e fiero. Il ragazzo a cui qualcuno ha chiesto di sorridere di più oggi lo ha fatto con la naturalezza di chi sapeva di aver scritto una pagina importante della sua carriera. Magari quella che gli consentirà di poter scrivere un nuovo capitolo il prossimo anno, votandosi alla causa della Red Bull accanto a Max Verstappen, l’uomo con cui oggi ha condiviso il podio.
Max si è dimostrato ancora una volta infinitamente più forte della sua RB21, di cui riesce a ridurre le limitazioni servendosi del suo talento per smussarne gli angoli. Ma di fronte alla McLaren di oggi anche il re della F1 è costretto a inchinarsi. Di cosa è capace la MCL39 lo si è capito chiaramente nelle fasi finali della corsa, quando Piastri e Norris con le hard erano molto più efficaci di Verstappen e Hadjar con le rosse. Un doppio vantaggio di mescola non è stato abbastanza. E con l’orizzonte dei team già proiettato verso il 2026, questa stagione ha un copione già scritto. Forse anche per il mondiale piloti.
Il ritiro di Lando Norris, tradito dolorosamente dalla sua MCL39 a pochi giri dalla fine della gara, è il più sofferto, perché non è dovuto alle sue fragilità, ma a quelle – inaspettate – della vettura. È uno scherzo beffardo del destino che tutto questo sia accaduto in un momento in cui Lando sembra aver trovato una certa stabilità di fondo. Quella di cui gode da sempre il suo rivale, Oscar Piastri, che oggi nel post gara si è sciolto in un sorriso. È umano anche lui, per quanto glaciale possa sembrare. E nel giorno in cui la Ferrari ha perso tutto in una sola curva, Piastri potrebbe aver fatto scacco matto.