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Era cominciato tutto col cambio di regolamenti del 1989 che di fatto aveva vietato i potenti motori turbo. Un’occasione d’oro per la Ferrari per tornare a montare sulle sue macchine il glorioso 12 cilindri e dimenticare degli anni ‘80 con più delusioni che altro. Nacque così la 640 F1: nuova nell’aerodinamica e nel rivoluzionario cambio semi-automatico, la “papera” si era dimostrata una macchina velocissima, a tratti quasi più veloce della McLaren di Senna e Prost, arrivando a podio in tutte le gare che aveva concluso vincendone tre. Il bottino finale però fu misero: 59 punti ed una serie infinita di ritiri, in gran parte causati dall’acerbo cambio elettronico.
Per iniziare gli anni ‘90 con il piede giusto bisognava innanzitutto risolvere questi problemi e la Ferrari decise quindi di affidarsi in primis ad una guida esperta come Prost, che dopo il controverso titolo dell’89 aveva rotto ogni rapporto con Senna e la McLaren. Qui, oltre al numero 1, il Professore aveva anche portato in dote una nuova mentalità di lavoro da campione affermato e grazie alla formidabile 641, anche a dispetto di un rapporto non semplice con Mansell, arrivò a giocarsi il titolo fino al Suzuka-bis in cui Senna si vendicò dell'anno prima speronando il rivale alla prima curva senza troppi complimenti, mettendo così le mani sul secondo alloro iridato.
La macchina del 1991 quindi avrebbe dovuto raccogliere la pesante eredità della F1-90 che era andata vicinissima al trionfo. Pertanto in Ferrari si decise di seguire una filosofia conservativa adeguandosi ai pochi aggiornamenti regolamentari. Anche ad una prima occhiata quindi, la nuova 642 appariva quasi come un passo indietro, risultando molto più simile alla 640 del 1989.
La stagione cominciò comunque in modo positivo. Al debutto sul cittadino di Phoenix Prost giunse secondo appena dietro al rivale Senna, mentre il nuovo arrivato Alesi pur ritirato fece segnare il giro più veloce della gara. Nei successivi GP però, l’arretratezza e i difetti congeniti del progetto cominciarono a venire a galla e la 642 si dimostrò parecchio più lenta di Williams e McLaren. Il picco arrivò poi a Imola, dove Prost non prese parte nemmeno alla gara dopo un errore nel giro di schieramento.
Ad una situazione interna alla squadra già poco felice, si aggiunse quindi il malcontento dei media italiani e dei sostenitori del Cavallino nei confronti del transalpino che dunque decise di entrare in silenzio stampa proprio in concomitanza dell’allontanamento del direttore sportivo Cesare Fiorio.
Serviva qualcosa di drastico per risollevare le sorti di una stagione che ancor prima del giro di boa sembrava già da buttare e così in pochi mesi la 642 venne accantonata e sostituita dalla 643, ultima e più estrema evoluzione della stirpe iniziata con la F1-89.
La nuova nata si distingueva dalla 642 soprattutto per il musetto più sottile e spiovente, che seguiva in parte la nuova tendenza iniziata dalla Tyrrell di separare ala anteriore e muso. La revisione era stata fatta anche sulle pance che ora apparivano più basse, larghe e corte fino al profilo a Coca-cola del retro. Anche il V12 venne rivisto nelle dimensioni, con un alesaggio maggiore e una corsa minore che pur diminuendo la cilindrata totale migliorarono la potenza. La 643 aveva l’ingrato compito di risollevare sia le sorti della stagione della Rossa, sia il rapporto tra la squadra e Alain Prost, arrivato ad un minimo storico.
Il debutto venne quindi fissato al 7 luglio, per il GP di Francia da disputarsi sul nuovo circuito di Magny-Cours. Indubbiamente la macchina era esteticamente molto più armoniosa della 642 e la speranza generale era che potesse essere tanto veloce quanto bella. In effetti in terra d'oltralpe la macchina non sfigurò e Prost, dopo essersi qualificato a 2 decimi dal poleman Patrese, comandò la gara fino a pochi giri dal traguardo quando dopo un’incertezza venne scavalcato da Mansell. Alesi si piazzò invece quarto completando quello che fino ad allora rappresentava complessivamente il miglior risultato della stagione.
La verità, che poi divenne evidente nelle gare successive, era però che quelle illusorie prestazioni erano state un’eccezione dovuta soprattutto all’asfalto molto liscio e regolare del circuito francese che di fatto aveva nascosto i difetti della 643. La nuova Rossa infatti mal sopportava i circuiti più tortuosi e aveva svariati problemi di guidabilità generale.
Portata in pista in tempo record, dal punto di vista delle sospensioni e del telaio la 643 pagava già un discreto gap di sviluppo rispetto alla McLaren di Senna e alla super-tecnologica Williams FW14 che adottavano soluzioni decisamente più all’avanguardia. Nel resto della stagione Prost agguanterà altri 3 podi e un quarto posto, ma non si avvicinerà mai più alla vittoria incappando anzi in molti ritiri.
Se da un lato del box Alesi professava un’amore incondizionato per il Cavallino, che nel bene e nel male condizionerà la sua carriera, dall’altro c’era un Prost molto più pragmatico che invece non nascondeva affatto gli attriti con la squadra. Oltre alle giustificate critiche alla macchina giudicata molto nervosa e difficile da guidare pare che il Professore avesse mal sopportato le voci di un possibile avvicinamento di Senna alla Ferrari, dove Alain si era accasato proprio per non dover più dividere il box con il brasiliano.
Tutti questi nodi vennero poi al pettine nel GP del Giappone del 20 ottobre 1991, quello che assegnerà il titolo all’eterno rivale Senna. Prost, giunto quarto a più di un minuto dal vincitore, si presenta in conferenza stampa e definisce la 643 “un orribile camion” a causa dello sterzo molto duro e poco reattivo. In Ferrari ovviamente nulla passa sotto silenzio e le parole del francese fanno andare su tutte le furie i vertici del Cavallino che senza tanti complimenti mettono alla porta il francese, reo di aver leso l’immagine della Ferrari. Il matrimonio iniziato tra tante aspettative meno di due anni prima si era concluso così, nel veleno e senza lieto fine.
Di quella storica dichiarazione se ne sono dette tante. Qualcuno dice addirittura che fosse tutto una montatura affinché Prost potesse liberarsi in anticipo da una Ferrari in cui ormai correva da separato in casa. La verità, è invece molto più semplice. In quel infausto GP infatti Prost aveva accusato un problema idraulico agli ammortizzatori e alla valvola dello sterzo, che avevano reso la 643 estremamente dura da guidare.
Le parole del francese, di fatto del tutto prive di malizia, erano un tentativo molto diretto per spiegare il problema tecnico accusato dalla macchina, ma in quel momento rappresentavano anche un succulento assist per tutti i giornali dell’epoca che non si fecero scrupolo a gettare benzina sul fuoco delle polemiche: Prost: “La Ferrari è un camion”. Troppo ghiotta l'occasione per accaparrarsi lo scoop.
La sensazione, anche prima di questo storico episodio, fu comunque che la storia tra Alain e la Rossa fosse destinata a finire dopo il disastroso 1991.
Al momento di tirare le somme però sarà Alain ad uscire vincitore da questa vicenda e a prendersi la sua personale rivincita. Innanzitutto perché il rimpianto 1990 rimarrà l’unica eccezione nel deserto di risultati della Ferrari della prima metà del decennio ma soprattutto perché dopo un anno sabbatico il transalpino metterà finalmente le mani sul quarto alloro iridato nel 1993, al volante della futuristica Williams FW15C.
Quanto alla 643, pur non avendo raggiunto risultati di rilievo, è passata alla storia come una delle vetture più riconoscibili dei primi anni ‘90 e come una delle Ferrari da corsa più belle di sempre. Dietro alle linee filanti e al glorioso V12 si nascondeva però una realtà molto amara. Figlia di un momento di transizione molto difficile per la Scuderia, fu anche preludio di una crisi tecnica profonda che si sarebbe protratta fino al salvifico approdo di Michael Schumacher e che nel disastroso biennio '92-'93 avrebbe toccato il suo punto più basso.