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Oscar Piastri si presenta al fine settimana di Silverstone forte del solido quarto posto conquistato sul circuito di Spielberg. Un risultato importante, che ha ridato slancio alla McLaren dopo il weekend complesso e opaco di Barcellona, ma che non cancella l'approccio strutturalmente pragmatico, quasi distaccato, che contraddistingue il giovane talento australiano. Alla vigilia del Gran Premio di Gran Bretagna, il pilota di Woking ha messo in luce la complessa transizione tecnica che le squadre stanno affrontando, evidenziando soprattutto il divario che balla tra lo "show televisivo" dei sorpassi facili e la reale, pericolosa complessità fisica a bordo delle monoposto di ultima generazione.
Il pilota australiano non nasconde che la performance sottotono di Barcellona sia servita da forte stimolo per ricalibrare i processi operativi e l'assetto, permettendo alla MCL38 di tornare a esprimere il proprio potenziale competitivo in Stiria. "Direi che sicuramente molti aspetti del lavoro fatto a casa si possono trasferire ovunque" – spiega Piastri. "Non c'era necessariamente un problema specifico legato a piste come Barcellona o l'Austria, o a quel tipo di temperature. C'erano, sì, alcune cose generali su cui avremmo potuto fare semplicemente meglio. Penso che Barcellona sia stata un po' un campanello d'allarme: se ci lasciamo sfuggire le cose, gli altri sono subito lì. L'Austria invece ci ha riportato al livello a cui saremmo dovuti essere. C'erano alcune specificità su quel tipo di piste e in quel tipo di gare, come la gestione delle gomme e cose del genere, ma non credo che la nostra capacità di farlo sia mai stata davvero in discussione. Si trattava solo di assicurarsi di guardare nei posti giusti e fare le cose corrette".
Nonostante una stagione caratterizzata da forti oscillazioni e da problemi di affidabilità che, a rotazione, hanno colpito l'intera griglia di partenza, la classifica corta vede Piastri stabilmente agganciato al treno dei migliori. Tuttavia, l'australiano rigetta facili entusiasmi legati alla pura aritmetica del mondiale, preferendo la concretezza dei fatti alla speculazione sui piazzamenti. "Personalmente non penso che sia stato un ottimo inizio di stagione. Per quanto mi riguarda, credo ci siano stati alcuni punti forti: il Giappone è stato molto solido, l'Austria è stata molto forte alla fine, e alcune delle altre gare sono andate bene, ma in ottica campionato tutti hanno avuto problemi di affidabilità a un certo punto. Che io abbia cinque punti in più, che sia settimo o ottavo invece che quarto, non mi interessa molto se sono quarto o settimo. Non cambia nulla, per me è del tutto irrilevante. La cosa più importante per me è solo cercare di costruire partendo dalle buone prestazioni che ho avuto".
L'introduzione del formato Sprint a Silverstone amplifica esponenzialmente le criticità legate all'ottimizzazione della Power Unit. Con una sola sessione di prove libere a disposizione prima di fare sul serio, il lavoro predittivo eseguito sulle piattaforme virtuali in fabbrica diventa l'unico vero baluardo contro l'inefficienza energetica. Silverstone, per le sue caratteristiche intrinseche, come i lunghi rettilinei intervallati da curvoni ad altissima percorrenza come Copse, Maggots e Becketts, offre pochissimi punti di frenata intensa, limitando drasticamente la capacità dell'MGU-K di rigenerare l'energia cinetica della batteria. Il fenomeno del clipping è dietro l'angolo.
"Sfortunatamente il weekend Sprint non cambia molto le dinamiche fondamentali. L'unica cosa che cambierebbe massicciamente le cose sarebbe la fisica o motori diversi, cosa che ovviamente non possiamo fare. Facciamo tantissima preparazione qui con i motori, di certo non ci presentiamo in pista per vedere semplicemente cosa succede. Sfruttiamo intensamente il simulatore 'driver-in-the-loop' con noi, con i collaudatori, ed eseguiamo complesse simulazioni offline. Perché al momento, la gestione dell'energia è l'area in cui si perde o si guadagna più tempo sul giro. Abbiamo un'idea abbastanza chiara di ciò che pensiamo sarà ottimale, o almeno molto vicino ad esserlo. Ma sì, potete immaginare che non possiamo generare energia dal nulla, per quanto sia ciò che vorremmo fare tutti".
In merito alle recenti dichiarazioni di alcuni colleghi, secondo i quali i tracciati "critici" dal punto di vista elettrico, come la Cina, finiscono per generare i duelli più spettacolari ed entusiasmanti per il pubblico a casa, Piastri esprime una netta e lucida voce fuori dal coro. Il pilota della McLaren mette in guardia sulle derive di gare governate non dal talento o dal passo puro, ma dallo svuotamento improvviso delle batterie dei rivali, configurando scenari artificiali e talvolta rischiosi. "Non sono molto d'accordo" – taglia corto l'australiano. "Penso che alcune piste abbiano un buon bilanciamento; l'Austria, lo scorso weekend, secondo me aveva un ottimo equilibrio. Il rischio su tutti i circuiti ad alta richiesta di energia è che si finisca per avere situazioni assurde in cui qualcuno è mezzo secondo più veloce in un rettilineo e mezzo secondo più lento in quello successivo. E in certi momenti diventa pericoloso. Ti ritrovi con auto che hanno differenze di velocità di 30 o 40 chilometri orari in rettilineo e i piloti non possono farci nulla, perché o l'erogazione della potenza è limitata rispetto a quello che vorremmo, o semplicemente la batteria non ha più nulla da dare. È divertente in TV. Sembra molto, molto più semplice di quanto non sia in realtà dietro al volante. Quindi sì, non aggiungo altro, alcune piste hanno un bilanciamento decente, ma credo che questo fattore energetico rappresenti una delle vere, grandi differenze".