"Le macchine solo elettriche in Formula 1 non ci saranno mai": al podcast di Zaia, Stefano Domenicali blinda il futuro del Circus

"Le macchine solo elettriche in Formula 1 non ci saranno mai": al podcast di Zaia, Stefano Domenicali blinda il futuro del Circus
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Ospite del podcast "Il Fienile" di Luca Zaia, il CEO della Formula 1 Stefano Domenicali esclude una svolta full-electric per il Circus, attacca le scelte europee sulla mobilità e svela i retroscena inediti dei suoi anni in Ferrari tra Schumacher, Alonso e la beffa del 2008
1 luglio 2026

C’è un odore particolare, di terra e di fieno, che accoglie Stefano Domenicali quando entra nel "Fienile". È il podcast condotto da Luca Zaia, un salotto decisamente insolito dove l'ex Governatore del Veneto intervista le figure più iconiche del nostro tempo per metterne a nudo il lato più autentico, lontano dai microfoni istituzionali. Per il Presidente e CEO della Formula 1, quell'atmosfera rurale e genuina non è un mondo distante, ma un potentissimo acceleratore di ricordi: "Sono da un lato anch'io curioso di vedere come funziona questo nostro incontro in un contesto che mi ricorda quando ero giovane, visto che io vengo da un paese in provincia di Bologna, dove quando ero piccolo andavo in campagna e questo odore mi ricorda tante cose che facevo da piccolo. Quindi... mi hai sbloccato un ricordo meraviglioso". 

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È lì, sulle colline sopra Imola, che è nata la passione per le corse, frequentando il paddock dall'età di 14 anni per controllare i pass e parcheggiare i camion, sfidando persino i leggendari pass falsi che facevano impazzire Bernie Ecclestone. Oggi che gestisce il Circus più importante del pianeta, Domenicali non ha dimenticato i fondamentali di sostanza trasmessi dalla famiglia, ma il suo sguardo è inevitabilmente proiettato verso il futuro tecnologico e politico del motorsport globale.

Il tema della transizione ecologica e della sostenibilità è al centro dell'agenda politica e industriale, ma la posizione del manager imolese sul destino tecnico della massima categoria automobilistica è totale, netta e insindacabile: "Le macchine solo elettriche in Formula 1 non ci saranno. Non ci saranno perché il nostro campionato è un campionato, anche qui siamo stati prima ad essere... a sposare la formula dell'ibrido, che è quello che sarà una modalità di mobilità che andrà per la maggiore per tanti motivi... Però noi non saremo mai elettrici, saremo ibridi, lo siamo già, stiamo mettendo al centro il tema della benzina sostenibile". Una linea di demarcazione netta che non ammette accostamenti: "C'è un'altra formula che si chiama la Formula E che sta facendo quello ma è... con tutto il rispetto è un'altra roba ed è imparagonabile proprio, siamo a dimensioni troppo diverse per poterle... a parte il nome formula il resto è totalmente diverso".

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Per Domenicali, l'approccio dell'Europa dopo lo scandalo Dieselgate ha seguito una deriva ideologica pericolosa che ha finito per favorire competitor aggressivi come la Cina, la quale si è silenziosamente impossessata delle materie prime rare. Il CEO della F1 critica apertamente la gestione politica continentale: "Una delle grandi responsabilità del nostro mondo politico a livello europeo di aver reagito allo scandalo del dieselgate in una maniera schizofrenica è stato un grandissimo errore che l'Europa oggi sta pagando e che pagherà ancora per tanto tempo perché purtroppo, tornando ai treni che hanno lasciato la stazione, quando si fanno delle scelte populiste così sbagliate cercando di dare degli obiettivi non raggiungibili senza coinvolgere chi invece deve raggiungerli, beh, credo che sia un errore talmente macroscopico". La benzina sostenibile, per la F1, rimane l'unico binario pragmatico: "La benzina sostenibile è l'unica possibilità per poter utilizzare in maniera diretta, appena ci saranno le quantità giuste, il prezzo giusto, utilizzare il parco vetture che esiste in giro per il mondo in una maniera efficace... Pensare oggi... di cancellarle è come pensare che io e te diventiamo più giovani ogni giorno che passa è impossibile. Se vai a città del Messico, se vai a Bombay, in città dove ci sono 30 milioni di abitanti, ci sono macchine che, altro che Eurozero, parliamo di altre cose".

Dall'alto dei suoi 23 anni passati a Maranello, Domenicali ha vissuto l'epopea d'oro della Scuderia Ferrari, ereditando nel 2008 il muretto di Jean Todt dopo una striscia impressionante di trionfi. Un'eredità pesante, marchiata a fuoco da una gestione dei piloti e delle gare che ha fatto la storia, a partire dal ricordo di Michael Schumacher: "Arrivato con un approccio molto tedesco, molto quadrato, poi ha capito il valore del vivere nella squadra... si andava fuori sempre come squadra per fare spogliatoio, il giovedì sera si andava a giocare a pallone tra di noi, in qualsiasi parte del mondo dove noi fossimo, poi dopo per fare una grigliata molto semplice". Un campione assoluto che sapeva fare scudo al team, come accadde nel drammatico incidente di Silverstone: "Per un errore nostro, della squadra, si ruppe le gambe a Silverstone. Non accusò mai nessuno di un errore che era ovvio, ma questo gli dava la dimensione di una persona che... era un uomo squadra davvero che ce l'aveva nel sangue".

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Il ruolo di Team Principal ti mette però di fronte a momenti di un'intensità emotiva devastante, come l'incredibile finale del Mondiale 2008 a Interlagos, con il titolo sfuggito a Felipe Massa all'ultima curva a vantaggio di Lewis Hamilton: "Credo che Felipe sia stato, ad oggi di sicuro, l'unico campione del mondo che è stato campione del mondo per 23 secondi, me lo ricordo bene e poi dopo ha perso il titolo. Mi ricordo che io in quel momento non guardavo la televisione ma guardavo il GPS. Il GPS sono i puntini sulla pista che indicano le vetture... io seguivo proprio la macchina di Hamilton che stava superando... Da un lato vedevo con quest'occhio qua... la famiglia di Felipe con i meccanici che festeggiavano perché aveva preso la bandiera... Mancavano due curve. Quando ho visto che Hamilton stava avvicinandosi alla vettura di Glock e l'ha superato... io ho chiamato la radio, un pulsante dicendo ai ragazzi 'ma che stiamo festeggiando ragazzi guardate la gara', e infatti si vede chi riguarda le immagini vede a un certo punto che la gente si ferma, i nostri ragazzi che mi sentivano guardano lo schermo e vedono arrivare Hamilton che vince il titolo".

Anni tosti, segnati anche dalle brucianti sconfitte iridate con Fernando Alonso nel 2010 e nel 2012, maturate lottando contro una Red Bull tecnicamente superiore ma destabilizzata dalla rivalità interna tra i suoi piloti: "Nel 2010 non avevamo la macchina migliore ma Fernando aveva fatto un lavoro, e con la squadra davvero straordinario... Arrivammo all'ultima gara per giocarci il mondiale perché tra le due Red Bull avevano iniziato a fare il gioco dei due galli nel pollaio, si tiravano fuori uno con l'altro, una macchina superiore però grazie al fatto che la squadra non gestiva bene i piloti siamo arrivati a giocarci la fine... l'abbiamo persa per un errore di valutazione che in quel momento purtroppo è stato fatto e basta". Esperienze forti che hanno portato alla scelta di rassegnare le dimissioni nel 2014, assumendosi la piena responsabilità del momento: "Io sono arrivato a quella decisione perché ritenevo giusto prenderla dopo 23 anni per la responsabilità che avevo. Io potevo benissimo addossare la colpa ad altri per dei problemi che non riguardavano direttamente me, però io credo nelle responsabilità dei ruoli... In quel momento lì posso garantirti che non avevo assolutamente idea che cosa ci fosse dopo questa porta".

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Oggi, dopo la parentesi straordinaria in Lamborghini, Domenicali siede sul trono del Formua One Group, affrontando una complessità che va ben oltre l'aspetto puramente sportivo o televisivo, sfociando nella vera e propria geopolitica planetaria. Dalla rottura dei contratti con la Russia all'indomani del conflitto in Ucraina ("Una decisione facile perché era la decisione ovviamente logica, però credimi emotivamente importante") fino al rivoluzionario progetto di sbarcare in Africa coinvolgendo il Ruanda e il presidente Kagame: "Siamo un campionato del mondo, mentre 20 anni fa eravamo un campionato del mondo dove si correva l'80% in Europa, adesso effettivamente siamo in una situazione dove corriamo in tutto il mondo, manca un continente che è quello africano... Stiamo affrontando con lui la possibilità di portare un Gran Premio di Formula 1 nei prossimi anni... Il tema è mantenerlo per tanti anni, storicizzarlo".

Una crescita globale esponenziale, trainata dall'apertura ai social e dalla spinta sui contenuti digitali avviata durante i mesi durissimi della pandemia, che costrinse il Circus a inventarsi protocolli sanitari rigidissimi pur di non spegnere i motori: "Il Covid poteva essere per la nostra piattaforma la fine... In quel momento la gente aveva bisogno di contenuti da vedere sulla televisione, sul computer, sui telefonini perché eri a casa... Ho detto qui dobbiamo lavorare sui contenuti: apertura dei social media che prima non c'erano mai stati, creare contenuti alternativi... Sembrerà un'eresia ma il Covid ci ha aiutato ad accelerare questo processo perché abbiamo avuto la forza e il coraggio, e non tutti all'inizio del nostro sistema volevano farlo, di provare una modalità di comunicazione totalmente diversa". Oggi la Formula 1 conta 960 milioni di tifosi, e la sfida per il futuro è non abbassare mai la guardia di fronte alle nuove forme di intrattenimento trasversale: "Noi dobbiamo pensare di essere rilevanti. Oggi il rischio che noi corriamo, se non siamo sul pezzo... è che uno oggi sceglie di andare a vivere la Formula 1 o di viverla nei contenuti rispetto ad altre forme di intrattenimento che sono trasversali a tutto tondo. Quindi se non sei rilevante... dalla mattina alla sera diventi irrilevante".

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E a chi gli chiede se l'Intelligenza Artificiale o la tecnologia spinta finiranno per cancellare il brivido della guida del pilota, Stefano Domenicali risponde tornando all'essenza più pura del motorsport, quella sfida ancestrale che affonda le sue radici nella storia dell'umanità: "La tecnologia è uno strumento importante per la Formula 1 ma l'uomo, la persona... rimarrà sempre al centro, piloti protagonisti... Oggi già potremmo fare le gare di macchine a guida autonoma, ma il castello va a cadere. La persona è centrale. Alla fine è una sfida, si torna indietro al Colosseo senza usare le bighe, però la verità è una sfida tra uomini, tra persone, e quindi questo è il bello della nostra vita".

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