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Il ruggito di Silverstone, l'affetto sconfinato della sua gente e quel retrogusto dolceamaro di chi ha accarezzato il gradino più alto del podio, vedendoselo sfuggire sul più bello. Lewis Hamilton mastica amaro ma sorride dopo la Sprint del Gran Premio di Gran Bretagna. Scattato dalla pole position, il #44 ha dovuto cedere il passo alla furia di Andrea Kimi Antonelli, chiudendo in seconda posizione una gara corta che ha comunque regalato brividi veri e spunti di riflessione sull'evoluzione tecnica di questa Formula 1 che tanto spaventava alla vigilia del weekend.
La partenza era stata perfetta, da manuale del campione. Lewis era riuscito a contenere l'attacco ravvicinato del giovane italiano, costruendo nei primi passaggi quel cuscinetto di sicurezza che sembrava poter mettere al sicuro il risultato. Poi, la fiammata del talento bolognese. Hamilton racconta quei giri convulsi, ammettendo la superiorità della Mercedes nel corpo a corpo, favorita anche dai nuovi complessi meccanismi di gestione dell'energia. "Sì, la macchina era buona oggi. È stato un buon weekend, con una partenza relativamente decente e una bella e ravvicinata battaglia con Kimi", spiega il britannico. "Ho fatto un tempone nel primo giro dove sono riuscito a creare un po' di margine tra noi. E poi ho spinto più che potevo per cercare di mantenere quel distacco sopra il secondo. Ma sì, nella mia scia, lui si stava semplicemente avvicinando. E non appena è entrato in modalità sorpasso, non sono più riuscito a liberarmene. Mi è rimasto addosso da quel momento in poi. È volato via a metà rettilineo per fermarsi". Il sette volte campione del mondo fotografa così il momento chiave, evidenziando le difficoltà riscontrate nei passaggi più guidati del tracciato: "Sì, è stato piuttosto complicato alla 3 e alla 4. Kimi era generalmente un po' più veloce di me, in particolare alla curva 3. Ma sì, si stava avvicinando sempre di più. Uscendo dalla curva 13 non avevo più nulla".
Il secondo posto, pur privo del bottino pieno, porta con sé un verdetto tecnico che ha del clamoroso e che ribalta completamente i pronostici della vigilia all'interno del box Ferrari. Alla vigilia del weekend, i simulatori di Maranello dipingevano uno scenario quasi drammatico, temendo distacchi pesanti e una netta inferiorità sui rettilinei. La risposta della SF-26 in pista, invece, ha spiazzato gli stessi ingegneri. "Sì, come ho detto ieri, è una grandissima, grandissima sorpresa. Onestamente, i ragazzi nel box parlavano del fatto che saremmo stati in settima, decima, sesta, settima o decima posizione in rettilineo. Nell'ultima gara perdevamo quattro decimi al giro in rettilineo in gara, ogni singolo giro. E questo è ovviamente un gap difficile da cercare di colmare nelle curve. E immaginavo che forse qui sarebbe successa una cosa simile. Lo è stato meno ieri, sembrava che stessimo andando piuttosto bene sul singolo giro. Ma in gara, quel margine aumenta con il deployment. Però i ragazzi hanno fatto un lavoro fantastico continuando semplicemente a portare aggiornamenti. Spingono così tanto, ed è quello che mi piace vedere". La verità è che non c'è ancora una spiegazione chiara a questo salto di qualità: "Non ho una risposta a questo. L'ho detto letteralmente ai ragazzi dopo che abbiamo finito il nostro debriefing. Ero tipo: 'Quindi, cosa ne pensate? Ieri dicevate che sarebbe andata così, ed è stato completamente diverso'. Hanno detto che hanno solo un sacco di domande. Non hanno alcuna risposta".
Oltre al confronto diretto in pista, la Sprint di Silverstone è stata anche il primo vero banco di prova per i nuovi regolamenti tecnici legati alla gestione delle Power Unit, un tema che aveva sollevato non pochi dubbi tra i piloti nei giorni precedenti. Hamilton non nasconde i limiti intrinseci di questo approccio alla gestione della potenza, pur promuovendo parzialmente il comportamento della vettura nelle sezioni più iconiche del circuito. "Sì, non è così brutto come appariva venendo al weekend. Penso che alcuni piloti fossero sulla mia stessa linea e avessero detto quanto sarebbe stata scarsa l'erogazione dell'energia. Voglio dire, il motore taglia la potenza e non è ancora una situazione ideale. Però dà comunque buone sensazioni passare attraverso la Copse e le curve di Becketts. Voglio dire, il motore quasi muore lì in seconda marcia, non riesci a inserire l'ottava marcia. E poi lungo il rettilineo spinge, poi smette improvvisamente di spingere e inizia a morire. Voglio dire, vorresti che il motore continuasse a spingere sempre, e direi che il motorsport dovrebbe essere probabilmente questo. Però sì, è andata meglio".
Con l'archivio della Sprint ormai alle spalle, l'attenzione si sposta rapidamente sulle qualifiche ufficiali. La sfida si preannuncia serrata, con distacchi millimetrici, ma Hamilton sa di avere ancora un asso nella manica da giocarsi per la caccia alla pole domenicale. "Voglio dire, tutti stanno progredendo. Sono sicuro che progrediranno in qualifica, siamo vicinissimi. Io ho ancora un po' di tempo per riempire la macchina. Quindi non ho estratto assolutamente tutto dalla vettura in qualifica, cercherò di vedere se ci riesco. Ero molto vicino, ma cercherò di vedere se posso tirare fuori quel pezzetto di tempo extra così da poter rimanere davanti in qualifica".