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ll Gran Premio d'Austria è ormai alle porte e in casa Williams è tempo di bilanci, ma soprattutto di reazioni. A fare il punto della situazione alla vigilia della gara sul circuito di Spielberg è Alexander Albon, che ha analizzato a fondo le difficoltà emerse, a partire dalle evidenti disparità di rendimento tra le due metà del garage.
"Credo che in Giappone la situazione sia stata ancora più complicata," ha esordito il pilota anglo-thailandese, rispondendo a chi gli chiedeva se i problemi sulla sua monoposto fossero emersi all'improvviso. "In media sì, il mio lato del garage ha sofferto di più recentemente, ma la priorità adesso è venirne a capo come squadra. Sappiamo che questa anomalia compromette il bilanciamento della vettura e genera forti incongruenze nel comportamento dinamico. Più raccogliamo dati, prima riusciremo a eliminare il problema alla radice. La monoposto che ho guidato a Barcellona è attualmente sotto analisi in fabbrica per una serie di simulazioni strutturali; i tecnici ci stanno lavorando senza sosta. La reazione del team è stata esemplare: dopo l'ultimo weekend il carico di lavoro a Grove è stato enorme".
Oltre ai grattacapi puramente aerodinamici e meccanici, l'attenzione si è spostata anche sulla gestione operativa del team e sul controllo qualità, specialmente dopo alcuni dettagli macroscopici, come il vistoso fissaggio instabile della telecamera di bordo, emersi durante le sessioni in pista. Sul fronte dei motori, Albon ha preferito non sbilanciarsi riguardo ai nuovi aggiornamenti software introdotti dalla Mercedes. "Sinceramente non ne ho idea, non sono informazioni in mio possesso," ha glissato parlando della fornitura ai team clienti.
Il pilota non ha nascosto che ci sia spazio per migliorare nelle procedure interne di verifica. "Credo che il problema della telecamera fosse fuori dal nostro controllo. Tuttavia, se guardiamo alla stagione nel suo complesso, dal punto di vista operativo abbiamo faticato a mantenere una gestione lineare. C'è sicuramente una componente legata al controllo qualità: quest'anno la nostra debolezza principale è stata proprio la mancanza di certezze su ciò che avevamo effettivamente sotto le mani. Con il cambio di regolamento e le modifiche alla vettura, abbiamo capito che questo è un ambito che richiede molta più attenzione rispetto al passato".
Il vero banco di prova, però, resta la pista. Il circuito del Montmeló ha emesso un verdetto severo per la Williams, evidenziando una carenza di carico e stabilità nei curvoni veloci, un problema sollevato anche da altri piloti della griglia come Carlos Sainz. Per la Williams si è trattato di un brusco risveglio dopo una striscia di circuiti più favorevoli.
"Barcellona è stata una prova di forza importante per noi, proprio perché il Montmeló è storicamente un tracciato ostico per le nostre caratteristiche," ha ammesso Albon. "Venivamo da una striscia di gare su circuiti cittadini o semi-permanenti, come Canada, Monaco e Miami, che esaltavano i nostri punti di forza. La Spagna ci ha riportato alla realtà, ricordandoci quanto sia ampio il distacco che ci separa dai primi in determinati settori. Ci sono state un paio di curve emblematiche in cui perdevamo ben quattro decimi in un colpo solo. Cedere così tanto terreno in un'unica curva è un deficit pesantissimo sul tempo sul giro".
Le difficoltà nei tratti veloci e ad ampio raggio non sono una novità assoluta a Grove, tanto che ciclicamente si torna a parlare di un difetto cronico nel DNA delle recenti monoposte britanniche. Albon non nega la somiglianza con i problemi storici, ma sottolinea come la minor deportanza concessa dai regolamenti attuali amplifichi drasticamente le difficoltà di guida.
"I limiti sono simili nella dinamica, ma lo scarto cronometrico è più ampio, e questo amplifica le sensazioni negative alla guida. I dati parlano chiaro: i segnali erano visibili già l'anno scorso, ma con una differenza sostanziale. Nelle passate stagioni in queste curve perdevamo al massimo mezzo decimo o un decimo; oggi il divario in un singolo raggio di curva può toccare i quattro decimi. Il gap rispetto ai top team è cresciuto in modo sensibile. Inoltre, trovare la corretta finestra di bilanciamento è diventato un esercizio complesso, sia per le basse che per le alte velocità. Una riduzione del carico aerodinamico genera inevitabilmente instabilità: qualunque sia il setup di partenza, la vettura risulta meno connessa e più imprevedibile. Gli estremi si accentuano, complicando il lavoro di assetto degli ingegneri e imponendo al pilota uno stile di guida costantemente in gestione del limite".
Dal punto di vista prettamente ingegneristico, la Williams ha scelto di percorrere una strada precisa in termini di assetto meccanico, una filosofia che la accomuna solo a una piccola parte della griglia ma che, allo stesso tempo, ne evidenzia i punti deboli storici nelle curve a raggio lungo. "È evidente che adottiamo filosofie di altezza da terra diverse rispetto alla concorrenza. Credo che la nostra impostazione sia più vicina a quella dell'Aston Martin che al resto della griglia, e questa scelta tecnica espone la vettura a risposte aerodinamiche molto specifiche," ha concluso Albon, proiettando il lavoro di Grove già verso il futuro. "Ma se guardiamo ai difetti storici di questa macchina, le fasi combinate di frenata e inserimento e le curve a raggio lungo sono sempre state il nostro tallone d'Achille. Potreste prendere le mie interviste del 2022 e trovereste le stesse identiche considerazioni. Risolvere questo limite resta il nostro obiettivo principale. Abbiamo svolto un lavoro intensivo al simulatore tra il giovedì e il lunedì post-gara proprio per deliberare le linee guida dello sviluppo in vista del prossimo anno".