F1. La Ferrari può ambire al mondiale 2026? Ecco cosa ha dimostrato davvero Barcellona (e cosa dirà l'Austria)

F1. La Ferrari può ambire al mondiale 2026? Ecco cosa ha dimostrato davvero Barcellona (e cosa dirà l'Austria)
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La Ferrari può davvero puntare al mondiale 2026 di Formula 1 o la vittoria di Lewis Hamilton a Barcellona non è una rondine che fa primavera? Ecco cosa sappiamo davvero della competitività della SF-26
22 giugno 2026

Fred Vasseur non vuole nemmeno sentire parlare della possibilità che Lewis Hamilton colga il suo ottavo titolo mondiale in Formula 1 con la Ferrari nel 2026. E la scaramanzia non c’entra. “Due settimane fa pensavate che tutto fosse un disastro e ora parlate di titolo. È l’approccio peggiore che possiamo avere. Dobbiamo stare calmi, è una vittoria che non cambia tutto”, aveva spiegato con grande razionalità a chi gli aveva ventilato l’ipotesi mondiale subito dopo ii successo di Hamilton a Barcellona.

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Non è un atteggiamento che sorprende. Vasseur è un uomo molto razionale, che contrappone la logica al sentimento di un ambiente, quello della Ferrari, in cui il lunedì le emozioni dopo una gara si sentono chiare e forti, a prescindere dal fatto che siano positive o negative. Ma applicando il suo stesso approccio razionale si possono intuire dei punti di forza importanti del progetto della Ferrari SF-26. Già più che buona dal punto di vista telaistico e aerodinamico, la SF-26 è progredita ulteriormente grazie al pacchetto di aggiornamenti portato proprio a Barcellona.

Per stessa ammissione dei diretti rivali, la SF-26 era la vettura più efficace in curva al Circut de Barcelona-Catalunya. E l’efficacia aerodinamica in questo ciclo tecnico ha delle ricadute benefiche sulla gestione dell’energia. Una monoposto aerodinamicamente più puntuale consuma meno. Degli aggiornamenti azzeccati, quindi, assolvono una doppia funzione: non solo rendono la monoposto più performante, ma creano anche un circolo virtuoso in termini di gestione dei consumi.

“Meno male che la Ferrari non ha il miglior motore, altrimenti umilierebbe tutti”: così Lando Norris a Barcellona ha valutato la Rossa, dimostrando come ci sia una certa apprensione sulle potenzialità della scuderia di Maranello. A Barcellona sono emersi deficit inferiori a livello di propulsore che potrebbero nascondere una certa conservatività precedente a livello di motore per assicurarsi di rientrare nella categoria di deficit prestazionali che con l’ADUO dà accesso a due aggiornamenti per il 2026 e a due per il 2027.

A proposito di upgrade, nel paddock si vocifera che la Ferrari possa portare il suo primo aggiornamento al motore endotermico già in Austria, una gara che farebbe così da spartiacque, aprendo a nuove possibilità. A quanto ammonti il guadagno è difficile calcolarlo con certezza. Ma non sarebbe trascurabile. La Rossa sapeva che avrebbe avuto accesso all’ADUO, e ha reagito con tempestività. Potrebbe non essere così per la Mercedes, che in questo momento ha un’altra grossa gatta da pelare.

Il ko tecnico di Andrea Kimi Antonelli per un problema alla batteria è solo l’ultimo di una serie che tra team ufficiale e clienti della Mercedes comincia a essere lunga. Il fatto che in Austria siano previste temperature elevate – sopra i 30 gradi – potrebbe non aiutare. Il direttore tecnico della Mercedes, James Allison, ha spiegato che le aree a rischio sono state individuate. Ma un conto è stabilirle, un conto è intervenire. E questo avverrà con l’introduzione graduale dei nuovi moduli nel prosieguo della stagione. Quanto l’affidabilità possa giocare un ruolo centrale nella lotta del mondiale lo scopriremo solo con il passare del tempo.

La Ferrari, intanto, continua a innovare, cercando di trovare guadagni prestazionali in diverse aree. Come i cerchioni, che quest’anno possono essere trattati con maggiore libertà dai singoli team a livello di design. Il direttore tecnico della Rossa, Loic Serra, è un grande esperto di gomme, e sta sfruttando abilmente le concessioni regolamentari per agevolare il raggiungimento e il mantenimento della corretta finestra di utilizzo degli pneumatici proprio attraverso i cerchioni, con due versioni arrivate in pista a Monaco e a Barcellona per motivi opposti.

Nel primo caso, l’obiettivo era raggiungere con più facilità la finestra, nel secondo, viste le temperature elevatissime, era invece non uscirne finendo vittime della spirale per cui scivolare con una pista con poco grip aumenta il surriscaldamento delle gomme e ne riduce l’aderenza sia meccanica che adesiva. Sono tanti i tasselli che stanno andando al loro posto in Ferrari. Non ultimo lo stato di forma di Hamilton, che ha ritrovato nuova linfa in un team che cerca di guidare con una leadership intuitiva e non forzata. Non vorrà sentir parlare di ottavo titolo, ma questo Vasseur lo sa perfettamente. Anche se, da uomo razionale, non lo ammetterà mai.

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