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La Formula 1, in questo bollente weekend di fine giugno, riposa prima di tornare in azione la prossima settimana con il Gran Premio d’Austria, che aprirà le danze della doppietta con Silverstone. Un riposo importante per la Ferrari, che sta assimilando cosa è accaduto quasi una settimana fa a Barcellona. Una vittoria di peso per l’umore nel box e a Maranello, ma soprattutto per Lewis Hamilton. Un trionfo che ha interrotto un lungo digiuno per entrambe le parti, che ha finalmente messo da parte i malumori dello scorso anno, dando un chiaro segnale: dopo le difficoltà attraversate, una nuova porta si sta aprendo per la Scuderia. E il merito, per Frédéric Vasseur, è tutto di Hamilton.
Il 2026, con la sua nuova era tecnica in Formula 1, ha ufficialmente spazzato via le noie che lo scorso anno avevano abissato gli umori del Cavallino Rampante. La scorsa stagione è stata un calvario per il box numero #44 della Ferrari. Lewis Hamilton era arrivato con le più rosee aspettative, che in poco tempo sono state spazzate via dalla realtà. Un’incomunicabilità di fondo che fin dal giorno zero aveva fatto sentire il suo peso, sia sulle spalle del pilota che di tutta la squadra. Lasciare quella che per lui era stata casa per oltre un decennio – la Mercedes – è stato un passaggio difficile, quasi traumatico. A quarant’anni, dover ricominciare tutto daccapo non era solo una voglia di unirsi alla squadra più vincente della storia del Circus, ma soprattutto di mettersi in gioco. Ripartire da zero con un team – la Ferrari – che ha un modus operandi completamente diverso da quello a cui lui era abituato.
Nel 2025 Lewis Hamilton si è sentito un vero e proprio leone in gabbia. “Penso di essere passato da una stagione in una macchina che ho ereditato, per la quale non avevo dato alcun input, a una macchina in cui ho avuto voce in capitolo”, aveva detto alla vigilia del weekend catalano. Ma non si tratta solamente di sviluppo della monoposto, quanto soprattutto di aver dovuto convivere con una squadra che non parlava la sua stessa lingua. Non a livello strettamente linguistico, ma di come le cose venivano comunicate. “Penso che abbia più a che fare con il fatto che, quando ti trovi in uno scenario in cui sai cosa serve per migliorare e lo gridi dalla cima della montagna, e non viene necessariamente fatto perché non può essere fatto immediatamente, o richiede mesi di sviluppo, o non può accadere fino all'anno successivo a causa dei regolamenti, qualunque cosa sia, è come sbattere la testa contro il muro ed è dura”. Tutto, infatti, si è giocato sull’aspetto psicologico, che Hamilton ha voluto reindirizzare in questo primo anno in rosso per arrivare pronto, lui e tutta la Ferrari, alla nuova sfida che ora gli si profila davanti.
Una delle sue più grandi battaglie era, infatti, legata all'identità stessa del Cavallino: “L'anno scorso una delle cose che dicevo era: 'Dove sono le nostre innovazioni?'. Sapete, la Ferrari dovrebbe essere l'innovatrice, dovrebbe essere quella che tutte le altre squadre cercano di seguire, e quest'anno ci vedete arrivare con cose innovative che gli altri hanno seguito, e ci sono molte altre innovazioni in arrivo, il che è davvero emozionante”. Il merito di tutto questo va al muretto, che ha finalmente iniziato a parlare la stessa lingua di Hamilton. La filosofia del “si è sempre fatto così”, dell’aver paura di esporsi e innovare, è stata accantonata definitivamente. E il merito va in particolar modo a colui che ha spinto per averlo a Maranello. Frédéric Vasseur non solo ha dato fiducia a Lewis come pilota e come persona, ma anche al suo modo di lavorare. “Fred è stato davvero fantastico nel lavorare con me e nell’aiutarmi a fare certi cambiamenti che volevo, e questo in un certo senso ti sblocca per alzarti e fare quello che sai fare meglio”.
Non a caso, nelle ultime settimane, Hamilton ha speso, ogni volta gli fosse possibile, parole di sentito ringraziamento nei confronti di Vasseur. Colui che ha scommesso su di lui, che si è esposto e si è assunto le colpe quando lo scorso anno tutto andava a rotoli. Colui che gli ha dato ascolto, permettendo a quei dossier poggiati sulla scrivania del team principal a Maranello di dare finalmente i loro frutti. “Il mio obiettivo venendo nella squadra”, ha spiegato Hamilton, “è quello di entrare e osservare, vedere se posso portare vent'anni di esperienza, sette campionati che ho vinto, esperienza e input in un'organizzazione già grande e aiutarli a salire di livello. Ed è quello che sto cercando di fare, non lasciando nulla di intentato. Vi ho detto l'anno scorso quanto lavoro stessi facendo dietro le quinte per cercare di aiutare la squadra a navigare e migliorare, e finalmente sto iniziando a vederne i frutti”. Ma senza nessuno che gli desse ascolto – Vasseur – tutti gli sforzi sarebbero stati vani.
“Non sarei in questa squadra senza Fred. È Fred che ha reso tutto questo possibile, e gliene sono incredibilmente grato”, ha infatti voluto sottolineare dopo la vittoria a Barcellona, il suo primo trionfo in rosso. “Penso che l'anno scorso sia stato davvero molto difficile da affrontare per lui. Il mio arrivo è stato un grande shock per il sistema perché sono una persona molto, molto schietta. Se vedo qualcosa che non ritengo giusto, o se insisto molto, molto, è nel profondo di ciò che sono e sono implacabile in questo. E penso che non sia facile essere dalla parte di chi subisce tutto questo quando si deve anche gestire un'intera organizzazione, sapete, e una cultura che di per sé è consolidata in un certo modo. Ma, inoltre, sapete, lui è francese in una cultura italiana. Per lui è stato molto difficile da gestire e penso che sia stato davvero molto, molto difficile perché ovviamente si occupava anche dei media. Ma ha continuato a credere, ha continuato a essere un buon amico, ha continuato a essere un ottimo compagno di squadra e un alleato e un vero sostenitore. E, sapete, alla fine ha davvero ascoltato e ho dovuto davvero chiedergli, davvero insistere per alcuni cambiamenti. E lui li ha resi possibili, e gliene sarò per sempre grato, perché senza quei cambiamenti tutto questo non sarebbe successo. Quindi un grandissimo grazie a lui”.
Parole al miele da parte di Hamilton, ma Vasseur, da perfetto uomo squadra com’è, non si è voluto prendere questi meriti. Come non ha voluto mettere Carlo Santi al centro, non ha voluto mettere neanche sé stesso. “Io non ho zero meriti in questo. Il merito è più dello stesso Lewis”, ha dichiarato il francese nel post-gara. “Penso che sia stato capace di reagire dopo ogni momento difficile, dopo ogni weekend complicato. È stato in grado di rialzarsi, di fare un reset completo, di continuare a spingere e a presentarsi in fabbrica il martedì mattina. Questo tipo di impegno, specialmente da parte di un campione del mondo, è un supporto enorme. Direi che è persino qualcosa in più. Ed è stata anche una motivazione gigantesca per lui trovarsi lì in fabbrica”.
Ma tornare alla vittoria dopo un periodo difficile così prolungato ha un impatto enorme per tutte le persone che lavorano in fabbrica a Maranello. “Spingono tutti fortissimo, e quando arrivano commenti negativi... Beh, noi spingiamo al massimo, ma a volte per la fabbrica è dura. La gente dà l'anima, e non è che lavori meglio quando siamo in prima posizione rispetto a quando siamo terzi. Dobbiamo trasmettere questo messaggio sia in fabbrica che in pista, dobbiamo accettarla così. Ma ora non cambierò l'approccio per la prossima gara. Cercherò di continuare a dare la caccia ai dettagli, a portare prestazioni ovunque e a fare piccoli passi alla volta. Ma godiamoci questa vittoria, perché è esattamente ciò che si ottiene con questo tipo di approccio”.
A livello umano, quel podio catalano, visto il forte rapporto che lo lega ad Hamilton dai tempi delle formule minori, Fred difficilmente lo dimenticherà. “Ha molto a che fare con la resilienza, perché penso che abbia dovuto affrontare un momento davvero difficile. Non è sempre facile; ha vissuto un periodo complicato a Budapest l'anno scorso, dove si sentiva un po' giù e faticava a costruire il rapporto con la squadra o a capirsi a vicenda. È stato capace, però, di mantenere la stessa energia all'interno del progetto, di continuare a spingere ogni martedì in fabbrica, e questo fa chiaramente parte del risultato attuale. Perché in qualunque situazione possiamo avere delle discussioni — quando facciamo queste cose, discutiamo tra di noi — ma il fatto che loro siano completamente al nostro fianco e ci spingano a dare il massimo è davvero fantastico”.