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La Formula 1 non è solo ingegneria, politica ed emozioni in pista. La Formula 1 è questione di metodo, un approccio, una filosofia che orienta il lavoro di ogni squadra. Ognuno degli undici team in griglia segue il proprio modus operandi, e non esiste una soluzione vincente e una perdente. Alcune sono più rodate di altre, alcune hanno bisogno di ingranare la marcia prima di portare risultati a casa. E non importa solamente da quanto tempo quella scuderia sia in attività: serve un capitano che trascini la barca nel porto più sicuro e vicino dopo la tempesta. Per la Mercedes è Toto Wolff, per la Ferrari è Frédéric Vasseur. Due approcci opposti ma complementari, due approcci che – finalmente anche per la Rossa – sono vincenti.
Toto Wolff è a capo della Mercedes da più di un decennio. Porta sulle spalle il peso di numerosi titoli mondiali, sia piloti che costruttori, vinti negli anni e soprattutto nelle ere di dominio. Frédéric Vasseur è approdato alla Ferrari solamente nel 2023, ma prima di imprimere le sue impronte sul progetto della Rossa ci ha messo tempo. Le evoluzioni, si sa, non partono dal nulla e non si concretizzano in poco tempo. Hanno bisogno di essere sviluppate, incubate e poi portate alla luce. E la luce in fondo al tunnel è finalmente arrivata a Maranello, dove da quasi una settimana svetta la bandiera tricolore dinanzi all’ingresso dell’imponente struttura. Chiaro simbolo di una vittoria, la prima dal 2024, la prima della nuova era tecnica e soprattutto la prima con il Cavallino Rampante di Lewis Hamilton.
Per arrivare a questo traguardo, è stato fondamentale l’approccio che il sette volte campione del mondo ha deciso di impostare per questo secondo anno in Ferrari. Dopo una stagione dedicata ad ambientarsi nel nuovo ambiente, nel capire i punti di forza e quelli da rivedere, il suo “DNA” è stato finalmente infuso. Non solo nella SF-26, ma soprattutto nel clima che si respira nel box della Rossa. Ad aiutare in questa rinascita Lewis Hamilton – oltre al supporto di Frédéric Vasseur – vi è soprattutto il nuovo ingegnere di pista Carlo Santi. “Ho iniziato con un sogno l'anno scorso, che sembrava quasi impossibile. Ma non abbiamo mai perso la speranza e il team ha continuato a sostenermi. Abbiamo apportato tanti cambiamenti e tanti miglioramenti”. Tra questi, quello coraggioso – escludendo quello tecnico di passare ai materiali Carbone Industrie per i dischi dei freni – di interrompere il rapporto lavorativo con Riccardo Adami, con cui lo scorso anno non è mai scoccata la scintilla.
Team radio sommessi, silenzi ripetuti e risposte burbere da parte di Hamilton per far capire ad Adami che il suo metodo non funzionava. Certo, dopo oltre un decennio con Peter Bonnington, il duo più consolidato della storia della Formula 1, trovare un sostituto non era facile. Ma Riccardo Adami come ingegnere di pista non funzionava per Hamilton. Da qui la coraggiosa scelta di affidarsi, inizialmente ad interim, a Carlo Santi. “Non ci conoscevamo, non avevamo mai parlato e io non sapevo molto di lui... non sapevo niente di lui”, ha ammesso Hamilton dopo la gara vinta a Barcellona. Sul podio, per celebrare quel pezzetto di storia, Lewis ha voluto proprio il suo nuovo ingegnere di pista, già soprannominato il ‘Bono italiano’. “Ci siamo incontrati e credo che siamo andati subito d'accordo. Ma è fantastico poter entrare in sintonia con un ingegnere diverso da quello che avevo prima. Sai, l'ho avuto per così tanto tempo e poi in un certo senso perdi quella sensazione perché ora Bono lo fa con Kimi. È davvero fantastico poter condividere quell'esperienza con lui su quel palco, e anche, probabilmente, dato che è molto, molto silenzioso. Si vede che fa fatica a esprimere le sue emozioni. Sorride e gli do questi grandi abbracci e lo stringo forte, dicendogli grazie. Mi piace pensare che questo abbia probabilmente riacceso l'amore che lui prova per me come pilota, come ingegnere”, ha aggiunto ancora Hamilton.
E qui giungiamo alle diverse filosofie adottate tra la Ferrari e la Mercedes. Se da una parte abbiamo un Frédéric Vasseur molto modesto e di poche parole su Carlo Santi, dall’altra abbiamo un Toto Wolff che ha esaltato ai quattro venti quanto Peter Bonnington sia essenziale nel team. “Non voglio mettere Carlo in primo piano o altro, ma penso che sia un enorme sforzo da parte di tutti”, ha dichiarato Vasseur ai nostri microfoni a margine della vittoria catalana, parlando del nuovo rapporto di sinergia che Santi sta instaurando con Hamilton. “Carlo è parte del processo, e l'intesa tra Carlo e Lewis è buona. Ma dobbiamo reagire come gruppo, nei momenti belli e in quelli brutti. E quando è un momento difficile, cerco di proteggere la squadra e di prendermi la colpa. Oggi non voglio mettere un reparto o qualcuno in primo piano se stiamo ottenendo risultati. È perché, collettivamente, stiamo facendo un buon lavoro”, ha aggiunto ancora il team principal.
Di tutt’altro avviso, invece, Toto Wolff. “Bono è una superstar, ha lavorato con i grandi, ha avuto la fortuna di lavorare con Schumacher, poi con Lewis e ora con Kimi, ed è semplicemente la combinazione ottimale di un ingegnere: nerd quando c'è bisogno di esserlo e di guardare alla scienza e ai dati, ma super compassionevole quando il pilota ha bisogno di supporto”, ha lodato il team principal della Mercedes. “È paziente, una caratteristica necessaria quando si ha a che fare con una gamma complicata di piloti, ma è anche fermo. È stato fermo con Lewis ed è fermo con Kimi, e i piloti hanno anche bisogno di vedere che c'è una certa linea che non possono superare con il proprio ingegnere di pista. E quindi, sì, per me è il migliore nel suo mestiere”.
In fondo, la Formula 1 si riduce a questo: una costante ricerca di equilibrio tra la fredda scienza dei dati e la fragile chimica dei rapporti umani. Wolff difende i suoi miti, Vasseur costruisce il suo blocco. Nel mezzo c'è Lewis Hamilton, che dopo aver lasciato l'abbraccio sicuro di Bonnington, ha trovato in Carlo Santi la scintilla per accendere la sua nuova era in rosso. Perché per vincere serve la macchina perfetta, certo, ma per fare la storia serve qualcuno che sappia ascoltarti e supportarti nelle fasi concitati della gara e quando il rumore esterno cessa di esistenere nel silezio assordante di Maranello.