F1. Furia rossa: così Lewis Hamilton a Barcellona ha riportato la Ferrari alla vittoria

F1. Furia rossa: così Lewis Hamilton a Barcellona ha riportato la Ferrari alla vittoria
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Lewis Hamilton nel Gran Premio di Barcellona-Catalogna 2026 di Formula 1 ha condotto la Ferrari al successo dopo un lunghissimo digiuno grazie alla combinazione tra l'audacia strategica della Rossa e il ritmo incessante che ha saputo imporre con la sua SF-26
14 giugno 2026

La progressione incessante con le medie, il colpo di fortuna con la sosta in regime di Virtual Safety Car, gli incitamenti del fidato ingegnere di pista Carlo Santi, il “ciao ragazzi” in italiano, la commozione durante i festeggiamenti: Lewis Hamilton nel Gran Premio di Barcellona-Catalogna 2026 di Formula 1 ha riportato la Ferrari dritta dove deve stare, sul gradino più alto del podio. È una vittoria che si è fatta attendere, ma che è arrivata per merito, pur con un assist della Dea Bendata. Il primo successo di Hamilton con la Rossa e il primo per entrambe le parti in causa dal 2024 è frutto del lavoro svolto a Maranello.

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Gli aggiornamenti apportati alla Ferrari SF-26 a Barcellona hanno reso fulmineo in curva un progetto che dal punto di vista telaistico e aerodinamico era già valido. Ma molto del successo di Hamilton in Spagna è dovuto anche a una strategia azzeccata da parte del muretto della Ferrari. La decisione di puntare sulle tre soste, scommettendo sulla potenza dell’undercut a Barcellona, è stata la chiave di volta della corsa. Perché funzionasse, però, serviva una prestazione degna di nota da parte di Hamilton. È Lewis è stato sensazionale, soprattutto nello stint con le medie.

Vedendolo accendere il monitor dei tempi giro per giro, con un’efficacia spaventosa, non potevano che venire in mente i fasti degli hammer time che furono. Con la voce guida dell’ottimo Carlo Santi, ingegnere con cui ha un evidente feeling, Hamilton ha ritrovato lo smalto che sembrava aver perso definitivamente. E viene da pensare che avrebbe potuto vincere anche senza la VSC causata da un suo vecchio rivale, Fernando Alonso. Sicuramente le cose si sarebbero complicate, visto che avrebbe dovuto sbarazzarsi di diversi avversari. Ma la furia cieca c’era.

Dice bene il suo ex team principal Toto Wolff, quando sottolinea come Hamilton, da squalo qual è, si attiva quando sente odore di sangue. E la Mercedes a Barcellona ne ha perso. Nel caldo infernale di Barcellona, Andrea Kimi Antonelli si è visto scippare il secondo posto guadagnato con le unghie e con i denti per un problema alla batteria nel giro 63, il numero del compagno di squadra che aveva obliterato poco prima. È un colpo di sfortuna arrivato in una gara in cui Antonelli aveva espresso una maggior velocità rispetto a George Russell.

Nonostante non fosse al 100% fisicamente, Antonelli ha tallonato Russell fino a che non ha avuto ragione di lui. Russell avrà vinto la battaglia, ma non l’ha fatto certamente per merito suo, visto che nella seconda parte della gara non ha mostrato un ritmo all’altezza. E in casa Mercedes, comunque, scatta il campanello affidabilità. Le batterie annichilite tra la scuderia ufficiale e i clienti cominciano a essere tante. E il fatto che sia successo anche su una Mercedes W17 fa capire che non è solo questione di integrazione.

La Mercedes sta mostrando delle fragilità che possono avere un certo peso nella lotta mondiale. E non si può non tenere conto anche del peso che le lotte tra Antonelli e Russell possono avere sull’economia di una gara. Sono bagarre che finiscono per dare un assist all’avversario, soprattutto se questo rivale si chiama Lewis Hamilton e si ritrova nelle condizioni di esprimersi al meglio. A 41 anni, si è ripreso la ribalta, dando vita a un podio tutto britannico con George Russell e Lando Norris, promosso sul podio dal ritiro di Antonelli dopo una gara solida.

La scelta da parte della McLaren di intervenire in via precauzionale andando a rompere il coprifuoco per irrobustire l’integrazione della power unit Mercedes potrebbe essere stata salvifica nelle circostanze di oggi. In ogni caso, Norris è stato decisamente più efficace di un abulico Oscar Piastri, che nelle condizioni di basso grip tende sempre a faticare in maniera tutt’altro che trascurabile. Ma il vero deluso di giornata è giocoforza l’altro pilota di casa Ferrari, Charles Leclerc.

Leclerc deve ingoiare l’amaro boccone di veder riportare la sua Rossa alla vittoria dal suo primo rivale, che ultimamente lo sta surclassando. Che la sua gara fosse destinata a un andamento in salita lo si sapeva dal momento in cui ieri ha deciso di applicare il tocco di acceleratore che lo ha spedito a muro. Ma i suoi sforzi sono stati resi vani da un problema tecnico alla trasmissione che lo ha costretto al ritiro nelle fasi finali della corsa. Il ritmo di Leclerc, tempi alla mano, non è però mai apparso esaltante, prima che accusasse il solito colpo di sfortuna fermandosi subito prima della VSC

Se la Ferrari è ritornata alla vittoria dopo quasi due anni di digiuno è anche merito del lavoro dietro le quinte di Hamilton, che ha lottato per dei cambiamenti che lo hanno rimesso in carreggiata. Voleva un nuovo ingegnere di pista, e con Carlo Santi ha costituto una coppia formidabile. Ha spinto per l’innovazione, e la SF-26 è nata audace. Ha voluto del materiale tecnico nelle sue corde e l’ha sfruttato al meglio. Ma Hamilton molto probabilmente a tutto questo non pensava, quando si mangiava furiosamente la pista curva per curva con la sua SF-26. 

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