F1. “Mi piacciono le macchine con un’anima”: Esteban Ocon esclusivo. E sul potenziale ritiro di Verstappen dice...

 F1. “Mi piacciono le macchine con un’anima”: Esteban Ocon esclusivo. E sul potenziale ritiro di Verstappen dice...
Pubblicità
L'inizio di stagione difficile con la Haas, il peso delle speculazioni sul suo futuro, la Formula 1 che vorrebbe: Esteban Ocon si racconta in un'intervista esclusiva rilasciata ad Automoto.it
19 giugno 2026

“Guarda la vista alle tue spalle. Mi dico sempre che potrebbe andare molto peggio”: è il porto di Montecarlo a fare da sfondo alla nostra conversazione con Esteban Ocon. Lo incontriamo nell’hospitality della Haas in un momento non semplice della sua carriera in Formula 1. Ed è il primo ad ammetterlo. “Ho avuto delle difficoltà. Ma il lavoro che stiamo portando avanti è quello giusto. E darà i suoi frutti, a un certo punto. Abbiamo avuto sfortuna, ma abbiamo ancora tante gare davanti, con l’opportunità di rifarmi”.

Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese

Le voci sui dissapori interni con il team principal Ayao Komatsu, esplose nel weekend in Canada, hanno avuto i loro strascichi. “Sono cose a cui cerco di non fare troppo caso. Ma se diventano così grandi, è giusto affrontarle. Internamente con Ayao sapevamo benissimo che fossero tutte stronzate nate da speculazioni, da persone che non seguono nemmeno da troppo vicino le corse. Quello a cui guarda la gente è la differenza di punti tra me e Ollie. A Miami eravamo vicini in termini di prestazione, e anche in Cina. In Giappone ero davanti io, così come in Australia fino alla Safety Car. Tutto quello che avrebbe potuto andare storto lato mio lo ha fatto”.

Sono speculazioni, queste, che “non fanno bene al team, che riceve critiche gratuite. Noi ci focalizziamo sull’obiettivo, e certe distrazioni sono solo rumore di fondo. È così anche per i miei sponsor, per la mia famiglia”. E i suoi cari sono una parte fondamentale del sistema che gli permette di isolarsi dal vociare esterno. “Per me la cosa più importante è sempre stata avere un ottimo entourage, con la mia famiglia, la mia fidanzata e chi mi supporta intorno a me. Crea delle fondamenta solide”.

“Dobbiamo essere in grado di dare il meglio ogni volta che scendiamo in pista. Non siamo come i boxeur o gli specialisti delle arti marziali che affrontano grandi pressioni una volta ogni anno e mezzo. A noi tocca 24 volte l’anno. Siamo il pezzo finale di un puzzle costituito da oltre 400 persone. Abbiamo un peso sulle spalle notevole, ma siamo stati scelti per essere qui. Non è sempre semplice, ma è il mio lavoro da pilota di Formula 1”. E questo compito Ocon tra luci e ombre lo assolve da quasi un decennio.

Cosa ne pensa un pilota della sua esperienza del nuovo corso tecnico della F1? “Sono un petrolhead, prima di tutto. Mi piacciono le macchine con un bel sound, l’odore della benzina e delle gomme. Mi piace guidare delle vetture con un’anima. È ancora così in F1, ma è molto diverso da una volta. Noi piloti non volevamo un motore così. Non penso che sia la direzione giusta, ma c’è consapevolezza e volontà di andare in una direzione più ragionevole”.

Se potesse guidare lui lo sviluppo del prossimo regolamento tecnico, Ocon sceglierebbe “un motore senza turbo, ad aspirazione naturale, un V8 o V10. Penso che i V8 siano stati i migliori propulsori in F1. Probabilmente con una cilindrata maggiore, non di 2.4, ma di 3.5 o 4 litri per raggiungere i 900 CV. E poi aggiungerei 100-150 CV con l’ibrido. Sarebbe un motore con più carattere”.

Se le normative fossero così, tutti impazzirebbero – dice con entusiasmo -. Sarebbe fantastico, anche per noi piloti. Non solo per il sound, ma anche per la dinamica di guida. Sono convinto che la F1 andrà verso quella direzione in futuro”. Ma l’avvenire è ancora distante, e c’è chi, come Max Verstappen, sembra essersi disamorato della F1. “Non se ne andrà – dice con grande sicurezza Ocon -. Chiaramente se dovessimo perdere un pilota così vincente per il regolamento tecnico sarebbe un problema. Ma non accadrà. Ci stanno ascoltando, e ci stiamo muovendo nella direzione giusta”.

“Credo che ci sia un consenso unanime nel riconoscere che le cose erano troppo complicate all’inizio dell’anno. E ci sono già stati degli interventi, il che è positivo”. Ma pure con i correttivi del caso secondo Ocon il pilota ha perso di centralità. “Inizialmente pensavo che avremmo potuto essere più furbi del sistema e trovare soluzioni diverse. Ma una volta settati i parametri, siamo dei passeggeri". È frustrante? "Sì, perché dobbiamo svolgere un gran lavoro con gli ingegneri. A me piace guidare, e ora mi sembra di essere più un ingegnere che un pilota. Da un lato, quando mi siedo in macchina ho la sensazione che il lavoro sia stato fatto, il che è positivo. Ma se qualcosa va storto, sei fregato per l’intera gara. È un bel problema”.

Sono i nuovi orizzonti che la F1 ha raggiunto nell’anno in cui Ocon taglierà il traguardo dei 30 anni. Dice di non voler festeggiare la nuova decade, ma di sentirsi ancora molto giovane. “Ho cominciato presto – riflette -. In altri sport, gli atleti raggiungono il loro culmine a 35 anni. Io non penso di esserci ancora arrivato. Ho ancora molto da imparare, da capire. Lo faccio ogni singolo giorno in questo sport. L’esperienza conta, ma non ci si può fare troppo affidamento. Le cose cambiano, evolvono. E dobbiamo farlo anche noi”. ll suo futuro era ancora un punto interrogativo, mentre guardava con una punta di gratitudine verso il suggestivo scenario di Monaco. Ed è ancora un’incognita anche oggi, a pochi mesi da quel traguardo che non vuole festeggiare.

Pubblicità